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ESCLUSIVA TB - Foschi: "Cavani? Prima della firma l'ho chiuso in albergo due giorni. Zamparini vulcanico, Preziosi esigente, Cairo sottovalutato. Non gufo nessuno, ma..."

31.03.2020 09:00 di Marco Lombardi  
Foschi
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In esclusiva per TuttoB.com, Rino Foschi, decano dei direttori sportivi, si è raccontato a trecentosessanta gradi.

Direttore, lei ha scoperto tanti talenti che poi si sono laureati Campioni del Mondo con la Nazionale azzurra (Toni, Barzagli, Grosso…). C’è un giocatore che avrebbe voluto ingaggiare, ma non è stato possibile?

“Chiellini! Era fatta… Ricordo come fosse oggi. Si giocava un Palermo-Livorno di Serie B e avevo già parlato con Spinelli. Vincemmo. Al triplice fischio avvicinai Giorgio. Lui era contento di venire. Purtroppo Moggi riuscì a soffiarmelo per 7 milioni. Andò alla Juve e noi andammo in Serie A. Ogni volta che ci siamo rivisti a Torino ne abbiamo parlato…”.

Cavani al Palermo il suo colpo più importante?

“Fu una sorpresa. Lo prendemmo in silenzio. Rammento che prima della firma lo chiusi in albergo due giorni. Sulle sue tracce c’era il Real Madrid… Al di là di Cavani, però, ho portato a Palermo anche Toni (preferì noi alla Lazio), Barzagli, Grosso, Amauri, Zaccardo, Barone… In precedenza ho avuto Signori e Sordo a Trento, Beppe Baresi a Modena, ma anche Frey, Oddo, Camoranesi, Mutu e Gilardino a Verona. Parliamo di grandissimi giocatori. Qualche anno fa ho portato Kessie a Cesena”.

L’allenatore più bravo che ha avuto alle sue dipendenze?

“Ne ho avuti tanti bravi… Fare un nome secco è difficile. Con Prandelli e Perotti ho vinto a Verona, con Guidolin a Palermo. Idem con Bisoli a Cesena. Direi però che il più completo di tutti è Guidolin. Riportò il Palermo in Serie A dopo un’assenza di 34 anni. E sempre con lui in panchina andammo in Europa e sfiorammo anche la qualificazione in Champions League”.

Nel corso della sua lunga carriera ha lavorato in piazze importanti e con grandi presidenti: un aggettivo per descrivere Zamparini, Preziosi e Cairo?

“Innanzitutto devo ringraziare Giambattista Pastorello, mio presidente ai tempi dell’Hellas. Quella fu una grande scuola. Un ciclo di 7 anni fantastici. Mi permise di arrivare preparato a Palermo, dove ho raggiunto l’apice della mia carriera. Zamparini è un personaggio vulcanico, che non sopporta di perdere. Per lui mi sono spostato da un continente all’altro. Kjaer e Sirigu a Palermo li ho portati io. Con Preziosi al Genoa, invece, c’è stato un tira e molla. Raggiungemmo una bella salvezza. Mi è dispiaciuto molto essermene andato. Il presidente conosce il calcio. Ne capisce. Ma è un tipo 'particolare'. Esigentissimo. E se non fai i numeri… Quanto a Cairo, è uomo elegante. Un manager importante. Magari un po’ sottovalutato. Al Toro ho fatto un mercato incredibile… È affascinante lavorare con presidenti di questo livello. Un mese fa ho ‘sfiorato’ Cellino: mi contattò per dargli una mano… Amo il mio lavoro e ammetto di essere un po’ megalomane”.

Ha un aneddoto da raccontarci?

“Nel 2008 perfezionai la cessione di Barzagli al Wolfsburg di Magath per 15 milioni. In quell’occasione ebbi il piacere di incontrare anche il presidente della Volkswagen, il colosso automobilistico tedesco proprietario del club della Bassa Sassonia. Cercavano un personaggio alla Luca Toni, che all’epoca militava nel Bayern Monaco. Ricordo che Andrea si trovava a Coverciano con Lippi e non voleva accettare il trasferimento. Ma poi riuscii a convincerlo”.

Più amareggiato per il fallimento del Palermo o per quello del Cesena, la squadra della sua città?

“Per entrambi. Cesena è casa mia. Stavo bene. Il primo anno siamo andati in A senza spendere niente. E in B ci siamo sempre salvati. Purtroppo non è bastato perché la situazione economica era disastrosa. A Palermo arrivai dopo 7 anni di Verona. Non nego che all’inizio ebbi qualche problemino. Ma presto mi innamorai della città. E l’anno scorso ho fatto il massimo, lavorando onestamente. Basti pensare che avevo un attivo di 20 milioni. Ho ripreso il club dagli inglesi, che non mi piacevano, e trovato un nuovo acquirente. Eravamo a un passo dalla Serie A quando il Tfn ci ha spedito in C per qualcosa che Zamparini aveva fatto tre anni prima. Ma nel momento in cui la Covisoc ha ritenuto regolare la nostra iscrizione al campionato, poi non puoi cambiare le regole in corsa per toglierci dalla lotta promozione. Senza nemmeno attendere l’esito del secondo grado di giudizio. È stata dura da accettare. Sono ancora 'convalescente'. Noi quel campionato dovevamo finirlo. Dopodichè avrebbero potuto punire Zamparini e infliggere una penalizzazione al Palermo. Meritavamo la Serie A. E invece ci hanno tolto tutto”.

Per un tipo vulcanico come lei non dev’essere facile vivere questo periodo di clausura forzata…

“Vivo malissimo il momento.  Mi dispiace per quello che sta accadendo. Ovviamente ora Il calcio passa in secondo piano. Prima invece seguivo tutte le partite. Anche perché, nonostante l’età, vorrei tornare in pista. La mia è una malattia e sono ancora pronto a macinare chilometri. Non gufo nessuno, sia chiaro, ma se mi capita l’occasione giusta state certi che non me la lascio scappare…”.  

Che ne pensa dell’ipotesi lanciata da Maurizio Stirpe, presidente del Frosinone, di spalmare la Serie B in due anni?  

“Mi pare una proposta di difficile attuazione. La B quest’anno è un bel campionato. Il Benevento merita assolutamente di salire in Serie A. Io mi auguro che la stagione possa riprendere, anche se non sarà più il campionato di prima… Ci saranno giocoforza contenti e scontenti. Il Frosinone ha costruito una grande squadra. È terzo. Egoisticamente capisco il presidente Stirpe. D’altro canto, però, sta succedendo un qualcosa senza precedenti. Per cui adesso la priorità è tutelare la salute pubblica e farsi carico di quelle persone che non hanno nemmeno i soldi per mangiare”.

Cadetteria fucina di talenti: quale il giovane più interessante?

“Maggiore dello Spezia è un giocatore di grande prospettiva. Deve crescere, ma ha qualità indiscutibili. Lo seguo da tempo. I liguri hanno 4-5 giovani molto bravi. Angelozzi ha lavorato bene. Un altro dal futuro assicurato in Serie A è Moncini, punta d’area che ho avuto a Cesena e con un fiuto del gol come pochi”.

 

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