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Professionista in sette anni: Masahudu Alhassan, a Latina per sognare il grande calcio

Professionista in sette anni: Masahudu Alhassan, a Latina per sognare il grande calcio
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Redazione Milano
giovedì 20 marzo 2014, 13:00Latina

Imporsi in Italia non è mai facile. Ok, è vero che il livello del calcio nostrano si è abbassato, ma comunque è complicato arrivare dall’estero e dimostrare concretamente le qualità che si posseggono. Masahudu Alhassan, questo, lo sa benissimo: lui, ghanese di Tarkwa, esterno mancino classe 1992, pensate un po’: neanche lo faceva il calciatore in patria. Si dilettava a tirare calci qua e là, con gli amici, nel poco tempo libero che aveva. Nel 2007, la vita gli viene stravolta: si trasferisce a Rimini per motivi di studio, affidato a una famiglia romagnola; inizia a tirare i primi veri calci, il fisico lo supporta, il Rimini lo mette sotto contratto. Dal 2008 al 2010 veste il biancorosso, e suscita l’interesse del Genoa, che il 1’ dicembre del 2010 - giorno del suo 18’ compleanno - decide di tesserarlo. 

Due anni ancora, giusto due anni, e la super scalata verso il professionismo ad alti livelli si completa: 22 aprile 2012, a Marassi si gioca Genoa-Siena, il Grifone perde ma per Alhassan c’è la soddisfazione dell’esordio nel massimo campionato italiano. E’ il momento, quello, in cui la sua carriera ha la classica impennata, perché si accendono i riflettori su di lui e tante squadre italiane e straniere cercano di accaparrarsi quel ragazzone dalla grande grinta e dalla corsa fulminea.

Ci riesce il Novara, che nel 2012 lo mette sotto contratto e gli dà l’opportunità di crescere e fare esperienza nel campionato cadetto. In Piemonte, però, non tutto va come dovrebbe; diciotto le presenze stagionali, un gol (contro il Verona al Bentegodi), ma un po’ difficoltà nell’interpretare il ruolo di terzino sinistro impostogli da Aglietti; lui ha gamba, ha corsa, ha bisogno di spingere, sa come farlo, è più offensivo che difensivo, ha voglia di dimostrare quel talento che si esalta quando è schierato come esterno alto, quasi un’ala.

Quest’anno, a Latina, ci sta riuscendo. Arriva in terra pontina attraverso l’Udinese - che fa suo il cartellino dal Genoa nell’affare che porta Floro Flores in Liguria - e in nerazzurro, quest’anno, sta facendo vedere che ok, magari non sarà un goleador, ma di qualità e quantità ne ha abbastanza per essere una pedina preziosissima nello scacchiere tattico di Breda. Ne ha giocate 25 di partite finora, su 29: ne ha saltate due per squalifica, ne salterà un’altra, la prossima, contro il Modena, per il rosso subito sabato scorso nella sfortunata gara interna con il Trapani. Guarderà, dunque, i suoi compagni dalla tribuna, e chissà chi sceglierà Breda per sostituirlo. La sagacia del tecnico nerazzurro consentirà ai pontini di sopperire, in qualche modo, alla sua assenza, ma fidatevi: quando non c’è lui, in campo, la differenza si sente. Perché Alhassan corre, morde le caviglie, sa come incidere. Lui vuole la A, com’è logico che sia. Chissà che non riesca a centrarla con quello che sente sempre più il “suo” Latina.

Fonte Articolo di Alex Milone

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