Menu Primo pianoCalciomercatoIntervisteEsclusive TBCalendari
Eventi LiveMobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie B arezzoascoliavellinobeneventocarraresecatanzarocesenacremoneseempolihellas veronajuve stabiamantovamodenapadovapalermopisasampdoriasudtirolvicenzavirtus entella
TMW Scommesse

Piacenza, il braccio destro di Mindo: Andrea Bruniera

Piacenza, il braccio destro di Mindo: Andrea Bruniera TuttoB.com
© foto di Alberto Mariani
autore
Federico Errante
mercoledì 16 marzo 2011, 17:41Le nostre esclusive

Armando Madonna e Andrea Bruniera, un feeling che affonda le radici nell’Atalanta. Proprio cosi, perché l’attuale allenatore del Piacenza ed il suo vice hanno incrociato per la prima volta i loro destini nel ritiro estivo dei nerazzurri – serie B, annata 1982-83 – con Ottavio Bianchi in panchina.

Due giovanotti di belle speranze, il primo che si era già fatto apprezzare per le sue qualità e il secondo, arrivato dal Montebelluna, avrebbe poi disputato due campionati Primavera.

Da quel momento qualche incontro da avversari e nulla più fino al 2007/2008: Mindo eredita da Elio Gustinetti un AlbinoLeffe con la testa ai play-off, lo porta ad un passo dalla serie A e l’anno successivo al decimo posto assoluto. Andrea, invece, approdato in riva al Serio solo qualche mese prima, era stato confermato nello staff tecnico nonostante il cambio al timone.

Tra i due di conseguenza è ripartito un discorso interrotto 26 anni prima e con esso un grande affiatamento fuori e dentro al campo impreziosito peraltro dai risultati. L’avvento di Mondonico in casa bluceleste li separa solo momentaneamente in quanto, la scorsa estate, Madonna accetta la proposta di guidare il Piacenza, Bruniera non ci pensa due volte, lascia l’AlbinoLeffe e lo raggiunge in Emilia: la “coppia d’oro” si è formata di nuovo e adesso per i biancorossi è lecito cullare anche qualche ambizione.

Bruniera, è passato solo girone da quell’impresa – da 0-2 a 3-2 – ma, classifica alla mano, sembra un’eternità…

Un avvio disastroso con 2 punti in 7 gare rischiava di compromettere seriamente il nostro cammino anche perché naturalmente, come se non bastasse, c’era da far fronte allo scoramento generale senza contare le difficoltà di tenere i ragazzi sempre motivati anche quando le cose giravano per il verso sbagliato.

E poi è arrivato un cambio di marcia irresistibile che oggi vi vede ad un soffio dai “quartieri nobili”…

Il gruppo è davvero eccezionale e formato da ragazzi encomiabili che non si sono mai dati per vinti. Adesso siamo usciti da quella fase critica grazie alla loro forza e anche a qualche innesto che ha innalzato il livello della rosa (Catinali e Conteh in estate, Cofie, Gervasoni e Zenoni a gennaio ndr).

E anche sulle ali di un certo Cacia…

Beh Daniele sta disputando un campionato straordinario e non solo per le 17 reti messe a segno.

Quanto peserà la sua assenza?

E’un giocatore fondamentale, ma in questo modo chi finora è stato impiegato meno avrà modo di mettersi in luce: Guerra, infatti, ha già sfruttato l’occasione sbloccando con un bel gol la partita con il Crotone. E sono molto felice per lui perché è un attaccante che ha voglia e determinazione, il gol gli mancava e si è davvero meritato questa soddisfazione. Poi c’è Piccolo che prima di sabato era reduce da due reti in altrettante partite contro Empoli e Triestina. Per nostra fortuna dunque, nonostante si debba fare i conti anche con l’infortunio di Graffiedi, le alternative non mancano.

Apriamo per un attimo il “cassetto dei ricordi”; quali i suoi a tinte nerazzurre?

