Menu Primo pianoCalciomercatoIntervisteEsclusive TBCalendari
Eventi LiveMobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie B arezzoascoliavellinobeneventocarraresecatanzarocesenacremoneseempolihellas veronajuve stabiamantovamodenapadovapalermopisasampdoriasudtirolvicenzavirtus entella
TMW Scommesse

Juve Stabia, Braglia:"Da qui non mi muovo, mio figlio è innamorato della Juve Stabia"

Juve Stabia, Braglia:"Da qui non mi muovo, mio figlio è innamorato della Juve Stabia" TuttoB.com
© foto di Luigi Gasia/TuttoJuveStabia.it
autore
Clemente De Gaetano
martedì 17 aprile 2012, 14:00Le interviste

 Ti aspetti che il sergente di ferro stia lì a studiare tattiche e metodi di allenamento, che passi il tempo libero ad analizzare gli avversari. Invece, lontano dal campo scopri l’altra faccia dell'allenatore dei miracoli con 3 promozioni in B e un passato da mediano (141 gare e 4 gol in A). Piero Braglia è anche un papà col «pollice verde», che guida il tagliaerba nel giardino di casa e convoca summit familiari per decidere il suo futuro.

«Scommetto che vuole sapere se resto a Castellammare».

E’ ciò che le chiede la città, Braglia.

«Ho deciso di restare, ma la società deve avere pazienza: io le scelte definitive le prendo dopo averne parlato in famiglia. E’ qui che esistono i rapporti veri, è qui che l’amore non è condizionato dai risultati».

Fosse per Thomas, 13 anni, lei sarebbe inchiodato alla panchina gialloblù.

«Mio figlio è innamorato della Juve Stabia, sono costretto persino a portarlo in campo come raccattapalle».

Quindi la scelta è fatta?

«Il progetto della società mi piace, non è in discussione. Ovviamente dobbiamo muoverci bene in estate, restando vigili sul mercato».

A proposito di amore, lo sa che la vorrebbero sindaco di Castellammare?

«Sarebbe meglio andare per gradi, magari iniziamo con un assessorato. Mi dica la verità: chi è che dice questa cosa?»

Fiumidi post su Facebook e Twitter.

«Allora è una cosa seria, meglio precisare che è un’ambizione che non ho. Anzi, non invidio il sindaco Bobbio».

Per il ruolo istituzionale o per il colore politico?

«Guardi che ho giocato a calcio, qualche dribbling ancora mi riesce: la politica non mi importa, è tutta uguale. Mi riferivo all’impegno che serve in una città calda».

Mettiamola così, è un’investitura popolare che testimonia il grande affetto dei tifosi.

«Io non mi monto la testa: oggi siamo eroi, domani siamo bidoni. Il calcio va così, è tutto legato ai risultati. Ecco perché vivo certi rapporti con distacco. Pensi, lo scorso anno, dopo la conquista della B sono scappato a casa».

Da allora la chiamano sergente di ferro.

«Invece sono la persona più disponibile al Menti. Sono addirittura un esperto di soprannomi. Ovviamente, una volta che si sale sul pullman per andare allo stadio non accetto scherzi o distrazioni».

E allora le sue regole diventano durissime.

«Forse è per questo che in carriera non sono riuscito a durare molto sulle panchine. Però sono fatto così. Ognuno ha il suo ruolo e risponde per le proprie responsabilità».

Dica la verità, il presidente Manniello soffre le sue regole?

«Manniello è un vulcano; io, ovviamente, non ho peli sulla lingua. Allora a volte succede che ci teniamo il muso per qualche giorno, ma poi passa tutto, perché in fondo abbiamo lo stesso obiettivo. Basta un caffé e le incomprensioni svaniscono».

Soprattutto se la squadra è nona a 49 punti, che poi sarebbero 53 senza penalizzazioni.

«Questo aiuta a tenere l’ambiente sereno».

E anche a parlare di play-off.

«Freni. Ne riparleremo a tre giornate dalla fine».

Magari Sau avrà segnato ancora altri gol decisivi.

«Ecco, magari».

Peccato che andrà via in estate.

«Marco Sau è un campione, ed è giusto così. Merita una chance in serie A. Ha classe, disciplina tattica e senso del gol. E poi è un ragazzo eccezionale».

E’ pronto per una grande?

«Il Barcellona mette in campo i ragazzini, qui in Italia, invece, i grandi club hanno troppi tentennamenti. Sau, Immobile, Insigne non solo dovrebbero essere in serie A, ma dovrebbero giocare per grandi traguardi. Ne guadagnerebbe il movimento».

C’è altro che cambierebbe di questo mondo?

«Dopo la tragedia di Morosini mi aspetto un confronto serio. Bisogna potenziare i sistemi di controllo nelle categorie inferiori, nel mondo del calcio dilettantistico ed in quello giovanile. Il dramma di Pescara ha segnato ognuno di noi. Personalmente non sono riuscito a guardare nemmeno le foto della tragedia in campo. Ecco, anche su questo dobbiamo interrogarci».

La lasciamo al tagliaerba.

«Devo sistemare due prati. Come se non avessi già tanti impegni, ho appena comprato un altro pezzetto di terreno vicino casa».

Fonte napoli.repubblica.it

Altre notizie Le interviste