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Spezia, Spalenza: "Bello il calcio che conta, ma diamo modelli veri ai giovani"

Spezia, Spalenza: "Bello il calcio che conta, ma diamo modelli veri ai giovani" TuttoB.com
© foto di Ninni Cannella/TuttoLegaPro.com
autore
Federico Errante
venerdì 8 giugno 2012, 08:27Le interviste

"E' cambiato veramente tutto lo scenario. La categoria è la cosa più importante, diciamo che siamo nel calcio vero, quello che ti porta alle soglie del paradiso".

Toccare con mano quel mondo sempre meno fatato, eppure vagheggiato da generazioni di calciatori, dirigenti, presidente. E' il pianeta calcio, quello che oggi va a braccetto con la politica, della quale è specchio riflesso, in modo chiaro ed inequivocabile. Che fa uscire di testa i critici della prima ora, che delude chi ha vissuto un po' sulla luna e adesso scopre che i miti sono un'altra cosa e il calcio è pur sempre un gioco, ma rappresenta un'industria che macina. Soldi e persone.

Sono trascorsi sedici mesi da quando Beppe Spalenza è salito sul ponte di comando: chiamato da Gabriele Volpi a sistemare un giocattolo che nel frattempo è cresciuto esponenzialmente e che con le vittorie è diventato una cosa seria. Adesso arriva la serie B, una nuova elettrizzante esperienza ma, in mezzo, è successo un po' di tutto: il triplete è solo l'appendice finale di un percorso irto di ostacoli, fra inesperienze e contestazioni, fra calcioscommesse e pieghe di un sistema che non può andare avanti così ancora per molto.

Ma siccome "così è se vi pare", c'è da pensare, pragmaticamente, alla nuova stagione: "E' stimolante - ammette Spalenza - in queste prime settimane sono venuto a contatto con persone che fino a poco tempo fa potevo soltanto vedere in televisione. E' una crescita personale e professionale ma è indubbio che il primo approccio col calcio che conta, è stato forte. Si parla di calcioscommesse e di calciatori da acquistare e non basta informarsi sul loro passato: oramai, per molti ma fortunatamente non per tutti, bisogna fare riflessioni ancor più profonde".

Il caso Carobbio rappresenta forse una delle lezioni più severe della vecchia stagione. Indimenticabile, per la gravità di quanto successo, anche se lo Spezia non c'entra.

"Di fatto, se questi sono i presupposti, non si può mai star tranquilli. In questi mesi siamo stati coinvolti in questa storia marginalmente, con Carobbio ma anche per Comazzi, Mastronunzio e Fissore. Qualche giorno fa mi trovavo a Roma per lavoro, sono passato a trovare il nostro avvocato Enrico Angelini che si trovava al Foro Italico e ho avuto modo di vedere quel ragazzo, Sbaffo. Ha solo vent'anni, è giovane e probabilmente talentuoso, dovrà rimanere fuori per diciotto mesi, non potendo più avere nemmeno relazioni con i compagni. La sua ingenuità lo ha tradito, e magari si ritrova con investimenti fatti per una casa o per qualche altra cosa, che finiscono nel nulla".

Come si fa ad uscire da questo corto-circuito dove tutti fanno quello che vogliono in barba alle leggi ma anche ai tifosi che magari spendono i loro risparmi a seguire coetanei che manipolano le partite guadagnandoci?

"Io penso che i calciatori debbano essere più sereni ma sto vedendo cose incredibili in questi giorni: giovani di soli 18 anni che guadagnano già troppi soldi, hanno contratti come fossero dirigenti di banca. Credo che in questo noi amministratori della società abbiamo responsabilità e dobbiamo tutti farci un esame di coscienza".

Il calcio e la politica mai come oggi sono assimilabili. La gente è delusa da due sistemi autoreferenziali e se nel gergo politico si è parlato di casta, non è che nel calcio si va troppo lontano.

"Ci sono giovani avvocati, che hanno studiato una vita e si ritrovano per anni a far tirocini non pagati: devono tirare la cinghia per sostenersi, devono rinunciare alla loro indipendenza perché non basta quello che guadagnano. E lo stesso vale per operai che passano la giornata in fabbrica o magari che si apre un ristorante e non ce la fa. Tutto questo per dire che si sta esagerando".

E' stato un anno complicatissimo ma vincente. Più difficile rapportarsi con i tifosi, con la stampa o coi procuratori?

"Ognuno fa il suo lavoro, basta che ci sia trasparenza e rispetto reciproco. Una società, un amministratore delegato ha il dovere di prendere delle decisioni, ancor più pesanti se gestisci i soldi di un'altra persona. Si sceglie per l'esperienza che si ha, si cerca di lavorare, mentre a volte vedo soprattutto la voglia di sfida, senza traguardi, solo per il gusto di battaglia".

Proiettiamoci nella nuova annata, iniziando a parlare di variazioni alle strutture. L'area hospitality subirà una mini-rivoluzione per permettere un servizio migliore, vista la ribalta televisiva nazionale.

"Cambieremo diverse cose, le tre televisioni titolari dei cosiddetti diritti primari avranno un loro spazio all'interno della struttura esistente. La mixed zone invece sarà collocata in un altro box che costruiremo nella zona dei parcheggi della società: sarà comunque una struttura al chiuso, dotata di tutte le esigenze che una zona mista richiede".

Capitolo stadio. La scorsa settimana si è tenuto un incontro con il neo-assessore allo sport Patrizia Saccone. Com'è andata?

"E' stato un colloquio conoscitivo ma abbiamo parlato anche del Picco e ribadiamo che se ci sarà un intervento sarà fatto in modo serio e duraturo. Ho apprezzato però la volontà dell'assessore di dotare tutte le società sportive spezzine di una casa, anche in condivisione. E' forse la prospettiva più importante: in un momento in cui i soldi mancano in tutto il tessuto della società, bisognerebbe mettere da parte i dualismi e fare sistema".

Una lunga riunione sulla giovanile per risolvere qualche frizione interna, determinare le novità e soprattutto ragionare sulla possibile costruzione di una squadra Berretti da affiancare alla Primavera. Possibilità che sembra però venir meno.

"Ieri con Ricci, Vinazzani e Gladis Conti abbiamo definito gli aspetti generali. Probabilmente non si farà la Berretti per ragioni di opportunità: c'è una buona base di ragazzi dai quali ripartire ai quali si aggiungeranno altri. D'altro canto pochissime sono le società anche di serie A che scelgono di presentare due squadre".

Etica del lavoro, educazione, rispetto per la comunità che ti ospita. Da bresciano, popolo di lavoratori come pochi, è possibile tradurre in realtà il Codice Etico che anche la Lega di B ha recentemente adottato?

"Si deve partire dai bambini. Lo sport è sociale, i valori aiutano le famiglie a tenere i loro ragazzi lontani dalla droga, dalla dissolutezza. E' un concetto che va oltre la prima squadra, che supera i risultati sportivi. E' vita di tutti".

Più difficile rapportarsi con i tifosi, con la stampa o coi procuratori?

Ognuno fa il suo lavoro, basta che ci sia trasparenza e rispetto reciproco. Una società, un amministratore delegato ha il dovere di prendere delle decisioni, ancor più pesanti se gestisci i soldi di un'altra persona. Si sceglie per l'esperienza che si ha, si cerca di lavorare, mentre a volte vedo soprattutto la voglia di sfida, senza traguardi, solo per il gusto di battaglia".

Fonte cittadellaspezia.com

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