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ESCLUSIVA TB - Marchetti, ds Cittadella: "Derby vitale per la salvezza, noi abituati a soffrire. Foscarini mai in discussione, noi non siamo come gli altri"

ESCLUSIVA TB - Marchetti, ds Cittadella: "Derby vitale per la salvezza, noi abituati a soffrire. Foscarini mai in discussione, noi non siamo come gli altri" TuttoB.com
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
autore
Francesca Simonelli
giovedì 20 marzo 2014, 17:00ESCLUSIVE TB

Una delle gare più in vista della prossima giornata è sicuramente Padova-Cittadella, derby dalle mille sfumature. Le due squadre, oltre alla vicinanza geografica, sono entrambi a quota 26 punti in classifica, e lottano per rimanere in serie B. Di tutte queste cose abbiamo parlato in esclusiva con Stefano Marchetti, direttore sportivo del Cittadella, che ha commentato il momento della sua quadra in vista del derby.

“Quella di sabato è una gara dall’importanza vitale, soprattutto per la posizione in classifica. Di derby ne abbiamo fatti tanti ed è sempre stata una partita sentita, però quest’anno è veramente fondamentale, perché c’è in ballo il futuro, che è vincolato alla classifica. Non si può sbagliare, per cui è ancora più difficile”.

Sarà anche il derby di Giovanni La Camera. E’ atipico che un calciatore passi durante il campionato da una squadra ad un’altra della stessa città. Come sarà incontrarlo da avversario?

“Sono cose che succedono nel calcio moderno. Giovanni ha avuto l’opportunità di andare al Padova e io gliel’ho data. Si è creata questa situazione negli ultimi minuti di mercato e io ho cercato di fare le cose giuste, sia per lui che per la società. In quel momento andava fatto. Non ho rimpianti, ho un buonissimo ricordo di Giovanni La Camera, però il calcio è questo”.

Qual è la forza del Cittadella, dalla quale partire per raggiungere la salvezza?

“Intanto partiamo dal fatto che siamo abituati a soffrire. Ci siamo trovati spesso in situazioni come questa, anche se magari non così difficili, ma abbiamo nel nostro DNA la capacità di lottare e di non perdere la testa nei momenti difficili. Mi auguro che questo alla fine possa fare la differenza”.

Viste le abitudini del nostro calcio, può spiegare come invece sia possibile oggi avere lo stesso allenatore per dieci anni?

“Penso che il segreto sia mettere al primo posto il rapporto umano. Anche nei momenti di difficoltà, in cui le cose non andavano bene, non abbiamo mai tralasciato questo aspetto, l’uomo ha prevalso su tutto il resto, e Foscarini è sempre rimasto con noi. Io credo che l’allenatore vada cambiato quando non ha più in mano la situazione e la squadra non lo segue più. Non è il caso del Cittadella, non lo è mai stato, perché qui l’ambiente, l’allenatore e la società hanno sempre camminato nella stessa direzione. Non ho mai esonerato l’allenatore per questi presupposti, non perché non sia d’accordo in generale con l’esonero, che, ripeto, è necessario solo nel caso in cui il tecnico perda il polso della situazione. In Italia questa abitudine è esasperata, perché a volte si cambiano gli allenatori come gli abiti, e questo secondo me non è professionale”.

La serie B è un campionato dal grande equilibrio. C’è qualche squadra che l’ha colpita particolarmente?

“Penso che il Palermo, per qualità, sia una squadra che non c’entra niente con la B, tanto che ha fatto un campionato a parte. Però mi piace il Crotone, che esprime un gioco bello, vivace, un grande calcio insomma”.

Qual è secondo lei la squadra che, insieme probabilmente al Palermo, riuscirà ad ottenere la promozione diretta in serie A?

“Direi l’Empoli, perché ha un parco attaccanti che fa la differenza. Però può inserirsi tranquillamente qualche altra squadra, perché il campionato di serie B è imprevedibile e a volte l’entusiasmo e la piazza possono trascinare. Tutto può succedere, credo che l’Empoli abbia giocatori come Maccarone e Tavano che, se riescono ad esprimere tutto il loro potenziale, possono essere determinanti”.

 

 

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