Menu Primo pianoCalciomercatoIntervisteEsclusive TBCalendari
Eventi LiveMobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie B arezzoascoliavellinobeneventocarraresecatanzarocesenacremoneseempolihellas veronajuve stabiamantovamodenapadovapalermopisasampdoriasudtirolvicenzavirtus entella
TMW Scommesse

Serie Bwin. "La cadetteria incoraggia i giovani. Immobile ed Insigne tra i migliori"

Serie Bwin. "La cadetteria incoraggia i giovani. Immobile ed Insigne tra i migliori" TuttoB.com
© foto di Nicolo' Zangirolami/Image Sport
autore
Federico Errante
lunedì 28 novembre 2011, 15:25Le interviste

Generazioneditalenti.com ha parlato con chi di giovani e calcio giovanile se ne intende davvero. Dall’Under 16 all’Under 20, Massimo Piscedda ha esperienza di commissario tecnico in quasi tutte le Nazionali giovanili. Ora è alla guida della “B-Italia”, la rappresentativa under 21 di serie B. Gentilmente concessosi ai nostri microfoni, Piscedda ha messo la sua competenza e perizia a nostra disposizione.

In serie A per la prima volta gli italiani sono passati in minoranza. Il dato che preoccupa di più riguarda i debuttanti: debutta un giovane italiano ogni quattro stranieri. A cosa è dovuta questa rivoluzione?

«Più che rivoluzione la chiamerei involuzione. Sicuramente una sconfitta perché secondo me talenti italiani ce ne sono e vanno aiutati e soprattutto incoraggiati. È chiaro che di stranieri ce ne sono di bravissimi in una minima parte, di bravi in un’altra piccola parte, ma tutto il resto è alla portata dei giocatori italiani, quindi credo che sia soprattutto un discorso di compravendita, di plusvalenze, ma non credo sia un discorso tecnico».

La serie B invece va in controtendenza: sono raddoppiati i minuti giocati dai giovani under 21. Con un parallelo incremento dei gol segnati…

«La serie B da due anni a questa parte, da quando c’è il presidente Abodi ha chiaramente ribaltato la situazione, credendo molto in un modello giovane. Il campionato di B propone proprio questo, dei giocatori giovani che automaticamente abbattono anche i costi per le società. È la riprova che si può fare calcio coi giovani. Chiaramente stiamo parlando di giovani bravi, non di giovani in quanto tali».

Ha parlato di abbattere i costi: forse, sfatando un luogo comune, la B dimostra che puntare sui giovani è conveniente anche dal punto di vista economico, soprattutto per quanto riguarda il monte ingaggi?

«Sì, il giovane ti permettere di abbattere i costi, perlomeno nei primissimi anni, e di poter sostenere un progetto, per le società che lo possono affrontare. Negli ultimi due anni, avendo una totale indipendenza, la serie B sta dimostrando che il calcio si può fare anche senza spendere tantissimo denaro».

La conferma di questa attenzione ai calciatori in erba arriva dalle nazionali giovanili, che, dall’Under 17 all’Under 21, hanno fatto il pieno attingendo dalla B. Ferrara dalla cadetteria ne ha pescati ben 12…

«Io mi sento di far parte della Lega di B, e quindi sono contentissimo che le nazionali giovanili riescano ad attingere da un campionato come quello di B. È la prova che il presidente e tutta la Lega di B stanno lavorando bene. Io spero che le cose migliorino sempre e che tutti i ragazzi meritevoli abbiamo la possibilità di mettersi in evidenza, senza essere pregiudicati da stranieri che non sono all’altezza».

Probabilmente, la B ha trovato il giusto mix tra giovani fatti in casa, provenienti dai vivai, e giovani provenienti dai club di massima serie, che qui vengono valorizzati.

