Juve Stabia, Scognamiglio da ultrà a capitano
Dalla curva al campo, da ultrà a capitano. Quando gli chiedevano cosa avrebbe voluto fare da grande, lui rispondeva deciso: «Il calciatore». Meglio ancora se a Castellammare. E' Gennaro Scognamiglio l'unico stabiese della rosa di Braglia, uno che lo Stabia ce l'ha tatuato nel cuore.«Da piccolo ero sempre al Menti, e pensavo: chissà , magari un giorno sarò anche io in campo».
Scognamiglio, quel giorno è arrivato un anno fa, in tempo per essere protagonista della promozione in B.
«La prima Juve Stabia che mi fece innamorare e disperare era quella di Menolascina e Fontana. Giocava in C1 e lo stadio era sempre una bolgia. Avevo 11 anni: ricordo che piansi quando perdemmo la finale per la serie B ad Avellino».
Dodici anni dopo, il riscatto. Li chiamano segni del destino.
«Già , io ero in campo a dare il mio contributo per cancellare quella delusione contro il Savoia».
E ironia della sorte, lei ha iniziato proprio a Torre Annunziata.
«Infatti, la mia carriera è stata una serie incredibile di coincidenze».
Di recente anche con un bel po' di sfortuna con questo lungo infortunio.
«La sfortuna? Quella non manca mai, l'importante è avere fiducia e determinazione. Prima o poi ci si rialza e il tunnel finisce».
Quindi l'infortunio è alle spalle?
«Questa settimana rientro in gruppo, il peggio sembra passato, ora dobbiamo vedere come reagisce la gamba. Almeno ho recuperato la forma».
Tre mesi sono lunghissimi.
«Un'eternità per chi è costretto a guardare il calcio dalla tribuna. Che sofferenza, ho attraversato periodi brutti, anche perchè ogni volta i tempi di recupero si allungavano sempre di più. Pensavamo fosse uno stiramento, poi abbiamo capito che era uno strappo, un calvario nel mio momento migliore».
Da «esubero» nel Crotone a protagonista nella Juve Stabia. Poi, titolare al centro della difesa e capitano per acclamazione nello spogliatoio. Persino in rampa di lancio sul mercato invernale, con il Chievo interessato all'affare. Girava tutto bene.
«Invece quel maledetto 21 gennaio a Verona mi sono sentito crollare il mondo addosso».
E' stato il momento peggiore della sua carriera?
"Poteva diventarlo, ma per fortuna mi ha sostenuto l'affetto della squadra, quello della società e quello di Braglia, che mi ha portato in ritiro anche da infortunato. Questo significa vivere e lavorare in una grande famiglia: questa è la forza della Juve Stabia».
Una forza che in campo si traduce in 14 vittorie e 11 pareggi. Qualcosa che alla vigilia nessuno avrebbe osato immaginare.
«Sinceramente no. Però questo non vuol dire che siamo semplicemente davanti a una annata dove tutto gira nel verso giusto. Abituatevi a vedere questo Stabia, perchè qui c'è una programmazione seria: imprenditoriale e tecnica».
Braglia ci ha confessato che resterà . E lei?
«Ho ancora un anno di contratto, ma in estate spero di rinnovare. Sento che sarà un anno straordinario, anche perchè porterò Maria Teresa sull'altare. E allora, sa, cambierà tutto».
Insomma, è pronto ad incatenarsi alla porta dello spogliatoio pur di restare in gialloblù?
«Se serve, lo farò. A Castellammare c'è il clima giusto, la passione vera. Qui il calcio rappresenta un pezzo di storia e poi costruire qualcosa di positivo per la mia città mi rende orgoglioso. Farei tutto per Castellammare».
Anche costringere i suoi compagni a prendere casa?
«Confesso, lo ho fatto. Ognuno che arrivava si sistemava in Penisola Sorrentina, ora non è più così. Chi ha ascoltato il mio consiglio ha capito che vivere qui è fantastico, sentire la passione della gente dà la carica. Mi hanno ringraziato in molti: Danucci, Molinari, Raimondi, tanto per fare qualche nome».
Torniamo al calcio, tornerà in campo prima della fine del campionato?
«Lo spero, anzi, lo prometto. E sono certo che farò ancora gol, come quello decisivo nel match vinto contro il Vicenza. Però spero che stavolta gli altoparlanti del Menti funzionino. Io non sono Marco Sau che fa gol ogni gara, a me capita di rado, quindi stavolta voglio capire che effetto fa sentire il mio nome urlato nei megafoni».


