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Nocerina, Torchia: "A Nocera si mangia pane e calcio"

Nocerina, Torchia: "A Nocera si mangia pane e calcio" TuttoB.com
© foto di Image Photo Agency
autore
Luca Esposito
venerdì 8 luglio 2011, 06:00Le interviste

E' procuratore di giocatori di serie A, come Bonucci, Masiello, Galloppa. E, da calciatore, ha difeso la porta della Nocerina per due stagioni, dal 1983 al 1985. Davide Torchia, 68 presenze e 67 goal subiti in rossonero. Due stagioni da protagonista con all'attivo una promozione in Serie C1 e una retrocessione, l'anno seguente. Classe 1959, portiere di alto livello, che dopo l'esperienza in rossonero, ha difeso i pali del Benevento del Siracusa e della Spal in Serie C e del Lecce, prima in B e poi i Serie A dal 1992 al 1995. Poi, appese le scarpette al chiodo dopo un anno a Gualdo, niente più panchina e campo di gioco. Torchia decide di diventare procuratore dei calciatori. Porta Bonucci dal Bari alla Juventus, fa scoprire il talento di Masiello, punta sui giovani Pasquato e Ariaudo. Tra una telefonata e l'altra con direttori sportivi, giornalisti delle maggiori testate e società di calcio Tuttonocerina.com lo ha intervista in esclusiva.

Dal calcio giocato al calciomercato. Da portiere a agente...

“Ho intrapreso il lavoro di procuratore con grandissima incoscienza seguendo il consiglio di un mio amico. Non pensavo neanche io di avere qualità in questo lavoro, ma dopo 15 anni  da agente dei calciatori devo dire che è andata bene”.

Bonucci, Masiello, Ariaudo, Galloppa...come si diventa procuratore?

“All'inizio ci sono grandi difficoltà, ma la cosa principale è riuscire a spogliarsi del ruolo di calciatore. Bisogna avere un'ottica diversa, non si deve continuare a pensare come un calciatore ma guardare il calcio attraverso altri occhi. Prima si riesce a fare ciò prima si guadagnerà tempo e esperienza”.

Qualche giocatore da suggerire alla Nocerina?

“La società non ha bisogno di consigli. Sanno bene che per un campionato con la B c'è bisogno di qualche innesto di qualità. Un giocatore di categoria e qualche giovane promettente sono un bel mix vincente”.

Poi...

“Hanno vinto con grande margine il campionato, pur facendo dei sacrifici. L'importante è conservare l'unità del gruppo e l'umiltà, soprattutto”.

Che campionato è quello di Serie B?

“Lungo, difficile, imprevedibile. Si può vincere contro chiunque o subire filotti di sconfitte anche molto pesanti. Trovare un equilibrio è fondamentale, ma già negli scorsi anni abbiamo avuto modo di vedere squadre neopromosse comportarsi bene e ottenere risultati. Spero che sia così anche per la Nocerina”.

Due stagioni in rossonero, dal 1983 al 1985 con una promozione e una retrocessione. Cosa provava a difendere la porta rossonera?

“E' stata una bellissima esperienza perché ero molto giovane e ho avuto la fortuna di vincere il campionato. Fu una bella cavalcata con Caramanno allenatore e Orsini presidente”.

Due anni da non dimenticare...

“Il calore della gente lo conosciamo tutti. Nocera è un posto dove si mangia pane e calcio, la Nocerina a volte viene prima della stessa famiglia (ride ndr) e per me che erano i primi anni respirare quest'aria era stupendo”.

Ricordi particolari?

“Il primo anno, qualche derby con la Paganese vinto con grande soddisfazione. Ma anche tutto il campionato in cui partimmo malino per poi arrivare secondi dietro la Reggina ed essere promossi”.

L'anno successivo, invece, ultimi e retrocessi di nuovo...

“Fu per me un buonissimo campionato, ma con episodi particolari che ci condizionarono come durante la partita con il Palermo quando ci fu un'invasione di campo. Eravamo molto vessati. Poi un quel periodo Orsini uscì di scena, ci fu il tracollo finanziario che fu il vero guaio”.

E il rapporto con la città?

“Erano tempi in cui i calciatori abitavano insieme in centro, si formò un bel gruppo e con alcuni mi sento tutt'ora. Sentivamo il calore della gente e vivevamo la città”.

Il calcio è cambiato?

“E' una cosa evolutiva, è anche normale. I calciatori hanno ora qualche attenzione in più e la comunicazione è un po' meno diretta, ma non è colpa di nessuno”.

Poi, qualche anno dopo, la Serie A....

“Ho avuto la fortuna di fare tutte le categorie e per arrivare in Serie A, con il Lecce, ho dovuto vincere 5 campionati e fare tanta esperienza”. Ma la cosa più incredibile del calcio è che incontro persone nei posti più impensabili che si ricordano di quando giocavi, di ciò che facevi e di come ti comportavi. Il vero tifoso, quello sanguigno, ti ricorda anche a distanza di molti anni. E ricorda anche il rapporto umano con quella persona.”

Fonte Gerardo Adinolfi - TuttoNocerina.com

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