Ho disputato due anni in Primavera dall’82 all’84 poi la mia carriera tra i professionisti si è realizzata altrove (l’apice nel 92-93 nell’Ancona in serie A ndr). Ma in entrambe le stagioni ho avuto il privilegio di essere aggregato ala prima squadra con tecnico prima Ottavio Bianchi e l’anno dopo Nedo Sonetti.

Per me, che arrivavo dalla C2 dal Montebelluna, era come sognare ad occhi aperti perché come mi potevo allenare con giocatori che collezionavo nelle figurine solo poco prima, da Vavassori a Magrin fino a Donadoni e Agostinelli, tanto per citarne qualcuno.

Un giudizio invece su Madonna da chi lo conosce molto bene…

Ci siamo ritrovati all’AlbinoLeffe nel giugno 2008 quando lui, all’epoca mister della Primavera, è stato chiamato a guidare la prima squadra. Oggi devo dire che è un professionista molto maturato sul piano della personalità ed è molto più riflessivo rispetto ad allora. Per ciò che concerne l’aspetto “campo” ha dalla sua una grande preparazione poi cura particolarmente l’aspetto tecnico e didattico della squadra. Anche se in primis, quando si ha a che fare con lui, un pregio balza immediatamente all’occhio.

Sarebbe?

La trasparenza nei rapporti, chiarezza ed onestà la fanno da padrone. Un allenatore deve sempre fare delle scelte, talvolta scomode ma quando sei chiaro ed onesto e i giocatori lo capiscono ti guadagni il rispetto di tutti loro: credo che questo sia uno degli aspetti che danno più soddisfazione. Mindo è uno schietto, ovviamente nel bene e nel male ed è un uomo vero.

E l’avventura di Bruniera a Piacenza?

E' un ambiente ideale per lavorare, non c’è nessuna interferenza dalla società che, al contrario, è sempre molto attenta anche alle idee del mister, tanto che l’organico è stato potenziato anche grazie ai suoi consigli. C’è la completa disponibilità da parte di tutti, poi il fatto che adesso arrivino anche i risultati diventa ovviamente determinante.

Contro l’Atalanta affronterà nuovamente due giocatori del “suo” Albinoleffe, Peluso e Ruopolo…

Due ragazzi splendidi, due professionisti esemplari. Federico in quell’annata ha disputato un campionato straordinario, ha grande talento ed ora ha acquisito anche continuità ed esperienza in categoria. E’ un elemento molto duttile e ha la fortuna di essere in una società che per lui è ideale per crescere ancora. Ciccio si sta confermando un attaccante che, quando sta bene, in B è in grado di fare la differenza. Nel match d’andata l’abbiamo visto molto migliorato e più abituato a giocare con la squadra poi è un gran lavoratore e una piazza come l’Atalanta gli dà stimoli incredibili.

Per la A Atalanta e Siena con il Novara che può solo pensare ai play-off?

L’Atalanta, oltre ad avere l’esperienza come il Siena, ha in più una forza fisica straripante ma ritengo che il Novara possa dare fastidio fino all’ultimo. E’stato protagonista di un exploit da applausi, ma continua a giocare bene e può contare anch’esso su ha individualità di spessore.

Play-off, una parola che inizia a far capolino anche a Piacenza?

No, stiamo con i piedi per terra. Il nostro obiettivo è la salvezza che vogliamo raggiungere il prima possibile. Certo, il margine sulla zona play-out si sta facendo interessante, ma l’unico pensiero è conquistare i punti che ci mancano alla fatidica “quota 50”.

Adesso sulla vostra strada c’è la capolista…

L’Atalanta è una squadra che subisce pochissimo, micidiale sulle palle inattive e con qualità di gran lunga superiori a tutte le altre. Noi la affronteremo con rispetto, ma senza nessuna paura né tatticismi e ci teniamo a fare bella figura anche perché davanti avremo 20mila persone, cosa che non capita tutti i giorni. E’una di quella gare che tutti vorrebbero giocare, in cui la molla motivazionale viene in automatico

 

Altre notizie Le interviste