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Mantova, Ruocco racconta la sua rinascita: “Lo psicologo mi ha aiutato a fare pace con le mie fragilità”

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Angelo Zarra
Oggi alle 22:00Mantova
autore Angelo Zarra
06.10.2026 22:00Mantova
FotoTuttoB.com
© foto di Federico Serra

Dietro uno dei momenti migliori della carriera di Francesco Ruocco c’è un percorso che va molto oltre il campo. L’attaccante del Mantova, attraverso una lunga lettera pubblicata da Gianlucadimarzio.com, ha raccontato sacrifici, delusioni e fragilità che lo hanno accompagnato negli anni, fino alla scelta di affidarsi a uno psicologo. “Ho deciso di andare in terapia. Mi è servito tanto per guardare e abbracciare le mie fragilità, fare pace con alcuni pesi e ritrovare serenità”, ha raccontato Ruocco.

Nato a Napoli, Ruocco lasciò la città a soli dieci anni per entrare nel settore giovanile del Brescia. Con lui si trasferì tutta la famiglia. Un sacrificio che, negli anni, si trasformò anche in una responsabilità difficile da gestire. Dopo cinque stagioni arrivò l’esclusione dal Brescia: “Mi dissero che ero troppo piccolo e gracile. Volevo smettere. Pensavo ai sacrifici fatti dai miei genitori e vedevo il sogno svanire”. La ripartenza è passata dalla Giana Erminio e soprattutto dalla Torres, dove Ruocco ha ritrovato continuità e conosciuto Alessia, diventata poi sua moglie.

Anche l’inizio dell’esperienza al Mantova non è stato semplice. Nuovo trasferimento, infortuni e il peso di vedere ancora una volta una persona cara cambiare vita per seguirlo hanno riacceso paure e pensieri. È in quel momento che Ruocco ha deciso di chiedere aiuto: “Lo psicologo mi ha permesso di essere me stesso senza vergogna e di fare pace con quel peso che portavo da quando avevo dieci anni”. Fondamentale anche il sostegno della moglie e della famiglia.

Oggi il quadro è completamente diverso. “Mi sono costruito la mia serenità. Sto vivendo un grande momento con il Mantova, un club e una città che mi hanno aspettato e aiutato”. Ruocco non dimentica però da dove è partito. Il sogno più lontano resta quello di tornare un giorno nella sua Napoli indossando la maglia azzurra. Nel frattempo, può guardare il percorso compiuto con una consapevolezza nuova: “Quel bambino è diventato un uomo. È orgoglioso del suo viaggio”.

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