La Repubblica: "Modena-Palermo, il doppio ex De Biasi: 'Incrocio che può decidere la stagione. Baldini? Messo da parte in fretta'"
"Modena-Palermo. Il doppio ex De Biasi: «Incrocio che può decidere la stagione. Baldini? Messo da parte in fretta»", titola La Repubblica in edicola oggi.
La chiama «La mia Palermo». Gianni De Biasi, oggi ct dell’Azerbaijan dopo il “miracolo” Albania, con i rosa visse tre anni tormentati nei quali, «polentone per la prima e unica volta al sud», imparò le nozioni essenziali della vita sull’erba: retrocessione, promozione in B, fallimento. E di una città misteriosa e piena di contrasti. «Palermo mi è rimasta nel cuore. Ho vissuto un periodo felice, malgrado le vicissitudini e l’omicidio del presidente Parisi. L’ho sempre considerata come una seconda terra di origine. Ho trovato gente calda e accogliente e soprattutto sono guarito dalla gastrite e dalla colite accumulate a Brescia (ride, ndr)».
[...] «Il Modena ha avuto un avvio complicato come del resto il Palermo. Sembrava in risalita dopo i tre successi, interrotti dallo stop di Pisa. Ha una solida proprietà alle spalle, la famiglia Rivetti, e non nasconde le ambizioni della A, un po’ come ai miei tempi. I rosa non riescono a uscire dalla crisi. Ce n’è per una partita che potrebbe segnare il cammino delle due società».
La galassia City chiede solo pazienza. «In teoria, il Palermo ha il vantaggio di un programma senza scadenze immediate. Nessuna premura, dunque, ma l’idea di raggiungere la A spingendo sulla continuità, sulle strutture e sul fatto che la piazza, sede di tante partite della nazionale, punta ad avere l’Europeo del 2032, Italia permettendo».
I tifosi hanno Corini nel mirino. «Cacciare l’allenatore è il leitmotiv di quando le cose vanno male. Una sconfitta per tutti perchése il tecnico non ha problemi con i giocatori non c’è motivo di esonerarlo. Per il nuovo arrivato ci vuole tempo e non sempre è la medicina giusta».
La magia può essersi interrotta con il cambio di prospettive e le dimissioni di Baldini? «Conosco Silvio da sempre, abbiamo fatto il corso di allenatore insieme, eravamo anche nella stessa stanza. Una persona speciale, una “pecora nera” in questo calcio che non ama valori profondi. Mi somiglia. Il suo mondo è stato messo da parte troppo in fretta dopo il miracolo della promozione ottenuto lavorando sull’autostima dei ragazzi, aspetto che mi piace, quando nessuno pensava che potesse accadere. Cambiare strada comporta sempre dei rischi».


