AlbinoLeffe, Fortunato: "Non riusciamo a correre"
Secondo test contro una squadra di Lega Pro - Seconda divisione, prestazione deludente bissata. Non nel risultato, che stavolta arride all'AlbinoLeffe (2-1 finale). Ma dall'1-1 a Leffe contro il Monza di sabato scorso alla vittoria di rigore sul Renate del bergamasco Oscar Magoni, il leit-motiv in salsa celeste non sembra registrare variazioni orecchiabili: primo tempo con buone trame a sprazzi, Mario Pacilli principesco, tutti gli altri così così fino ai primi cambi, quando manovra e ritmo nelle gambe si squagliano come neve sotto la canìcola agostana. E Daniele Fortunato, comandante della truppa, qualche cruccio a dieci giorni dall'esordio in Coppa Italia ce l'ha.
Allora, mister: contro una squadra di due categorie più sotto, ancora troppa fatica.
"Già, è proprio così. Chiarissimo segnale che i carichi pesanti del ritiro non sono stati smaltiti: mi aspettavo fossimo più leggeri anche sabato scorso, invece nemmeno con il Renate sul nostro campo di allenamento siamo riusciti a correre".
Un problema imputabile alla solita tabella di marcia a tappe forzate della preparazione precampionato?
"In effetti puntavo sulle amichevoli proprio per scaricare un po': una pia illusione, come s'è visto. Se Girasole e Laner non girano e anzi camminano, si fa dura. Domenica col Brescia sarà un banco di prova importante soprattutto sotto questo aspetto. Mi attendevo certamente di meglio, ormai siamo quasi a tre settimane di lavoro".
C'è qualcosa che non l'ha convinta in particolare?
"Qualche amnesia di troppo in fase difensiva, dove c'è molta stanchezza alla distanza come negli altri reparti. E poi dobbiamo accorciare, senza pestarci i piedi in avanti. Insomma, c'è da migliorare a livello generale".
Ultimamente lei sta facendo eseguire esercizi di circolazione della palla. Con tanto di cronometro in mano...
"Il giro-palla cronometrato è funzionale a due scopi: far capire ai miei che velocizzando gli scambi anche il gioco ne trae giovamento, e togliere loro la paura di giocare. Non è il caso di aver fretta di verticalizzare, gli avversari si possono irretire con profitto favorendo la manovra per vie orizzontali. Certo, bisogna abbassare i tempi: se a Selvino eravamo sui 29 secondi, adesso siamo scesi a 25".
Uno che sembra girare al doppio c'è: Pacilli. Può essere l'erede ideale, per la verve e la capacità di incendiare le polveri partendo della fascia più che per la posizione in campo, di Paolo Grossi?
"Mario è il classico giocatore che a differenza di quasi tutti gli altri sembra non aver bisogno di allenamento specifico per scendere sul terreno di gioco e inventare. E' titolare, ed è già in partita. Parte a freddo, e tu sai già che correrà a cento all'ora, disimpegnandosi con precisione e senso del ritmo. L'unica vera incognita è il doppio salto di categoria: dalla Pro Patria all'AlbinoLeffe non è proprio come salire un gradino. Per il resto, può avere in canna la qualità che l'anno scorso potevano darci Grossi, Bombardini e Torri: tre elementi chiave che complessivamente avranno saltato 30 partite. Le nostre difficoltà in chiusura di stagione sono derivate soprattutto dalle assenze".
Su quale modulo si sta orientando? Ormai i tre trequartisti sembrano un must. Questo il responso delle prime uscite estive.
"Nel 4-3-2-1 o nel 4-2-3-1 Pacilli sembra trovare collocazione adeguata: dalla fascia, preferibilmente la destra, mi pare si combini bene con il fantasista centrale e l'altro esterno. Gli equilibri arriveranno col tempo, non mi fossilizzo su uno schieramento per forza di cose. Dobbiamo giocare secondo le caratteristiche della rosa".
In attesa, o forse nella speranza, che quest'ultima sia rimpinguata da qualche acquisto mirato...
"Di mercato non dovete parlare con me, non sono io quello deputato a farlo. Io dico che sono contento di quel che ho tra le mani. Ovvio, potrei lasciarmi andare alle solite affermazioni scontate e dire che vorrei mezzo Milan e mezza Inter qui a Verdello, a mia disposizione. Io sono abituato a lavorare con le risorse che la società mi mette a disposizione".


