Novara, Rubino a Tmw : "Magari tanti biglietti al S. Nicola..."
No, non c'è nessun refuso nel titolo. Raffaele Rubino (32), capitano del Novara, ha la voce rotta dall'emozione quando esprime il suo auspicio.
Barese verace, ha trovato la propria dimensione nell'Oltre Po, come racconta in questa ESCLUSIVA di TMW. Al cuor, però, non si comanda.
E spera di tornare a giocare nel San Nicola di Bari, da capitano del Novara, fiero al cospetto della sua gente, per la quale comprerebbe volentieri tanti biglietti.
È l'amore per la propria città il tesoro più ricco. Detto da Rubino c'è da crederci.
Raffaele, è giusto definirvi ancora una rivelazione?
"Guardiamo la classifica con molto rispetto, 41 punti in questo momento del campionato sono una cifra da rispettare. La classifica ci sta dando molta soddisfazione, tanta quanta non pensavamo neanche noi di avere. Ci prendiamo il merito, ma non andiamo oltre, perché sappiamo che può essere facile avere una delusione. Ci teniamo la classifica, ci teniamo gli elogi, però siccome la B è lunga e difficile l'insidia è dietro l'angolo. Basta un trittico di partite dal quale esci malconcio per minare le certezze, quindi piedi per terra, affrontando una partita alla volta. Ci prendiamo gusto in ogni occasione, l'importante è uscire dal campo sempre a testa alta".
Più che essere una riserva sei un dodicesimo uomo, un titolare aggiunto, che effetto ti fa?
"Mi da noia quando leggo seconda linea! Tutti quanti lavorano alla stessa maniera, c'è gente che da tanti anni è qui e dà molto a questa squadra. Lavoriamo per dare un contributo a questo gruppo, per chi come ci tiene oltre al fatto stesso di giocare per il Novara. Il mister fa le sue scelte, non facili, a fine anno da professionisti vogliamo raccogliere tutti un risultato, dei gol, o delle presenze. Faccio di tutto per dare il massimo, facendomi trovare sempre pronti. È anche la nostra forza, quando gioca un altro compagno siamo contenti perché speriamo ci faccia vincere, idem quando sono io in campo sono sicuro che i miei compagni facciano il tifo per me. È una forza che ci portiamo dall'anno scorso e ci aiuta molto".
Hai vinto sia il campionato di Serie C che quello di Serie B, quale dei due è più difficile da conquistare?
"Si va per gradi, questo secondo me è più ostico perché aumenta la capacità tecnica e quella di preparazione di una gara rispetto alla Lega Pro, dove una squadra per mancanza di qualità o società fa più fatica a mettersi nella condizione di potersela giocare. In B tutti fanno di tutto, per far sì che il risultato vada nel migliore dei modi. Qui serve qualità, determinazione, preparazione, quindi sicuramente la B è più difficile".
Hai iniziato con la maglia della tua città, Bari, prima di peregrinare in giro per la Penisola. Come mai non è scoccata la scintilla d'amore con i biancorossi?
"Anche i tempi sono cambiati. Quindici anni fa per far venir fuori un giocatore dal settore giovanile dovevi essere davvero un fenomeno. Ogni società puntava su un giovane ogni anno, quindi il Ventola prima (32), il Bellavista (33) o il Cassano (28) poi. Due erano troppi, anche perché la rosa doveva essere ben definita. Oggi c'è un'inversione di tendenza, c'è più capacità di aspettare un giovane. Ora a 17-18 anni lo mettono già alla prova, lo testano, gli danno più di una possibilità. Prima dovevi essere o fortunato, come successe per Ventola con gli infortuni dei titolari della prima squadra o per Rana (24) quest'anno, o fortissimo. Prima piuttosto facevano giocare un centrocampista in attacco, più che rischiare il giovane. La Reggina l'altro giorno aveva un '94 in panchina, è tanta roba. Forse io da giocatore ho avuto una crescita più a rilento, ho dovuto far la gavetta, tuttavia dalla C2 sono arrivato di nuovo in A. Sono arrivato al massimo della visibilità a 23 anni, e forse era tardi per il Bari, visto che dopo un anno di prestito non mi hanno più aspettato. Con orgoglio dico che nessuno mi ha regalato nulla, dalla D sono arrivato alla A, posso dire che me la sono sudata. Magari non ho raccolto quanto avrei potuto, ma sono assolutamente orgoglioso di tutto".
Gesti scaramantici a parte, pensi che riuscirai a giocare in A contro il Bari l'anno prossimo?
"I miei compagni mi sfottono perché tifo Bari. Io dico che bisogna tifare per la squadra della propria città, io sono nato a Bari e non lo rinnego, quindi tifo solo Bari. Mi dispiace che, dopo un anno strepitoso, sia in questa situazione inaspettata. Sicuramente potrà darci soddisfazioni, la squadra c'è, io ci spero, ci ho giocato un paio di volte contro solo in B, e peraltro col Torino ho anche fatto gol. Giocarci in A sarebbe una cosa bella, ma non per rivalsa ma perché fa piacere giocare dove sei nato, dove tutti ti ricordano ancora".
Chiuderai la carriera con la maglia azzurra del Novara?
"Dire che è nelle mie speranze è dire poco. So però che nel mio lavoro oggi c'è questa società e ho una considerazione, domani chissà. Dire che cosa potrà essere è difficile, ho già confidato che fino a quando sarò in attività non mi rasserena pensare a cosa farò dopo.Vuol dire già pensare di essere alla fine, e siccome alla fine non sono, avendo altri 2 anni di contratto penso solo a giocare. Fisicamente sto bene, ho dei traguardi da raggiungere e spero di farlo con questa maglia".
Per mantenere il primato necessitate di interventi, durante il mercato di gennaio?
"La squadra ha dimostrato di essere forte così, poi non so se la società vorrà intervenire. Io sono tifoso dei miei compagni di squadra, che da due anni mi regalano qualcosa di strabiliante. Chi metterebbe mani creando squilibri a questa squadra? Chissà, anche perché chi sta giocando meno farà le proprie valutazioni e scommetterà su se stesso.Attualmente, anche quando si parla di cessioni importanti, tipo Gonzalez (25), penso che non sia giusto. È un giocatore sicuramente in crescita, con qualità importanti, il consiglio che gli sto dando è di aspettare, di continuare qui. Io stesso ho avuto riscontri negativi scommettendo da altre parti a metà stagione, perché cambia tutto ed è difficile abituarsi subito. Può sfruttare il trend ora, e a fine anno fare i propri conti. Secondo me la società non venderà nessuno, e nessuno vorrà andare via da un progetto così bello".
Qual è il giovane, non della tua squadra, che ti ha più impressionato dall'inizio del campionato?
"Fabbrini (20) dell'Empoli ha dimostrato di essere interessante, Gabbiadini (19) del Cittadella è una punta che avrà un buon futuro. Anche El Sharaawy (18) del Genoa, ora al Padova, ha qualità e personalità, e ha la fortuna di giocare in B facendosi valere. Sono segnali importanti per loro stessi e per le società che detengono il cartellino. Sono stati bravi loro a far sì che le loro prestazioni spiccassero".


