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Torino, Stevanovic: "Sono un po'matto ma Ventura mi capisce"

Torino, Stevanovic: "Sono un po'matto ma Ventura mi capisce" TuttoB.com
© foto di Federico De Luca
autore
Federico Errante
mercoledì 17 agosto 2011, 20:03Le interviste

Lanciato da Mourinho, scomparso con Lerda e ripescato da Ventura. Più che un percorso di crescita, la vita calcistica di Alen Stevanovic assomiglia ad una montagna russa fuori controllo. Alti e bassi, accelerate e frenate, capovolgimenti e fughe: in un anno di Toro il talento serbo in comproprietà con l'Inter non si è fatto mancare nulla. «Ma la colpa di questi casini era solo mia - ammette il 20enne dal fisico bestiale e dal sorriso alla Gianburrasca -. Pensavo di avere sempre ragione e ho fatto cose stupide fuori e dentro il campo». Dal debutto in serie A contro il Siena nel gennaio 2010 alla tribuna fissa in B, passando per un prestito semestrale al Toronto in Canada fino al ritorno sotto la Mole. «Arrivavo dalla squadra campione d'Europa - riflette Stevanovic - e pensavo troppo quando invece dovevo solo giocare: ora ho capito, ho cambiato atteggiamento. L'errore è stato quello di non ascoltare i compagni che cercavano di darmi consigli utili. E poi ero depresso: vivevo da solo, in periferia a Torino, e non giocavo mai. Adesso cerco casa in centro, esco con i ragazzi dello spogliatoio e non protesto più: sono felice e sto bene».

Quella che sembrava una bella speranza nata nei primi giorni di Sappada («Stevanovic è cambiato», diceva il suo tutore Giacomo Ferri), si è trasformata in una certezza. Il «cavallo pazzo» del Toro è ormai titolare sulla fascia destra nel 4-2-4 di Ventura (sabato col Lumezzane ha giocato per la prima volta tutta la partita dopo 10 apparizioni nel Toro di Lerda) e ha capito che non può perdere un'altra stagione dietro alle sue follie. «Ora ho fiducia in me stesso - spiega - e devo tenere questa voglia sempre». Lui ha trasformato i suoi atteggiamenti, ma ha trovato nel tecnico la sponda per diventare il «nuovo» Steva. «Il mister è più aperto di Lerda - commenta - e mi dice sempre dove sbaglio e cosa devo imparare». Quello che non è riuscito a Mourinho, l'ha fatto Ventura portandolo dalla fascia sinistra a quella destra. «Lui è più bravo sulla tattica - confronta - perché Mou non è un tecnico italiano e preferisce lavorare sulla psiche, sulle motivazioni. In questo Toro ho capito come devo muovermi e non parlo più: ho sempre avuto problemi con gli allenatori, purtroppo sono un po' matto».

Per informazioni chiedere al ct dell'Under 21 serba Jankovic che voleva convocarlo («Non ho risposto al telefono», ammette Stevanovic), oppure alla Federcalcio svizzera che l'ha cercato due anni fa. «Sono nato a Zurigo - spiega - ma sono cresciuto in Serbia con i miei zii a 30 km da Belgrado. Mia mamma è serba ma vive in Svizzera da 24 anni, mentre mio padre è musulmano-bosniaco ma non l'ho mai conosciuto. Io ho sempre giocato in patria e non me la sentivo di restare in Svizzera per 5-6 stagioni di fila». Ha cercato fortuna all'estero (provini in Grecia e in Italia, anche al Toro nel gennaio 2008), visto che alle squadre di Belgrado ha sempre opposto il suo no. «Mi volevano Partizan e Stella Rossa fin da bambino - dice -, ma io non volevo finire in un meccanismo dove venivo considerato come merce per far soldi. Per questo sono andato in terza divisione al Radnicki Obrenovac dai 15 ai 17 anni ed ho aspettato il mio momento». Che è arrivato nel febbraio 2009 grazie alla Primavera dell'Inter e alla successiva chiamata di Mourinho in prima squadra. «Cinque mesi bellissimi - ricorda Stevanovic - e dire che prima volevano cacciarmi perché avevo fatto casini in un derby primavera. Ma il calcio è strano». E, a volte, regala una seconda chance.

Fonte lastampa.it

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