Pescara, Andrea Carnevale: "Club a cui sono molto legato, spero che si salvi"
Il tema dei giovani italiani torna al centro del dibattito. Tra costi sempre più elevati e difficoltà di inserimento, diversi club stanno rivedendo le proprie strategie. Andrea Carnevale, oggi responsabile scouting dell’Udinese, individua una delle cause principali: il prezzo dei talenti italiani, spesso fuori mercato rispetto alle alternative straniere. A scommesse.io, il dirigente analizza le criticità del sistema e spiega perché sempre più società scelgono di investire all’estero.
Lei ha contribuito a portare nel calcio italiano tanti talenti, soprattutto stranieri. Penso a De Paul, Molina, in passato Inler e più recentemente a Lennon Miller, che sembra avere grande potenziale. C’è una ragione precisa dietro questa politica di mercato? I talenti italiani sono pochi, troppo costosi o c’è altro?
Esatto. I talenti italiani, rispetto agli stranieri, costano molto di più. Faccio un esempio: se vogliamo prendere un giocatore della Primavera di Inter, Roma o Atalanta, parliamo di cifre che alla mia età non avrei mai immaginato. Questi ragazzi sono ottimi calciatori, ma hanno costi molto elevati sia a livello di cartellino sia di ingaggio: spesso guadagnano anche tre volte più di uno straniero. Per questo motivo puntiamo su giovani stranieri: hanno un costo inferiore, sia per l’acquisto sia per il contratto. Noi siamo una realtà diversa, non siamo il Milan o la Juventus, non possiamo permetterci certi investimenti. Da oltre 30 anni lavoriamo così: scopriamo giovani sconosciuti, li facciamo crescere e poi li portiamo a grandi livelli. Questo modello è sempre stato il nostro punto di forza. Negli ultimi anni stiamo inserendo anche qualche italiano, come Bertola e Nunziante. Personalmente devo ringraziare l’Udinese e il presidente, perché è stato lungimirante: questa politica non nasce oggi, ma più di 30 anni fa. I risultati, tra plusvalenze e giocatori valorizzati, hanno dato ragione a Gino Pozzo. Io sono il capo scout e sono orgoglioso di far parte di questa società.
Quali sono le caratteristiche che reputa più importanti e che deve avere un giovane per destare la sua attenzione?
Il talento è importante, ti dà un vantaggio iniziale. Ma a me piacciono soprattutto giocatori strutturati fisicamente, adatti al campionato italiano. È una scelta precisa: quando affronti squadre come Milan, Juventus o Inter, la fisicità ti aiuta a reggere il confronto. In difesa, per esempio, è fondamentale. Oggi abbiamo giocatori come Solet, Bertola, Kristensen: profili che uniscono fisicità e qualità. Detto questo, il talento non basta. Serve mentalità, personalità, determinazione. Anche queste sono forme di talento, non solo la tecnica.
La sua ultima esperienza è stata a Pescara. Quest’anno la squadra sta faticando, ma con Insigne sembra rinata. Pensa che meritava un’altra chance in Serie A?
Purtroppo nel calcio conta anche l’età. Lorenzo ha 35 anni: non è vecchio, ma nemmeno giovanissimo. Secondo me potrebbe ancora dire la sua in Serie A, ma evidentemente le società hanno fatto altre valutazioni. Il suo arrivo a Pescara mi ha ricordato la mia esperienza: quando arrivai, la squadra era ultima e sembrava destinata alla retrocessione. Riuscimmo a salvarci con una grande rimonta. Oggi vedo una situazione simile: Insigne è arrivato in un momento difficile e sta trascinando la squadra. Mi auguro che possa fare lo stesso percorso: Pescara è una piazza a cui sono molto legato e spero davvero che si salvi.
Ultima domanda d’obbligo sulla Nazionale: Gattuso riuscirà a riportare l’Italia al Mondiale?
Me lo auguro da italiano. Dopo tanti anni sarebbe fondamentale tornare a disputare la Coppa del Mondo. Gattuso è un grande motivatore e può fare bene. Le possibilità ci sono, ma servirà grande attenzione già dalle prime partite. L’Irlanda del Nord non è forte come quella del Sud, ma la gara andrà affrontata con molta umiltà. Non abbiamo fuoriclasse assoluti, ma tanti buoni giocatori. L’Italia, però, è sempre imprevedibile. Se si dovesse qualificare al Mondiale, potrebbe arrivare anche molto lontano, magari fino in fondo.


