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ESCLUSIVA TB - Nucifora: "Leone e Lisai della Torres pronti per la B. Ma in pochi hanno il coraggio di puntare sui giovani. I DS? I più bravi sono i più esperti"

ESCLUSIVA TB - Nucifora: "Leone e Lisai della Torres pronti per la B. Ma in pochi hanno il coraggio di puntare sui giovani. I DS? I più bravi sono i più esperti" TuttoB.com
© foto di Prospero Scolpini/TuttoLegaPro.com
autore
Luca Cilli
martedì 1 aprile 2014, 09:00ESCLUSIVE TB

E’ uno dei direttori sportivi più esperti del calcio italiano. Più di 35 anni spesi dietro la scrivania a gestire ed allestire formazioni che spesso e volentieri poi sul campo hanno ottenuto grandi risultati. Enzo Nucifora, classe ’45, adesso ha messo la sua esperienza al servizio della Torres, in Seconda Divisione. Nel giro di pochi mesi la formazione sarda è passata dai margini della zona calda all’interno del lotto delle formazioni pronte ad accedere direttamente nella Lega Pro unica. Uno dei tanti successi ottenuti dall’esperto DS, che nel Messina dell’allora presidente Giovanni Massimino portò in panchina uno sconosciuto Zdenek Zeman e puntò tutto su un giovane Totò Schillaci, attaccante che poi vendette alla Juventus per la cifra non indifferente di 7,5 miliardi di lire. In esclusiva per TuttoB.com Nucifora ha espresso la propria opinione sui giovani più promettenti della Lega Pro pronti per affrontare il torneo di B oltre che ricordare com’è cambiata negli anni la figura del direttore sportivo.

Nucifora dall’alto della sua esperienza ha notato in Lega Pro alcuni giovani già pronti per il torneo di B?

“Nella mia squadra, la Torres, c’è il portiere Leone, un classe ‘93. Nel corso della mia attività calcistica ne ho visti tanti di portieri. Giusto per citare qualche nome Tacconi e Ferron, che da ragazzini sono arrivati in nazionale. Leone è fortissimo, può e deve migliorare ancora tanto ma credo che sia un portiere che può fare una grande carriera. È alto oltre il metro e novanta, anche dal punto di vista fisico è ben strutturato.”

Potrebbe giocare titolare in cadetteria?

“Per come la penso se un ragazzo giovane ha le potenzialità deve giocare a prescindere dalla carta d’identità. Tacconi e Ferron, che ho citato prima, giocavano titolari a 18 anni. All’epoca ovviamente erano sconosciuti, non erano nomi importanti come sono diventati successivamente. Il coraggio di un manager è questo: investire ed intuire. Io se fossi stato un direttore di una formazione di B avrei investito, e rischiato, su questo ragazzo. A Messina portai Protti che aveva 18 anni per sostituire Salvatore Schillaci. Insomma, il coraggio non mi è mai mancato. Un altro calciatore pronto per giocare in B è Lisai, terzino della Torres. È un classe ’89, non più giovanissimo, esploso tardi come tanti altri calciatori. È seguito da diversi club di categoria superiore, uno di questi è il Pescara. È un esterno che somiglia parecchio a Di Livio. Poi il nostro difensore Benedetti, classe ’93, che ho preso dal Sassuolo e che sarà uno dei punti fermi della nostra formazione.”

Al di là dei singoli ritiene che in Lega Pro ci sono ragazzi interessanti oppure è un torneo che non offre grandi risorse da sfruttare successivamente nelle categorie superiori?

“Ci stanno diversi giocatori pronti per la B. Il discorso è sempre quello: ci vuole intuito e coraggio per prenderli e farli giocarli. I giovani interessanti ci sono eccome. Anzi, molti li seguo perché sono seriamente intenzionato a tesserarli per la Torres nel prossimo torneo unificato di Lega Pro. Chi dice che in questi tornei non ci sono ragazzi interessanti e di prospettiva dice male. Se non c’è il coraggio di investire in qualcuno di questi si rischia anche di lasciarli nei meandri del nostro calcio, ovviamente a discapito dell’intero movimento.”

Nucifora come giudica il lavoro dei suo colleghi che lavorano in B? Crede che hanno il coraggio giusto per prendere e lanciare giovani provenienti dalle serie inferiori?

“Io posso dire che il mondo dei direttori sportivi ha subito un grosso trauma. La formazione di alcuni procuratori hanno in pratica sostituito agli occhi dei presidenti la figura del DS, che è stata fortemente ridimensionata sotto il profilo della competenza, della autorevolezza e della serialità. Oggi si sta riscoprendo il ruolo e si dimostra che nell’antico c’è il moderno. Guardiamo Sabatini, un direttore d’esperienza che a Roma sta facendo grandissime cose. Stessa cosa Pierpaolo Marino a Bergamo con l’Atalanta. I direttori sportivi d’esperienza e di autorevolezza, che non sono ne “signor sì” ne “tappetini”, sono lo strumento per poter ricreare le basi del rilancio del calcio italiano. I procuratori sono bravi professionisti ma non fanno l’interessa dell’azienda, della società. Lavorano solo per se stessi. Bisogna rivalutare sotto tutti gli aspetti la figura del direttore sportivo, come funzionava ai miei tempi. I vari Vitali, Beltrami, Governato, figure che purtroppo non si incontrano più. Marotta della Juventus, respirando quel tipo di aria e quel tipo di ambiente costituito dai DS del tempo ne ha beneficiato. Ora è uno dei migliori perché ha avuto buoni maestri. Con l’esperienza personalmente ho preso la Torres a 15 punti dalla zona promozione e nel giro di pochi mesi l’ho portata nel lotto delle prime.”

Lei ha lavorato in grandi piazze per calore, storia e tradizione. Mancano un po’ club storici a questa cadetteria?

“Penso di sì. Ancona, Sambenedettese, Foggia, Taranto, Pisa, Lucchese, Triestina, Spal, Rimini, Alessandria, Mantova ed altre sono tutte belle piazze. Così come lo era il Messina dove ho lavorato per diversi anni. Mi ricordo che a mezzogiorno il “Celeste” era già pieno ed i biglietti erano finiti già dal martedì. Era un altro mondo, non era quello delle televisioni e del calcio in tv. Si è vero, ci sono tante piazze importanti che mancano alla B.”

 

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