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Da bomber di razza ad oggetto misterioso: lo strano caso di Gianmario Comi

Da bomber di razza ad oggetto misterioso: lo strano caso di Gianmario Comi TuttoB.com
© foto di Federico Gaetano
autore
Giuseppe Contangelo
martedì 6 maggio 2014, 14:00Lanciano

Mai dare nulla per scontato nel calcio: lo sport più bello al mondo ti può far passare dall’essere sulla bocca di tutti per le tue prestazioni superlative a uno qualunque in un battere di ciglio: provate a chiederlo a Gianmario Comi, classe 1992 considerato fino a qualche tempo fa uno dei giovani bomber più promettenti del panorama italiano e passato, nell’arco di due stagioni, ad essere oggetto misterioso in Serie B.

Pochi, forse nessuno, avrebbero immaginato tale involuzione soprattutto guardando la parabola di crescita di un ragazzo che nella Primavera nel Milan aveva collezionato più gol che presenze: 25 le reti in 23 partite dell’allora diciannovenne attaccante rossonero che con l’altro figlio d’arte Simone Andrea Ganz ha fatto le fortune di mister Dolcetti fino a qualche anno fa.

Le prestazioni nelle giovanili fecero lievitare il costo del suo cartellino (sempre a metà tra Milan e Torino) che fu prelevato a sorpresa dalla Reggina che si apprestava a disputare un altro faticoso campionato in cadetteria; Comi rispose subito a chi si domandava se il ragazzo fosse pronto per il calcio che conta in quanto, si sa, giocare con i coetanei è una cosa, avere il peso di una prima squadra in Serie B è un’altra.

La risposta fu data sul campo con quello che gli si chiedeva, perforare i portieri avversari, cosa che nella sua parentesi calabrese gli riuscì molto bene: furono, infatti, ben 12 le gioie personali nel campionato 2012/13 con gli amaranto che nonostante la controversa stagione riuscirono a raggiungere la salvezza. Le prodezze del centravanti piemontese conquistarono anche il CT dell’under 21 che lo convocò prima per un amichevole, più tardi per una gara valida per le qualificazioni agli Europei di categoria.

Intanto in quella estate il Novara lo riportò nella sua terra con la speranza di trovare in lui il nuovo idolo che facesse esaltare una tifoseria non proprio con il morale alle stelle; mai nessuno, invece,  avrebbe immaginato che proprio da li sarebbe iniziato un lento declino : un gol in 11 presenze è un bottino troppo magro per uno che aveva addosso l’etichetta di bomber e così la parentesi tra le fila rossocrociate dura solo 6 mesi con il nuovo trasferimento al Lanciano, a sua volta in piena lotta play-off.

Il cambiamento di aria non serve a molto, tuttavia, perché quelle reti che prima venivano quasi spontaneamente, ora non riescono neanche mettendoci tutto l’impegno possibile e immaginabile con l’unica esultanza in maglia rossonera che rimane quella del Biondi nella sfida con il Cesena pareggiata 1-1.

Tutto il resto si può riassumere in una girandola di sostituzioni con le 10 presenze nella nuova squadra che vanno divise tra subentri dalla panchina e uscite dal campo dopo performance non proprio esaltanti; eppure tutti i presupposti, dal club che si batteva per le posizioni medio-alte del campionato cadetto al tecnico Baroni che con i giovani ha sempre lavorato fino ad arrivare al fatto che  Mammarella e Piccolo di cross in area ne mettono molti per un ariete come lui, facevano credere che nella nuova avventura potessimo apprezzare nuovamente il Comi che tutti conoscevamo e che tutti volevamo rivedere.

Invece i supporter del Lanciano si chiedono ancora che fine abbia fatto il giocatore che la loro società ha arruolato tra le proprie fila sicura di dare al gioco della squadra quella finalizzazione che mancava nella rosa abruzzese.

Dal canto suo Gianmario appare sempre più demotivato ogni volta che mette piede in campo perché due sole reti  in un’intera annata appaiono poca roba anche per l’ultimo panchinaro di turno e, probabilmente, lui stesso non vede l’ora che questa stagione giunga al termine per cercare di ritrovarsi e tornare quello dei bei tempi. Troppa esaltazione, lo sguardo attento dai quartieri alti del Milan o più semplicemente l’inesperienza di un ventiduenne: possono essere molti i motivi dell’involuzione subita dall’attaccante nell’arco di pochissimo tempo ma, sicuri che gli osservatori in passato ci abbiano visto bene, aspettiamo tutti con ansia il ritorno di quel gigante immarcabile per tutte le retroguardie avversarie.