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ESCLUSIVA TB - Brescia, Maifredi: "Ci vuole tempo per migliorare e Iaconi lo avrà. Mancano tanti titolari, la città ci sostenga"

ESCLUSIVA TB - Brescia, Maifredi: "Ci vuole tempo per migliorare e Iaconi lo avrà. Mancano tanti titolari, la città ci sostenga" TuttoB.com
© foto di Federico De Luca
autore
Luca Cilli
martedì 18 marzo 2014, 17:00ESCLUSIVE TB

Due partite zero punti. L’avvicendamento in panchina fra Cristiano Bergodi e Ivo Iaconi non ha portato punti al Brescia che ora, più che alla zona play-off, deve guardarsi alle spalle ed allontanarsi dai play-out distanti 6 lunghezze. Contro Latina (in casa) e Palermo (in trasferta) sono arrivate altrettante sconfitte. Insomma, l’avventura sulla panchina lombarda per l’ex tecnico di Pescara e Reggina non è iniziata nel migliore dei modi. Per il direttore tecnico Luigi Maifredi però i problemi sono da ricercare anche nell’indisponibilità costante di diversi elementi scelti in estate per allestire un organico di prim’ordine. Le assenze, insomma, stanno limitando e non poco l’annata bresciana. E per Maifredi Iaconi sta comunque portando avanti un lavoro che richiede tempo e pazienza per vederne i frutti.

Luigi Maifredi al momento dal punto di vista dei risultati il cambio in panchina non ha portato punti. Sotto il profilo mentale e caratteriale c’è qualcosa di diverso rispetto alla gestione precedente?

“Quando si cambia solitamente qualcosa il nuovo allenatore porta. Non è che mi fa pensare che la squadra sia migliorata tutta d’un tratto. Ci vuole del tempo e chiaramente Iaconi lo sta avendo. Non siamo disturbati dal fatto che abbia perso due partite. Certo, ci da amarezza averle perse ma nessuno da delle colpe al nuovo mister per questo”.

Si aspettava un avvio diverso da parte di Iaconi?  

“Credo che nella vita, in generale, essere superficiali è una grave colpa. Se analizziamo le due partite che Iaconi ha perso credo che con il Latina ci siano ampie situazioni su cui discutere e per cui abbiamo perso, io sono stato anche squalificato per quanto avvenuto. A Palermo invece abbiamo patito le grandi assenze. Non dobbiamo dimenticare che manchiamo di 6 titolari ipotizzati in estate, e credo che nessuna formazione possa affrontare un campionato difficile come quello di serie B senza 6 pedine fondamentali”.

Anche in base alla sua esperienza, perché la squadra fa così fatica? È un problema mentale prima che tecnico?

“Una ragione è che ci mancano tanti titolari. Noi per un verso o per un altro non abbiamo mai potuto schierare la squadra ipotizzata in estate. Volevamo una squadra importante ed abbiamo preso giocatori di qualità, ma non abbiamo potuto metterli insieme in campo. Purtroppo questo è il timbro della stagione. Perché al completo saremmo, se non la più forte, fra le più forti del campionato. Però bisogna accettare l’andazzo. Noi siamo in emergenza proprio perché abbiamo avuto tanti infortuni ma prima o poi le cose finiscono e speriamo di avere un “aiuto” dal Dio del pallone anche per recuperare tutti questi giocatori importanti”.

La prossima partita contro lo Spezia non si può proprio sbagliare

“Credo che si possa usare la parola “determinante”. È vero, noi stiamo lavorando affinché sabato si raggiunga qualcosa d’importante. Però fra il dire ed il fare c’è sempre di mezzo il campo e tante piccole cose che devono esistere perché ciò avvenga”.

Alla piazza cosa si sente di dire? Chiede pazienza perché presto le cose cambieranno?

“E’ difficile parlare alla piazza quando non ci sono i risultati perché credo che ognuno abbia le sua ragioni ed il suo modo di stare vicino alla squadra. Io personalmente quando le cose vanno male cerco di stare ancora più vicino alla squadra. Però questo è il mio modo di pensare. Non mi va di dire nulla, mi va solamente di far fare un piccolo ragionamento. Ma è il momento che la città dia un calore e un appoggio alla squadra”.

Lei nel mondo di calcio c’è da una vita e probabilmente ha vissuto le pagine più belle del calcio italiano. Pensa che il livello del calcio italiano si sia abbassato notevolmente?

“Se guardiamo i nomi che facevano parte del calcio quando facevo io l’allenatore è semplice dire che qualcosa è venuto meno. C’erano altri giocatori ma anche altri allenatori. Io non sono completamente d’accordo con il fatto che vengano messi sul mercato 30 allenatori l’anno. Prima fare il tecnico era veramente difficile e dipendeva dai risultati e dalla passione. Adesso basta avere delle conoscenze ed è possibile allenare. Perché adesso il giovane allenatore senza esperienza può arrivare subito in una grande? E’ il sistema che porta a questo. Il grande giocatore, rispetto ad un altro, non fa la trafila ma inizia subito. Credo che Seedorf, ad esempio, prima di allenare abbia dovuto fare altre cose, quantomeno un settore giovanile o una serie B. Ora in virtù di quanto fatto da calciatore gli hanno dato una delle squadre più importanti al mondo. Questo senza nulla togliere a Seedorf che magari diventerà un grandissimo allenatore, ma mi sembra una forzatura”.

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