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SERIE B: QUAL E' LA SQUADRA CHE HA DELUSO DI PIU'?
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Intervista TF – Gaetano Imparato (La Gazzetta dello Sport): “Angelozzi dovrà trovare il giusto mix per fare un Frosinone competitivo"

25.06.2022 10:15 di Francesco Cenci    per tuttofrosinone.com  

Abbiamo oggi il piacere di intervistare Gaetano Imparato, apprezzato inviato e firma storica della Gazzetta dello Sport, esperto del nostro calcio professionistico ed in particolare uno dei più profondi conoscitori della serie B.

Dunque Gaetano, è da poco terminato il campionato di serie B con la promozione in massima serie di Lecce, Cremonese e Monza. Secondo te sono state queste le squadre che più hanno meritato il salto in serie A?

“Baroni con il Lecce ha confermato di essere un ottimo allenatore, dopo aver portato il Benevento in A per la prima volta si è ripetuto con i salentini, un traguardo meritatissimo. La Cremonese è un po' la sorpresa ma il lavoro svolto da Pecchia è stato ottimo, il Monza non ha certo brillato in continuità, ma tutto sommato ha meritato la promozione. Chi però avrebbe meritato la A secondo me è il Pisa, più dei lombardi, cremonesi e monzesi”.

Venendo al presente, per molti addetti ai lavori questa serie B, col passare degli anni, somiglia sempre più ad una serie A2. Il riscontro lo abbiamo ad esempio dalle ultime partite della Nazionale, dove Roberto Mancini ha fatto esordire giocatori provenienti dalla serie B, quali Gatti, Zerbin, Esposito. Concordi su questa corrente di pensiero?

“Si, posso essere d’accordo nel definire una specie di - A2 – questa Serie B, non fa testo però il fatto che Roberto Mancini abbia pescato tra i cadetti perché sappiamo l’emergenza in cui si trova il calcio italiano.  Sarebbe stato davvero intrigante se le scelte del Ct azzurro, pescate dalla Serie B, avessero davvero inficiato la bontà dei giocatori che disputano la massima Serie, sono soltanto esperimenti però e debutti mirati. Io invece vorrei che in questa Serie B sbucassero allenatori con idee nuove, squadre che corressero molto ma molto di più della media e dei ritmi visti in B, ma soprattutto nel campionato di A. – Ormai si gioca quasi passeggiando -, copiando un po' quelle squadre straniere che corrono per cento minuti e fanno della velocità la loro arma migliore, così come mi augurerei qualche esplorazione tattica (di modulo o quant’altro), innovativa e intrigante".

Siamo in una pre-fase del calcio mercato, ma già molte squadre si stanno attrezzando per il prossimo campionato. Pensi che dal 1 Luglio ci sarà un mercato scoppiettante oppure molte Società dovranno fare i conti con un budget piuttosto limitato, visto che stiamo uscendo a fatica da più di 2 anni di Pandemia e quindi di mancati introiti per le Società stesse?

“Credo che tranne qualche rara eccezione, mercato e acquisti scoppiettanti con spese più o meno folli e ribaltoni imprevedibili in B non ce ne saranno. Prevarrà la strategia delle scelte attente, mirate e senza follie come credo sia giusto”.

Nel prossimo campionato ci saranno squadre blasonate come Parma, Spal, oppure Cagliari e Genoa retrocesse dalla serie A e squadre storiche per la serie B come Bari, Palermo salite “dall’inferno” della Lega Pro e rappresentanti di 2 città affamate di grande calcio. Come immagini possa essere questo affascinante prossimo torneo cadetto?

“Il fatto che sarà una Serie B con squadre che rappresenteranno grandi città mi fa sinceramente piacere, senza nulla togliere a quei centri di provincia, piccoli, che fanno tanta simpatia e che in passato hanno anche raggiunto traguardi importanti. Le grandi città devono portare pubblico allo stadio, entusiasmo, seguito e passione. Cosa che sta scemando in B, in C e anche in A. Quindi dico che sarà una Serie B affascinante. Ripeto, spero che anche il gioco offerto sia tale e che non ci siano tante partite più o meno noiose”.

Parlando del Frosinone, lo scorso anno è arrivato ad un soffio dai play off. Secondo te cosa è mancato ai canarini per potersi giocare il sogno della serie A?

“Secondo me al Frosinone è mancata solo la continuità e, probabilmente, qualche leader – di spicco – ma veramente leader nel vero senso del termine, che potesse prendere per mano la squadra e strattonarla nei momenti in cui si perdeva psicologicamente”.

Quest’anno i giallazzurri perderanno giocatori di grande valore come Gatti, approdato alla Juventus, e Zerbin, tornato al Napoli oltre a Charpentier che probabilmente tornerà al Genoa, solo per fare alcuni nomi. Il direttore Angelozzi dovrà dar fondo a tutte le sue capacità per approntare una squadra competitiva e tenendo sempre d’occhio il bilancio. Pensi che anche per il prossimo campionato la squadra di Mister Grosso possa recitare un ruolo importante?

“Il Direttore Angelozzi sa il fatto suo, non dipenderà solo da lui però ha la possibilità di allestire una squadra che possa essere competitiva come lo sono state altre nel torneo scorso e in quello precedente. Bisogna anche realmente capire che possibilità e volontà ha il club di puntare senza mezzi termini alla Serie A.  Se si parte con l’idea di partecipare ai play off, e poi magari giocarsela lì la chanches di massima serie è una cosa, se invece si partirà con il volere la Serie A a tutti i costi è un’altra storia. E aumentano anche le spese. Però conoscendo il Direttore Angelozzi, e altri miracoli che ha fatto in passato (come a La Spezia), si può trovare un giusto mix. Rinforzare questa squadra, nonostante chi andrà via e le partenze pesanti, puntando a qualcosa di positivo. Non sarebbe male allargare un po' i cordoni della borsa per correre meno rischi”.

Concordi sul fatto che è necessario dare la possibilità ai giovani calciatori di poter giocare titolari nelle varie squadre, come accade all’estero anche in squadre importanti? Questo sarebbe un duplice vantaggio per le Società, le quali potrebbero poi trarre vantaggio, anche economico, se dovessero scoprire talenti e rifornire le nostre Nazionali di futuri campioni. Quale è il tuo pensiero in merito?

“Sono d’accordo. I giovani devono essere aiutati a giocare anche nelle squadre top, però va detto anche che chi lavora sui giovani (e penso soprattutto ai tecnici delle varie Under oltre a quelli dei Club) dovrebbe essere maggiormente artefice dello sviluppo fisico, di struttura, di tanti ragazzi per aiutarli a colmare il gap che esiste tra le squadre Primavera, Giovanili o comunque di serie inferiore in un eventuale passaggio alla Serie A. E’ vero, nelle altre nazioni i giovani debuttano in prima squadra, ma hanno formato in palestra e con allenamenti specifici, strutture fisiche e capacità tecniche che non fanno vedere l’enorme differenza fra i giocatori già avvezzi a giocare nella massima serie e loro che sono appena arrivati. Oggi in Italia questo divario è ancora enorme”.


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