REGGINA, e se il problema fosse Foti?
Ennesimo cambio in panchina, ennesima delusione ed ennesima speranza di ripartire verso un riscatto. La Reggina ha chiamato al suo capezzale Roberto Breda, il terzo tecnico di una stagione francamente orribile, nata male e che si spera non finisca peggio. Già è proprio questo l'obiettivo che tutti i tifosi si auspicano, non vedere la tragica caduta in terza serie, dalla quale la Reggina manca da 15 anni. Non è il momento di pensare a queste nefaste eventualità, adesso Breda deve portare questa squadra malandata fuori da una classifica pessima.
Chi è Roberto Breda? E' un ex calciatore di carisma e grande passione per il proprio lavoro, forse quello che manca in questa accozzaglia di giocatori che vestono la maglia amaranto. Da tre anni guida la squadra Primavera, in attesa del suo grande salto su una panchina come prima guida. Il suo lavoro tra i giovani amaranto è sicuramente stato egregio e anche in questa stagione stava andando molto bene. Ottimi i risultati ottenuti, ai limiti delle migliori formazioni giovanili, sia in campionato che nel torneo di Viareggio. Sopratutto ottimo l'apporto in termini di calciatori dati alla prima squadra, come Adejo, i fratelli Viola, Camilleri e compagnia, forse stritolati dalla crisi tecnica che attanaglia la società amaranto. Un tecnico che stava crescendo insieme ai suoi giovani. E' inutile nasconderlo, ma per lui è un compito imbrobo poichè dovrà salvare un armata Brancaleone, dove si vedono più difetti che pregi. Dovrà dare un'anima a questa formazione, dovrà far capire a molti giocatori amaranto che indossano una maglia importante che significa molto per questa città. Non saranno necessari esperimenti e alchimie particolari, ma far capire a un branco confusionario e svogliato che devono guadagnarsi la pagnotta quotidiana, che devono lottare per sopravvivere. Questa sarà la mission, la mission impossibile, di un allenatore che ricordiamolo è alle prime armi. Non sarà questa la discriminante che non consentirà a Breda di far bene, visto che tra l'altro conosce bene l'ambiente del Sant'Agata, caratteristica questa che è stata fondamentale nella scelta a succedere a Iaconi.
L'arrivo di Roberto Breda alla guida della prima squadra segna il fallimento del secondo progetto stagione, quello Iaconi. Una scelta fin troppo rimandata, che doveva essere effettuata già all'indomani della gara interna persa contro il Cesena. E' arrivata Padova che non ha fatto altro che prolungare l'agonia della gestione Iaconi. In tempi non sospetti lo avevamo detto in queste pagine, ma non è un merito di cui andarne fieri, ma semplicemente una constatazione dalla quale il presidente Foti doveva trarre le necessarie conclusioni, come sembrava avesse fatto. Si è rinviato un esonero scontato e risaputo, facendo perdere tempo e punti a questa Reggina. Un pò come è avvenuto con Novellino, il cui esonero è stato rimandato di qualche settimana, da risultare deleterio per la classifica. Si vedeva che il tecnico marchigiano era un pò sfiduciato e che il suo progetto tattico, il suo pensiero di squadra, era fragorosamente fallito, quasi "costretto" a schierare una diversa disposizione tattica, un modulo con tre centrocampisti centrali, in ossequio all'arrivo di Giacomo Tedesco. Un Iaconi non molto seguito dal gruppo, evidentemente, e privo di quella necessaria autorità che è essenziale per svolgere questo ruolo: una situazione come quella dei rigoristi è difficile vederla pure una squadra di ragazzini. Sia chiaro, che questo giudizio non ricade sull'uomo Iaconi, di cui tutti hanno avuto modo di apprezzarne la grande umanità e l'estrema cordialità. Qualcuno ha detto, a proposito di questa situazione degli amaranto, più scappellotti meno comprensioni, più Oronzo Pugliese meno Ivo Iaconi.
Saremmo ingenui ad affermare che il problema era solo la guida tecnica e sarebbe superficiale fermarsi a puntare il dito su un cambio effettuato in ritardo, su un rigore sbagliato( a dire il vero sono già tre in quattro gare), o se la scelta del tecnico è caduta su un giocatore rispetto ad un altro. Questa è la storia di tre stagioni, per cui non è l'eccezione che conferma la regola, ma la consuetudine che diventa prassi e usanza. Il problema è tutto nella società amaranto, una società allo sbando e che non sta lesinando di regalare magre figure, in campo e fuori. Contro ogni logica gli ultimi due mercati invernali, in cui la squadra è stata indebolita, sciagurate le gestioni tecniche e la tempistica delle decisioni assunte, oltre che la gestione dello spogliatoio, una volta un elemento importante che distingueva questa società. Purtroppo, è inutile nasconderlo, è necessario un nuovo presidente, un nuovo impulso, nuove motivazioni, un rinnovato entusiasmo, caratteristiche che il presidente Foti non incarna più. Il rispetto per un grande dirigente, un eccezionale amministratore, una figura che rimarrà non solo nella storia della Reggina Calcio ma dell'intera città di Reggio Calabria, deve adesso cedere il passo, passare la mano a chi possa rappresentare quell'onda nascosta che per la Reggina dà e darebbe il cuore e la propria anima. Ci vuole il "Grande Vecchio" colui che tira le fila fuori dal campo, lontano da luci e riflettori e non è certo facile trovare, ma che si rivela una figura fondamentale per questa Reggina. Adesso non è tempo di tirare le conclusioni, ma di fare fare la storia di questo campionato,che dovrà consegnarci, fa effetto dirlo, la salvezza.


