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Frosinone, Stirpe: "Rammarico ma non delusione, club in linea con gli obiettivi di risanamento"

11.05.2022 20:00 di Christian Pravatà  Twitter:   
Fonte: www.frosinonecalcio.com
Stirpe
Stirpe

Tempo di bilanci in casa Frosinone. Ed è il presidente Maurizio Stirpe a definire il perimetro della stagione appena chiusa e i progetti futuri per i colori giallazzurri. A poco meno di 5 mesi dall’incontro pre-natalizio con i media, nella sala conferenze del ‘Benito Stirpe-Psc Arena’ il consueto appuntamento di fine stagione è con il patron. Lo scorso anno – al culmine di quella travagliata stagione chiusa con la salvezza – il massimo dirigente giallazzurro parlò il 23 giugno. C’erano da metabolizzare quei mesi difficili. Adesso – nonostante il mancato ingresso all’ultimo istante nella lotteria degli spareggi – il quadro generale è differente. E il presidente con una dettagliatissima relazione introduttiva – alla quale è seguito poi il classico fuoco di fila della stampa locale – tocca tutti i temi del mondo-Frosinone, quelli che lui definisce “i 4 pilastri” di un nuovo modo di concepire il calcio. Che va oltre il risultato sportivo. Una novità – tra le diverse – la regala: il Frosinone a 360° è brand appetibile dai mercati esteri e tra i club delle serie minori è quello che ha la migliore progettualità.

 “Come qualcuno di voi ha già evidenziato, oggi facciamo la terza conferenza in una stagione sportiva e penso – ha esordito il presidente Stirpe – che ripeteremo questa modalità di procedere anche nella prossima. Ci troveremo ad inizio stagione per calibrare meglio i programmi che non posso chiaramente anticiparvi rispetto a quello che sapete già. Chiaramente ci sono delle novità e sarà giusto evidenziarle. La nostra stagione sportiva si è conclusa potrei dire anche prematuramente. Avevamo a mio parere le condizioni per poter stare tra le prime otto ma, soprattutto nell’ultimo periodo, una serie di ragioni collegate innanzitutto alla imprevedibilità determinata dalla presenza di infortuni in una fase cruciale del campionato hanno afflitto il nostro ‘roster’ e secondo me sono andati a toccare delle posizioni non facilmente sostituibili. Questa circostanza, unita anche un po’ di naturale stanchezza probabilmente ha influito ed anche notevolmente sul rendimento finale del campionato. Nel girone di andata avevamo fatto 7 vittorie, 10 pareggi e 2 sconfitte: tanti pareggi che potevano essere tramutati in vittorie o sconfitte a seconda della partita o di come si vuole inquadrare quel risultato. Nel girone di ritorno abbiamo avuto un andamento abbastanza più netto, con 8 vittorie, altrettante sconfitte e 3 pareggi. Tante sconfitte riportate nell’ultima parte della stagione avvalorano la considerazione che ho appena fatto, siamo arrivati col fiato un po’ corto alla fine. E poi gli infortuni hanno avuto un aspetto decisivo nel processo di rallentamento del girone di ritorno. Per quanto riguarda la Società, il giudizio che do io fa prevalere la parte buona rispetto a quella cattiva. Siamo partiti con un grosso progetto di rinnovamento, il nostro obiettivo era ed è rimasto quello di ottenere una salvezza tranquilla possibilmente in largo anticipo. E l’obiettivo è stato conseguito. Il fatto di non aver raggiunto i playoff non deve prevalere sul fatto che abbiamo ottenuto la salvezza”.

 “C’è rammarico ma non delusione – evidenzia Stirpe -. Rammarico perché vedendo l’andamento del campionato probabilmente non si sarebbe gridato allo scandalo se fossimo entrati tra le prime otto. Non ci siamo riusciti, onore a chi farà i playoff, senza dubbio hanno meritato più di noi di stare là. Ci può essere invece dispiacere per i tifosi che fanno valutazioni diverse rispetto a quelle della Società ed è giusto che guardino al risultato finale. Noi invece dobbiamo valutare tutte le situazioni con grande freddezza e fare la sintesi giusta. La stagione sportiva è stata positiva, chiusa con rammarico ma non delusione. La delusione è stata perdere la finale con lo Spezia, non andare in A direttamente nella famosa gara col Foggia, la delusione è non essere andati in A con 74 punti ed essere eliminati 11 contro 9 in semifinale in casa dal Carpi. Quello che è successo venerdi sera porta solo al rammarico. Io avevo detto non più tardi della scorsa Pasqua (ad un organo di stampa locale, ndr) di vivere questa condizione con grande leggerezza perché era una situazione imprevista trovarsi là in un certo momento. Stare nelle parti alte della classifica necessita della presenza di sostenibilità psico-fisica che forse non avevamo. Inutile dare pagelle, cercare i capri espiatori come leggo. L’unica valutazione da fare è che la Società lo scorso anno è partita con un grosso progetto di rinnovamento che puntava allo svecchiamento e alla valorizzazione dei giovani che ha comunque valorizzato, ha patrimonializzato anche una parte di questo lavoro di valorizzazione, ha fatto un passo avanti importantissimo e decisivo verso il risanamento economico-finanziario. Oggi siamo molto più sereni rispetto ad inizio stagione. Gli obiettivi sono stati centrati tutti. Ripeto, non c’è delusione. Se debbo dirvi la verità, domenica mattina avevo già smaltito quel rammarico. Con la testa al futuro, alle prossime settimane, ai prossimi mesi. Siamo all’inizio di questo percorso. Abbiamo fatto uno step importante di avanzamento e di crescita, abbiamo invece gran parte del lavoro da portare avanti”.

