AlbinoLeffe, Pala: "Puntiamo ai play-out"
Alessio Pala, colui che occupa una graticola chiamata panchina dell’AlbinoLeffe da sabato pomeriggio, è un uomo in missione. Le nude cifre dicono che, a otto turni dal sipario sulla peggiore stagione cadetta del calcio made in Valseriana, il profeta di Pagazzano – Bassa bergamasca – è il terzo agnello sacrificale sulla tolda di comando di una quasi sicura retrocessa. Ma il maestro di calcio strappato ai radiosi destini dell’eccellente Primavera bluceleste, accorso al capezzale della disastrata prima squadra senza fare una piega, sa il fatto suo. E per disposizione caratteriale non può accettare il termine rassegnazione, stracciato o forse mai presente sul suo personale vocabolario. E il vernissage ufficiale con la stampa, in un soleggiato martedì pomeriggio al Centro Sportivo Gritti, sembra un inno all’ottimismo della volontà a dispetto dei santi, dei fatti tristissimi legati agli exploit al contrario del mancato salvatore della patria Sandro Salvioni (2 punti in 10 partite, mentre Daniele Fortunato ne aveva ottenuti 23 nelle precedenti 22) e di una classifica che recita un verdetto impietoso: ultima piazza a meno sette dallo spareggio della speranza.
LA SOCIETA’: “E’ UNO DI FAMIGLIA” - Aladino Valoti ruba la scena alla superstar del giorno per giustificarne la scelta: “Dovevamo ricorrere a una soluzione ed eccola qui. Abbiamo optato per uno di famiglia, che conosce già l’ambiente come le sue tasche e può portare entusiasmo – è la dichirazione del direttore sportivo dei seriani -. Non potevamo certo mollare gli ormeggi a otto giornate dalla conclusione del campionato. Troppe squadre che erano sotto di noi adesso ci hanno scavalcato: è chiaro che per provare a risalire la china dovremo fare come loro, ovvero azzeccare un filotto. Salvioni? Pensavamo fosse la scelta giusta per invertire la rotta che si stava facendo preoccupante, invece i fatti ci hanno smentito. Con Sampdoria, Modena e Sassuolo si sono viste buone prestazioni, ma due pareggi in dieci partite si commentano da soli”.
IL MANICO A PALA - “Sono felice di far parte di questa società, che valorizza il lavoro e non mi ha nemmeno forzato ad accettare. M’è arrivata la proposta di prendere le redini della prima squadra e ho accettato molto serenamente. Ma metto subito le mani avanti: cinque giornata fa si poteva pensare alla salvezza diretta, ma ora come ora si punta allo spareggio per non retrocedere”. La premessa del diretto interessato non lascia spazio a dubbi, così come la precisazione che segue: “E’ vero, sono andato a visionare la Nocerina nel match con l’Empoli, ma era un costume abituale quando ero libero da impegni alla guida della Primavera. Ero lì come osservatore, non nella veste di tecnico in pectore: se è per questo, più di recente ho seguito Romanese-Pagazzanese di Promozione, solo perché c’era in campo un nostro giocatore in prestito: però non mi hanno accostato a nessuna delle due panchine… Non c’era alcun piano preordinato: sono stato contattato all’indomani della sconfitta di Ascoli due giorni prima di Pasqua”.
LA RICETTA - Quali i rimedi per cercare di raddrizzare la barca che sta affondando? Il quarantasettenne di Pagazzano, un passato da collezionista di trofei nel settore giovanile dell’Atalanta è netto: “La mia squadra deve innanzitutto essere solida, arrivare prima sulla palla, difendersi e ripartire. La concretezza sarà la mia priorità. Dal punto di vista della preparazione negli allenamenti non cerco rivoluzioni: devo infondere nei ragazzi la sicurezza nei loro mezzi. Perché se ci si trova in questa situazione, esiste anche un problema di approccio psicologico agli impegni”.
IL PROSSIMO AVVERSARIO – La prima delle nemiche di otto finali verso la speranza si chiama Empoli: “Ha valori importanti e un organico all’altezza, ma dobbiamo lavorare soltanto su di noi. Abbiamo appena iniziato, ora vedremo dove potrà portarci il percorso insieme. Io resto fiducioso, se non lo fossi non sarei seduto su questa panchina”.
POTERE AI BABY? – Circa la possibilità che i ranghi vengano rinfoltiti con i più promettenti in libera uscita dalla Primavera, quello che fino a venerdì scorso è stato il mentore dei campioni in erba non esclude di farne ricorso. Con i dovuti distinguo: “Andrea Belotti ha già giocato qualche partita in B e pure segnato il gol della bandiera a Livorno, ma ha speso tantissimo durante la stagione. La tecnica non gli manca, eppure né lui né altri giovani di prospettiva come Enrico Di Cesare, che è uno capace di dirigere i compagni ma dopo tutto ha solo diciassette anni, possono essere spacciati per salvatori della patria. Sarebbe illogico e ingiusto caricarli di queste responsabilità”.


