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Arioli, ecco lo psicologo dello sport

Arioli, ecco lo psicologo dello sport
autore
Federico Errante
venerdì 6 maggio 2011, 15:02Le interviste

“Lettino? No, grazie”. Emanuele Arioli, professione Psicologo dello Sport, ci aiuta a conoscere meglio la sua attività che nello sport sta ricoprendo un ruolo sempre più di spessore.

Arioli, partiamo inquadrando la figura…

"Non è tanto il soffermarsi sull’attività dello psicologo dello sport in senso stretto, bensì più che altro del sottoscritto. In primis mi occupo di trovare le adeguate strategie per migliorare la performance sportiva nelle varie discipline dal basket al volley come in passato, oppure come attualmente con rugby, calcio e superbike poichè da questa stagione faccio parte del Team Effenbert-Liberty Racing e seguo da vicino i due piloti, Smrz e Guintoli".

Il suo lavoro però entra molto nel ramo calcio snodandosi su due binari, allenatori e calciatori…

"Non mi occupo né di tecnica né di tattica bensì dell’aspetto mentale al fine di migliorare la concentrazione degli atleti stessi e di conseguenza il loro rendimento. Quanto a nomi la correttezza mi impone di non farne, mi limito a dire che seguo molti protagonisti dei campionati di serie A e B con un occhio particolare rivolto alle squadre bergamasche".

Una piccola eccezione però se la conceda: allenatori che l’hanno impressionata?

"Armando Madonna, tecnico del Piacenza, se avrà la possibilità di misurarsi con scenari di un certo livello credo che potrà dimostrar il suo valore cosi come mi sta piacendo molto l’allenatore della Tritium Stefano Vecchi al quale auguro di ottenere la seconda promozione consecutiva".

Nell’accezione comune però “psicologo” fa troppo spesso rima con “lettino”…

"Assolutamente no e questa è una differenza che ci tengo a sottolineare tra me e il classico “psicologo”. Niente lettini, bensì un lavoro mirato che talvolta sfocia anche inattività legate ad esercizi direttamente su campo toccando “tasti” ben precisi quali ad esempio l’autostima, la gestione dell’ansia e tutti quegli aspetti legati al miglioramento della prestazione e che dunque portano ad una crescita professionale".

Tuttavia permane un alone di scetticismo…

"Va detto che ci vogliono persone qualificate con esperienza, Master in Psicologia dello Sport e iscrizione ad un albo professionale (in Italia ce ne sono tre ndr). Io appartengo ad un albo europeo ed è per questo che ho la possibilità di operare all’estero, nello specifico con il già citato Team Effenbert che ha sede in Repubblica Ceca".

Quali le differenze con il mental trainer?

"Ogni anno nascono termini nuovi, la verità è che ognuno ha la propria metodologia di lavoro. Il nome non è importante, la differenza la fa la formazione di ciascun professionista. A me piace essere chiamato “operatore professionale di Psicologia dello sport” che non è altro che la dicitura dell’albo al quale sono iscritto. Io non vado a lavorare su emozioni e motivazioni anche perché ritengo che, per un atleta, il vero motivatore debba essere l’allenatore. E Colantuono in questo è un maestro".

Colantuono ovvero il “condannato a vincere”…

"Non è mai facile recitare questo ruolo assai scomodo. Per questo ritengo che nell’Atalanta di questa stagione, ormai ad un passo dal ritorno in serie A il tecnico abbia grossi meriti perché ha saputo superare alcune difficoltà sopraggiunte in particolare nel corso del girone d’andata e vedremo se saprà gestire nella maniera migliore anche questo delicato momento della “quasi serie A” visto che specie in virtù del fatto che la dirigenza vuole vincere il campionato. E a proposito di dirigenza, voti altissimi anche ad essa perché è stata capace di ricreare un entusiasmo incredibile e di allestire una rosa straordinaria per il tipo di stagione che i nerazzurri erano chiamati ad affrontare".

L’entusiasmo ha riportato anche quel “senso d’apparenza” tanto caro a l presidente Percassi…

"Mi ricorda, con le dovute proporzioni, quello che hanno costruito a Barcellona l’ex presidente Laporta insieme a Johann Crujff non solo dal lato calcistico, ma anche fuori dal campo intervenendo sul nell’area della Catalunya, valorizzando il socio del club facendolo sentire parte integrane del mondo blaugrana, proprio come ha voluto fare Percassi. E gli oltre 16mila abbonati sono stati la risposta migliore. Ho avuto la fortuna di conoscere da vicino il “modello Barça” e ammetto di essere rimasto “folgorato” da due “punti-chiave” dell’impostazione spagnola: la “cantera” dove nascono i talenti e l’attenzione verso giovani ed anziani del territorio. Questi ultimi infatti vengono coinvolti direttamente nella vita del club attraverso attività ricreative appositamente organizzate mentre per i più piccoli sono stati studiati varie soluzioni rivolte ai ragazzi di strada, agli orfani, ai disagiati e addirittura progetti formativi che consentono anche il recupero degli anni scolastici. Il tutto peraltro si svolge in strutture di proprietà del Barcellona stesso".

Calcio e altri sport, quali le differenze?

"La differenza non la fa lo sport ma la persona e le sue esigenze di progresso professionale. Cosi come nel calcio si lavora sui 90’ per mantenere altissima la soglia di concentrazione, in superbike ci si prepara ai 22 giri: contesti diversi, ma con lo stesso fine e cioè il raggiungimento del massimo risultato sportivo. Un esempio? Smrz del Team Effenbert mai salito sul podio nella sua carriera è arrivato secondo a Donighton Park, nella seconda gara della stagione 2011".

Chiudiamo con i convegni, ovvero la “formazione”, un altro dei suoi “pallini”

"E’l’occasione ideale per far capire nel concreto l’attività che svolgo alle persone che fanno parte del mondo dello sport. Per questo, con l’avvocato Cesare Di Cintio, stiamo portando avanti discorsi che ad oggi ci stanno già facendo ottenere dei grandi risultati. Non è un caso se nell’ultimo appuntamento di Verano Brianza, con ospiti tra gli altri, esponenti di Novara ed Inter i partecipanti erano oltre 150. Emblematico, no?"

 

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