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Marco Gaburro: "Perchè l'AlbinoLeffe mi ha lasciato a casa? Non saprei"

Marco Gaburro: "Perchè l'AlbinoLeffe mi ha lasciato a casa? Non saprei"
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Federico Errante
sabato 6 agosto 2011, 09:12Le interviste

Lo sport, come la vita, regala spesso sorprese. Non sempre positive. Rovesciando situazioni, modificando, magari all'improvviso, scenari apparentemente solidi o spiazzando - anche all'improvviso - alcuni interpreti.

Imprevisti aggravati, nel calcio di oggi, dal progressivo impoverimento dei club e che non sempre permettono di creare, coltivare, sviluppare un proprio programma sportivo. Emblematico il caso di Marco Gaburro da Pescantina, tecnico dai trascorsi di tutto rispetto e dalle qualità professionali certificate.

Tanta D, Mezzocorona e Oggese in C2 per chiudere poi meno di un mese fa due splendide stagioni come allenatore della primavera dell'Albinoleffe. Gaburro adesso vive una fase di stallo, che peraltro non gli toglie la serenità: «Come va? A casa va», sorride.

«Nella vita di ogni allenatore ci sono momenti in cui non ci si riesce ad esprimere. E oggi tocca a me. È una parentesi che a volte può fare bene, può far rifiatare. Anche se non penso che sia esattamente il mio caso...».

Cosa è successo con l'AlbinoLeffe?

«A dire il vero non saprei. Ho fatto due anni ottimi come allenatore della Primavera con risultati veramente lusinghieri. Aspettavamo di sapere se la prima squadra si sarebbe salvata o meno in serie B quando il presidente Andreoletti mi ha proposto il ruolo di responsabile del settore giovanile. Non ho accettato: io voglio continuare ad allenare. Ci siamo lasciati».

E adesso?

«Attendo sereno come tanti altri allenatori. Sono consapevole che i giochi in questa stagione sono già stati fatti. Purtroppo mi sono liberato tardi dall'Albinoleffe e ora posso aspettarmi solo qualche rientro in corsa».

Tornerebbe tra i dilettanti?

«A me interessa il progetto societario, non la categoria. Ovviamente, avendo allenato professionisti, squadre primavera e Serie D, mi sono dato dei paletti. Ma sono uno che non si preclude nulla e ascolta tutti».

Cosa ne pensa degli allenatori di oggi?

«Sono molto preparati, ma dovrebbero essere più coerenti nel bene e nel male. Purtroppo i miei colleghi devono spesso combattere contro le società e i presidenti padroni che non rispettano i ruoli. Un allenatore deve fare l'allenatore, non il dirigente. A riguardo una persona che ammiro è Alberto Malesani, uno che resta se stesso in ogni situazione».

Fonte L'Arena

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