 “Sul versante della sostenibilità siamo ad un buon punto, manca pochissimo per chiudere al 100% i problemi che ci trascinavamo da 3 anni per ripianare delle leggerezze compiute in buona fede delle quali il primo responsabile sono io ma sono pur sempre delle leggerezze che ci hanno condizionato il nostro cammino degli ultimi 3 anni. Tutto ciò, diciamolo, anche acuito dalla pandemia. Non dimentichiamo la condizione all’interno della quale siamo chiamati ad operare. A tal proposito la prossima stagione non farò la campagna abbonamenti, perché il Covid è tutt’altro che debellato e non possiamo assumere impegni con i tifosi. Ciò non toglie che le condizioni attuali le manterremo. Quindi, come ho detto, il processo di risanamento economico-finanziario ha fatto un buon passo avanti. Al termine della prossima stagione sarà archiviato. Primo obiettivo centrato”.

“Veniamo alla valorizzazione del brand ed allo sviluppo delle attività legate al marketing e alle vendite. Anche qui gli obiettivi messi a budget sono stati centrati tutti. Non solo siamo stati bravi a recuperare dei crediti che vantavamo dagli anni precedenti, dei quali non ho mai parlato ma che rappresentavano un problema. Perché quando si pianifica una stagione, si fanno dei contratti e se non vengono rispettati, magari per la pandemia, diventa un problema per la Società Abbiamo fatto un buon lavoro sul recupero dei crediti. Invece debbo dire che tutto quello che abbiamo lanciato quest’anno, tra il 93% e il 98% è stato pagato. Abbiamo compiuto un bel salto in avanti sotto questo punto di vista. Chiaramente tutte queste attività risentono della congiuntura economica del Paese ma anche della nostra provincia. Cercheremo di rendere accattivante il prodotto che andremo ad offrire ai nostri sponsor. Abbiamo delle idee e penso che ci saranno delle novità nel campo della valorizzazione del brand dal punto di vista dell’organizzazione di tutto il settore vendite”.

“Relativamente al discorso della valorizzazione del brand c’è molto interesse all’estero sul brand del Frosinone. Questo vuol dire che non bisogna meravigliarsi se investitori stranieri possono essere interessati al Frosinone. I fondi non vanno solo verso club di A. Molti fondi si rivolgono anche a partecipazioni in Società presenti nei campionati minori. Io penso che la nostra Società, tra quelle che fanno i campionati minori, ha il miglior progetto in Italia. Nessuna meraviglia quindi se qualcuno è interessato a fare un’operazione di irrobustimento economico-finanziario del Frosinone e quindi aiutarci a sviluppare i progetti che abbiamo in mente di fare. Questo significa che il marchio ha un valore, che il lavoro svolto in questi anni è stato importante, magari molto oscuro e che può interessare meno che guarda ai risultati sportivi. Ma nel futuro i risultati sportivi non potranno arrivare più attraverso la filantropia di un proprietario che mette tanti soldi in una Società che compra tanti giocatori, che vince tanti campionati ma poi alla fine che succede? Se non c’è la base, quando finisce la filantropia muore la Società. Il percorso che voglio far fare alla Società è esattamente quello opposto. Ho sempre detto negli anni passati che la soddisfazione è vedere la sorte del Frosinone sempre più staccata dalla sorte degli azionisti del Club. Oggi, grazie al percorso che ha portato anche alla costruzione dello stadio e che sta portando ai progetti di Ferentino e Fiuggi, il Frosinone ha un brand che vale di più rispetto a quello che aveva 7 anni fa, nonostante la promozione in serie A. Oggi siamo un punto di riferimento anche per gli investitori finanziari di tipo istituzionale interessati a questo percorso. Debbo dire che grande soddisfazione e la misura del progresso che abbiamo fatto è determinata dall’interesse degli investitori nei confronti del Frosinone. Per cui non meravigliatevi se qualcuno potrà essere interessato a collaborare in tutto o in parte con il Frosinone. Non so se e quando accadrà tutto ciò”.

