Vicenza, Rigoni: "L'anno migliore"
Di questo passo tornerà ad essere l'uomo-mercato che è stato quando ci si era buttato a capofitto il Palermo: Nicola Rigoni è il biancorosso forse più in forma e s'è ritagliato un posto da titolare impreziosito da ben quattro gol. Ma le cose purtroppo non vanno altrettanto bene per la squadra. Brutto inizio d'anno: solo un pari in tre gare e la sconfitta di Modena col Sassuolo pesante anche nel punteggio. «Se andava dentro il tiro di Paolucci si poteva dare una svolta alla partita, poi quel gol preso su punizione ci ha un po' tagliato le gambe e nella ripresa abbiamo sbagliato tutto e meritato la sconfitta». Lei invece è in un gran momento, che coincide con il fresco rinnovo del contratto fino al 2015. «Sto vivendo una bella stagione, sono soddisfatto di me stesso, anche se al primo posto vengono sempre gli interessi della squadra e poi quelli personali. Il rinnovo è stato voluto dalla società che all'inizio del nuovo anno ha chiamato il mio agente e gli ha comunicato appunto l'intenzione di allungare il mio contratto e in due giorni abbiamo trovato l'accordo. Sono contento e orgoglioso della fiducia che mi ha dimostrato questa società che spero di ripagare nel migliore dei modi». Sembra tornato quello che aveva raggiunto la serie A a Palermo: forse troppo presto? «Mah, non lo so, certo l'anno scorso sono arrivato in un ambiente forse più grande di me, sapevo dall'inizio che lo spazio sarebbe stato ridotto ma in quelle poche partite che ho giocato ho sempre cercato di dare il meglio, soprattutto in Europa League in cui ho disputato tutte le partite». Però poi... «Il Palermo ha fatto altre scelte e sono tornato a Vicenza, ma non è stato motivo di delusione e non giudico per questo un fallimento i miei sei mesi in Sicilia». Il Rigoni di oggi è il migliore mai visto a Vicenza. «È anche il primo anno in cui sto giocando con continuità, mi pare 18 partite su 23 e probabilmente anche questo mi aiuta a maturare, più gioco più acquisto fiducia nei miei mezzi. Poi devo dire che il tecnico, che ha disposizione giocatori di qualità, mi sta dando molta fiducia pur essendo io ancora giovane e sono contentissimo». Ha saputo conquistarsi spazio grazie alla continuità di rendimento che prima non aveva. «Credo che il centrocampo sia il reparto in cui c'è più competizione perché c'era Rossi che è un nazionale under 21 e ci sono Botta, di cui tutti conoscono le qualità, un uomo esperto come Soligo, Paro che ha giocato in serie A...
non era facile, ho sfruttato le occasioni che mi ha dato l'allenatore e penso di averle colte». Bravissimo a segnare già 4 gol, ma che sia lei, un centrocampista, il vicecapocannoniere dopo Abbruscato dice che lì davanti qualcosa non funziona a dovere, no? «Non riusciamo a concretizzare, sono numeri che sembrano dar torto agli altri nostri attaccanti, che però svolgono un compito importante. Magari lasciamo il compito di finalizzare più a Elvis e loro si sacrificano in un lavoro a vantaggio della squadra, anche rincorrendo gli avversari quando avviano l'azione. Non è un problema di chi fa gol ma semmai di concretizzare di più, appunto». Le tre partite in casa su quattro all'inizio dell'anno avevano fatto pensare ad un possibile salto di qualità, invece... «Dopo la sosta noi speravamo di continuare nella scia di quello che eravamo stati capaci di fare fino alla partita di Bari. Non era facile perché dopo 20 giorni non sai mai come sarà la ripresa, non è andata come speravamo ma all'opposto, nel senso che abbiamo perso tre occasioni per far punti, ora pensiamo alla partita di sabato». È tempo di guardarsi di nuovo le spalle? «Il nostro obiettivo è sempre rimasto quello di arrivare prima possibile alla quota-salvezza e a maggior ragione lo è adesso che si sono ridotti i punti di margine sulla zona playout, anche perché dietro ci sono squadre come il Livorno che ad inizio stagione avevano altri traguardi e che prima o poi verranno fuori perché hanno una rosa di qualità, ma noi siamo convinti che ce la faremo, dobbiamo farcela». Cos'è cambiato da dicembre a oggi? «Forse siamo rientrati dopo la sosta con un'altra mentalità, non quella della squadra che aveva 3 punti e doveva rincorrere ma della squadra che ne aveva 26 e che gli avversari dovevano temere. Invece adesso siamo di nuovo su trend negativi e quindi dobbiamo tornare ad essere la squadra che eravamo all'arrivo di mister Cagni». Magari avete anche pagato lo sforzo della rincorsa per risalire rapidamente la classifica. «Può essere che abbiamo accusato questo dispendio di energie anche sul piamo nervoso però può capitare in una partita, adesso ne abbiamo già fatte tre così per cui bisogna dare una svolta». Guardando la classifica come la vede? «Le squadre sotto si sono avvicinate, ma abbiamo pur sempre 26 punti, che non sono da buttare. Ora abbiamo tre partite in una settimana che possono rappresentare una bella occasione per rifarci se ne approfittiamo per far punti. Diciamo che abbiamo due scontri diretti in casa (Ascoli e Cittadella, ndr) che dobbiamo sfruttare al meglio». Che cosa serve più di tutto al Vicenza in questo momento? «Ritornare alla mentalità di prima».