«Certo. Ma le società di B, a parte valorizzare i giovani di altri club, dovrebbero puntare di più sui propri vivai. Credo che la serie B debba avere un’identità perché ci sono città importanti che la compongono, non essere un grande magazzino per le grosse società che qui mandano i propri giovani. È chiaro che il campionato di B è formativo al cento per cento, però le società devono tirar fuori i giovani dalle squadre che compongono la cadetteria».

È anche vero che quando un giovane riesce ad emergere, come El Shaarawy, una volta approdato a un grande club rischia di trovare poco spazio.

«È chiaro che se vai al Milan, dove ci sono grandissimi campioni, c’è la possibilità di trovare poco spazio. Se El Shaarawy invece di andare al Milan fosse andato al Siena, dove è andato Destro, avrebbe giocato di più. Ci sono club dove è difficile trovare spazi perché ci sono campioni del mondo, quindi un giovane, a meno che non sia un fuoriclasse, fatica ad avere spazio. Però di Milan ce n’è uno, di società così ce ne sono un paio in serie A, in tutte le altre El Shaarawy potrebbe giocare tranquillamente».

Però è anche vero che in un club della caratura del Barcellona, i giovani vengono “sfornati” e trovano subito spazio, anche in competizioni come la Champions…

«Assolutamente, ma lì è tutta un’altra cultura. Troppo, troppo avanti a noi. Loro vedono il calcio molto diversamente, quindi è inutile fare paragoni che in questo momento non reggono: sono distanti anni luce da noi».

In serie B non ci sono norme che obbligano di schierare gli under 21, però la Lega incentiva le società a impiegare i giovani con dei contributi.

«Sì, anche questo è un fatto positivo. Ma io credo che in un campionato importante come la B, non si schierano i giovani per prendere dei contributi, ma perché ti servono, giocano i giovani bravi. È chiaro che poi la Lega dà un contributo per la valorizzazione del talento e questo ci può stare, ma non credo che le società puntino sui giovani perché hanno un contributo, questo lo escludo categoricamente».

Ma tra i tanti giovani della serie B, chi la sta impressionando?

«I giovani del Pescara stanno sicuramente facendo bene, perché hanno un allenatore (Zeman, ndr) che li porta a esprimersi al massimo. Direi Insigne, lo stesso Immobile, i giocatori che vanno per la maggiore sono questi».

Adesso parliamo della sua B-Italia. Con quali obiettivi è nata questa rappresentativa?

«L’obiettivo era quello di avere una rappresentativa di questa categoria, quindi una Nazionale di serie B. È chiaro che va di pari passo con l’Under 21, che rimane la competizione più importante a livello europeo, e noi gli siamo di supporto. La priorità è sicuramente di Ciro Ferrara. Io lavoro coi giovani da tantissimi anni, li conosco tutti e posso dirle per certo che non ci sono fuoriclasse che possano decidere da soli una partita, quindi per me i giovani sono tutti uguali e tutti prima o poi devono avere la possibilità di essere visti. E io ritengo che oltre tutti quelli dell’Under 21, ci sono tantissimi altri giovani che possono essere messi in evidenza. Questa nazionale è nata soprattutto con questo scopo».

Punta a dare visibilità, ma vincere fa sempre bene: finora solo successi…

«Sì, ma prima o poi si perde, meglio il più tardi possibile ovviamente. Questo sport è bello perché non puoi sempre vincere, prima o poi perderà anche il Barcellona, perdono tutti. Anche perché perdere fa bene, è salutare. Però, più tardi possibile. L’importante è che noi diamo la possibilità ai ragazzi di crescere e maturare: se riesci a far questo, non hai mai perso».

Il sogno del presidente Abodi è quello di fare un torneo fra le rappresentative cadette a livello continentale?

«Io spero di sì, il progetto è quello. Un’idea affascinante, conoscendo il presidente Abodi, se dipendesse solo da lui, già si sarebbe fatto. Il problema è che fare un torneo continentale dipende anche da altre leghe. Ma credo che i buonissimi rapporti che lui ha con le altre leghe possano far pensare positivo».

Fonte Danilo Mancuso

Altre notizie Le interviste