 “Il terzo discorso riguarda il capitolo relativo alle infrastrutture sportive: il progetto di Ferentino è stato protocollato al Comune. Spero che a breve ci diano la possibilità di poter operare. Mi piacerebbe chiuderlo entro il termine della stagione prossima, mi piacerebbe che gli head-quarter del Frosinone Calcio, soprattutto quelli dell’Area Amministrativa e dell’Area Tecnica, possano traslocare, Mentre l’Area Marketing e Comunicazione rimarrà nello Stadio. Anche perché la nostra famiglia cresce ed ha bisogno di spazi. Quindi, ricapitolando, i progetti stanno andando avanti, secondo me sono ben calibrati e complementari: Stadio, Ferentino e Fiuggi hanno ognuno un profilo di missione. Il giorno che riusciremo a realizzarli saremo stati capaci di aumentare l’empatia tra territorio e squadra di calcio e daremo una identità a tutto il movimento sportivo, maggiore rispetto a quello che non siamo stati capaci di fare. Tutto quello che riguarda il completamento dello Stadio sta andando avanti, speriamo di inaugurare il 1 di ottobre il punto di ristorazione. Sulla ‘strada dei tifosi’, l’Amministrazione Provinciale e Comune sono riusciti a risolvere il problema e dovrebbe essere realizzata nel giro di 1 o 2 anni. E poi valuteremo se chiudere tutti i discorsi relativi al Frosinone Village o meno. Perché le cose che uno pensa, con la velocità con cui avvengono le trasformazioni magari 3 anni dopo sono vecchie. Sulle infrastrutture non abbiamo tante cose da segnalare, semmai i dettagli dei vari iter li daremo alla prossima conferenza stampa che faremo ad inizio stagione nella quale potremo avere una pianificazione temporale più precisa”.

“Ed eccoci al Settore Giovanile. Debbo ringraziare Frara e Gorgone del lavoro che è stato fatto con la Primavera (in semifinale playoff col Brescia, ndr). Aver raggiunto l’obiettivo ci fa sperare di trovare qualcosa di interessante tra questi ragazzi ai quali possiamo dare la possibilità di fare un ulteriore step di crescita. Siamo contenti. Non era per niente scontato. E’ un buon punto di partenza. Ci possiamo considerare moderatamente soddisfatti unitamente al lavoro che nel frattempo ha svolto dall’Accademia, una esperienza nuova lanciata lo scorso anno. Anche lì qualche risultato lo si è ottenuto, anche lì c’è qualcosa da valorizzare meglio. Ma la collaborazione è stata positiva al primo anno”.

“Questa stagione sportiva è da considerare interlocutoria se guardiano all’ambizione, se invece la guardiamo con razionalità è stata importante. I 4 pilastri sui quali era stata basata la strategia sono stati ben impiantati sul terreno, in prospettiva del grande lavoro che bisognerà fare negli anni a venire. E non bisogna dare mai nulla per scontato perché tutto avviene per scivolamento in una fase così delicata anche del territorio. In Italia mi dite chi investe sulle infrastrutture sportive o nei settori giovanili? Noi possiamo dire con orgoglio che il Frosinone è una delle poche Società che sta cercando di cambiare il paradigma di come si fa il calcio. Per renderlo sempre più staccato dalle sorti dell’azionista di riferimento. In Italia il calcio soffre e si trova distante da altri standard perché è rimasto di tipo provinciale e vive con il paradigma di 50 anni fa: il magnate che ha passione, ha una grande voglia di avere visibilità, prende i suoi soldi, li mette dentro la Società fino al momento in cui si stanca e lascia il deserto. Invece il calcio deve andare verso una dimensione differente, nel quale gli investitori svolgono il loro ruolo dopodiché mettono in mano il discorso a chi ha la competenza organizzativa e la capacità di gestione. A quel punto si valutano queste persone in funzione dei risultati che hanno ottenuto. Sempre più l’attività sportiva nel calcio è l’attività simile a quella che si svolge in un’azienda, ma bisogna avere la coerenza dei comportamenti e non farsi condizionare dall’umoralità del risultato sportivo. Che non può essere l’unico driver di giudizio. Voglio infine cogliere l’occasione per ringraziare tutti i collaboratori di questa Società, da chi svolge il lavoro per il quale gode delle luci della ribalta fino a chi lavora nell’ombra ma svolge un lavoro prezioso senza il quale neppure chi appare sarebbe nella condizione di poter esprimere il suo potenziale”.


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