Frosinone, parla l'architetto Calò: "Voglio giocarmi le mie carte in Serie A"
Il Frosinone si gode il ritorno nel gotha del calcio italiano e uno dei simboli indiscussi di questa cavalcata trionfale è senza dubbio Giacomo Calò. Il centrocampista, metronomo instancabile della mediana ciociara, ha tracciato un bilancio emozionale e tecnico di una stagione che lo ha visto protagonista assoluto. A 29 anni, Calò ha trovato in terra laziale la dimensione perfetta, diventando il punto di riferimento per un gruppo giovane che ha saputo stupire l'Italia calcistica con un gioco coraggioso e una mentalità d'acciaio.
L'analisi di Calò parte dalla genesi di un successo che molti consideravano insperato, nato da un mix alchemico tra la "vecchia guardia" e i nuovi innesti arrivati con una fame di riscatto fuori dal comune: "Non c’è stato un momento preciso in cui ho detto: ‘Quest’anno ce la giochiamo’. È stato un insieme di cose, una sorta di spensieratezza collettiva. Molti ci vedevano così, un po’ leggeri, ma in realtà eravamo organizzati e consapevoli di ciò che stavamo facendo. L’entusiasmo iniziale ci ha aiutato molto, ma credo che anche l’eredità della scorsa stagione sia stata fondamentale. Noi nuovi siamo arrivati con la mentalità giusta: chi cercava riscatto, chi ha colto l’opportunità con tutto se stesso."
Uno dei segreti del successo giallazzurro porta il nome di Massimiliano Alvini. Il tecnico ha saputo toccare le corde giuste, instaurando con Calò un rapporto di fiducia totale fin dai primi giorni di ritiro. Il calciatore ricorda con precisione la pignoleria tattica del mister, capace di correggergli i movimenti già nell'intervallo della prima amichevole estiva contro il Benevento, segnale di una visione chiara e senza compromessi.
Questa sintonia ha permesso a Calò di calarsi nel ruolo di "chioccia" per i compagni più giovani, gestendo la pressione psicologica di un finale di campionato dove ogni passo falso poteva essere fatale: "Il mister ha inciso tantissimo, specialmente sotto l’aspetto della fiducia. Mi ha parlato fin dal primo giorno di ritiro per spiegarmi le sue idee. Essere un punto di riferimento in un gruppo così giovane è una responsabilità importante, ma va gestita con positività. Mentalmente siamo stati bravissimi, specialmente nel finale: quando le avversarie vincevano e tu eri costretto a fare altrettanto, il rischio di crollare c’era. Invece siamo rimasti sereni, senza mai un problema interno."
Nel racconto della stagione, Calò isola due partite emblematiche. La prima è la sconfitta contro il Venezia, definita paradossalmente come la miglior prestazione corale dell'anno, macchiata solo da un blackout fatale. La seconda è il pareggio eroico contro il Monza: un 2-2 agguantato in dieci uomini che ha agito da detonatore per le ambizioni del Frosinone, mandando un messaggio di onnipotenza a tutto il campionato.
Ora, con la Serie A conquistata sul campo, il centrocampista attende segnali dalla società in merito al suo riscatto, con il desiderio ardente di misurarsi finalmente con la massima categoria da attore principale: "Onestamente, vorrei vivere l’esperienza della Serie A dopo averla conquistata sul campo. A 29 anni, dopo un percorso del genere, vorrei davvero giocarmi questa carta. La società deciderà se riscattarmi o meno, ma io sento di aver dato il mio contributo. Sogno di misurarmi con quella categoria, sentendo la differenza tecnica e tattica che ogni bambino sogna di provare. Farlo così, vincendo il campionato da protagonista, avrebbe un sapore speciale."


