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ESCLUSIVA TB - Calori: "Finale playoff ancora aperta, la pressione è tutta sul Verona ma il Citta non dovrà cullarsi sugli allori. Playout? Se dico quello che penso..."

01.06.2019 11:00 di Marco Lombardi   articolo letto 1925 volte
Calori
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

In vista del ritorno della finale playoff di Serie B tra Hellas Verona e Cittadella, TuttoB.com ha interpellato Alessandro Calori, ex tecnico tra le altre di Padova, Brescia, Novara e Trapani.

Mister, il Cittadella ha messo una seria ipoteca sulla promozione in Serie A. Ora al Verona servirà un’impresa per ribaltare il 2-0 dell’andata.

“Premesso che il Cittadella è la dimostrazione dell’organizzazione societaria, la sublimazione di un’idea di gioco che parte da lontano, ritengo che per l’Hellas recuperare il 2-0 non sarà affatto facile. Ma c’è ancora una partita e può succedere di tutto. Anche perché domani per il Verona si mobiliterà un’intera città. Il Cittadella, viceversa, non dovrà pensare di avere la promozione in pugno, sarebbe un errore imperdonabile”.

Al ‘Tombolato’ il Verona ha fatto la partita, ma ha trovato in Paleari un portiere insuperabile.

“Paleari ha disputato un campionato straordinario. Quest’anno ho avuto modo di seguirlo spesso da vicino e devo dire che è stato quasi sempre determinante. Ma sarebbe riduttivo esaltare solo il portiere, perché tutta la squadra ha fatto bene. Il Cittadella gioca con spensieratezza e ha una voglia matta di centrare un grande obiettivo”.

Il 2-0, in ogni caso, è parso oltremodo ingeneroso e penalizzante per gli scaligeri.

“Sì, perchè il Verona ha collezionato 2-3 nitide occasioni da gol che non è riuscito a capitalizzare e anche la sfortuna ci ha messo del suo, penso al palo di Laribi e alla traversa di Pazzini. Come ripeto sempre, per ottenere risultati importanti occorre anche essere assistiti da un pizzico di buona sorte”.

Quanto potrà incidere, domani, il fattore ‘Bentegodi’?

“La pressione ce l’ha tutta il Verona. I gialloblù hanno acciuffato i playoff solo all’ultima giornata, ma non avrebbero dovuto trovarsi così attardati in classifica, bensì quantomeno  in lotta per la promozione diretta. Adesso credo che i giochi non siano ancora fatti, tuttavia, ribadisco, una rimonta dell’Hellas è complicata”.

È davvero impossibile la coesistenza fra Di Carmine e Pazzini?

“Occorreva lavorarci su a inizio stagione, adesso non ha più senso. Parliamo di due attaccanti con caratteristiche simili, entrambi prediligono giocare dentro l’area, ma Di Carmine sa anche aggredire la profondità. L’esperimento può funzionare a partita in corso, altrimenti il rischio è quello di smarrire gli equilibri. Certo, non schierarli contemporaneamente è un peccato, perché si tratta di grandi giocatori, in grado di fare la differenza. Ma affinchè possano coesistere, tutta la squadra deve lavorare in funzione loro”.

Al ritorno il Verona dovrà inevitabilmente correre dei rischi, pur sapendo che il Cittadella è micidiale nelle ripartenze.

“Sì, è vero. I granata sono corti, compatti e ripartono molto bene con Diaw, che adesso è decisivo. Un valore aggiunto. Il ragazzo è mentalmente libero e ha fatto qualcosa come 5 gol in 6 partite. Ma loro sono bravi coralmente, hanno un’identità precisa e cercano sempre di imporre il gioco. Vivono un sogno e non vogliono lasciare nulla di intentato. Poi dispongono anche di individualità importanti: Moncini, che ha già realizzato la bellezza di 14 gol, Iori, il faro della squadra, colui che detta i tempi, dei terzini abili ad andare al cross, dei centrocampisti bravi negli inserimenti...”.

Il Cittadella ha acquisito le stimmate della grande squadra, forse meno bella ma più pragmatica e cinica.

“È una squadra molto concreta, che ha trovato un 'killer' come Moncini là davanti, in grado di integrarsi bene con Diaw e lo stesso Finotto. Sono tante le alternative. Da 3 anni arrivano ai playoff e certi risultati non vengono mai per caso. In più il direttore Marchetti è bravissimo a pescare anche nelle categorie inferiori giocatori motivati e consoni a quella realtà. Perchè non sta scritto da nessuna parte che per raggiungere traguardi importanti sono indispensabili i grandi nomi”.

Come si prepara una partita che vale un’intera stagione?

“Queste sono partite che si preparano da sole, non c’è bisogno di caricarle eccessivamente. Già l’atmosfera è elettrizzante e ti stimola a profondere il massimo impegno. Quindi meno carichi la gara, meno pensieri hai. L’obiettivo è ottimizzare una stagione in 90’. E in questi casi occorre prestare grande attenzione alle palle inattive, perchè quando in campo c’è tensione possono decidere la partita”.

Cambiamo argomento. Giusto disputare i playout?

“Una volta scattato il rompete le righe, a livello motivazionale non c’è più nulla. La decisione di giocare i playout a distanza di quasi un mese dal termine del campionato non sta né in cielo né in terra. Urge trovare una soluzione alternativa. Meglio però che non dica quello che penso, rischierei di essere pesante…”.

 

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