ESCLUSIVA TB - Alessandro Gaucci vuota il sacco: "Mio padre ed io abbiamo cambiato il calcio. Ora lui sta meglio di noi! Felice per Cosmi, grande uomo. Mancosu, non è tardi per la A"
E’ il figlio di uno dei più stravaganti e discussi uomini di calcio degli ultimi 20 anni. Per 13 anni ha guidato insieme a suo padre il Perugia, con cui ha ottenuto una promozione dalla serie C1 alla B nel 1994, due promozioni dalla Serie B alla Serie A (nel 1996 e nel 1998), più una promozione in Serie B revocata per illecito sportivo al termine del campionato 1992-1993. In serie A il club umbro raggiunse la semifinale di Coppa Italia 2002-2003 e la partecipazione alla Coppa UEFA 2003-2004, successiva alla vittoria della Coppa Intertoto 2003, primo trofeo importante della società. Alessandro Gaucci oggi fa parte della dirigenza del Cadice, squadra della serie C spagnola, e si racconta in esclusiva ai microfoni di TuttoB.com, parlando degli anni di Perugia, del rapporto con Cosmi e di suo padre Luciano.
Come commenta il campionato di serie B, tra conferme e sorprese?
“Premetto che non ho seguito da vicino il campionato, visto che lavoro e vivo in Spagna, però dai giornali e dalle tv ho potuto constatare che in serie B c’è una squadra che va aldilà di tutti e corre per conto suo, che è il Palermo. Poi, per quanto riguarda le altre, secondo me il Trapani sta facendo un ottimo campionato, così come l’Empoli, che è sempre una squadra da vertice. La delusione più grande credo sia stato il Brescia, insieme alla Reggina, da cui ci si aspettava un altro campionato”.
Di cosa si è occupato in questi anni, prima di tornare a lavorare attivamente nel calcio?
“In realtà sono sempre rimasto nel calcio, perché dopo l’esperienza con il Genoa (Gaucci è stato responsabile dell’area tecnica dei liguri nella stagione 2006-2007, ndr) ho girato il mondo alla ricerca di giocatori per alcune squadre, fino all’opportunità di venire in Spagna, cosa che desideravo perché ho sempre apprezzato la cultura spagnola, e devo dire che è stata una scelta positiva, soprattutto dal punto di vista dell’esperienza lavorativa”.
A proposito della lunga esperienza di Perugia, cosa ricorda di quegli anni?
“Credo che nei 15 anni in cui siamo stati lì siano state fatte cose importanti per il calcio, e che sia stato cambiato anche un po’ il modo di fare calcio. Abbiamo fatto da innovatori con alcune scelte, come quella di andare a scovare giocatori in tutto il mondo, o prendere allenatori dalle categorie inferiori. Questi comportamenti hanno influito sul presente, perché prima di noi nessuno aveva mai pensato di andare a prendere giocatori in posti come Giappone, Corea o Cina. Noi abbiamo preso calciatori dalle serie inferiori, che poi sono diventati campioni del mondo, come Materazzi, Gattuso e Grosso. Inoltre siamo stati per 7 anni in serie A, vincendo una Coppa Intertoto e partecipando alla Coppa Uefa, con una semifinale di Coppa Italia, e battendo squadre come Juve, Inter e Milan. Insomma, risultati importanti, soprattutto se si considera il posto in cui facevamo calcio, ovvero Perugia, una piccola città di provincia”.
Oltre ai giocatori stranieri, siete stati tra i primi a prendere gente giovane e proveniente dalle serie inferiori, cosa che oggi non avviene facilmente. Perchè secondo lei?
“Quello che è difficile è trovare il coraggio di fare certe scelte, perché giocatori bravi ce ne sono; anche in Spagna, in serie C, sono tanti i calciatori che potrebbero tranquillamente giocare in serie B o comunque a livelli alti. Tutto dipende, poi, dagli obiettivi delle società, perchè di certo non è facile puntare sui giovani o su gente di categoria inferiore, soprattutto per le pressioni che ci sono nel mondo del calcio. Noi abbiamo fatto un atto di coraggio nel corso della nostra avventura a Perugia e l'unico club che un po' sta mettendo in pratica la nostra filosofia calcistica a grandi livelli è l'Udinese della famiglia Pozzo".
Cosa vi portava a fare scelte stravaganti, come quella di affidare una squadra maschile, la Viterbese, ad un'allenatrice donna, Carolina Morace, o quella di tesserare il figlio di Gheddafi?
"Della Viterbese non mi occupavo io personalmente, perchè seguivo Sambenedettese e Perugia. In generale, comunque, queste scelte un po' stravaganti e se vogliamo anche azzardate erano il più delle volte frutto della volontà di mio padre di far parlare di sé e delle sue squadre. Mio padre, infatti, sosteneva che fosse importante avere una grande cassa di risonanza e farsi pubblicità. E direi che è riuscito nel suo intento, visto che la maggior parte delle volte che si è parlato della Viterbese, lo si è fatto per la scelta della Morace, cosa che, credo, non sarebbe venuta in mente a nessun altro al mondo. Tra l'altro questa decisione si è rivelata poi positiva, aldilà del fatto che sul campo non sia andata benissimo, perchè è stata un'ottima esperienza anche per la stessa Carolina Morace, che è una bella persona ed una conoscitrice di calcio. Bisogna anche pensare che all'epoca non era affatto facile andare d'accordo con mio padre".
Cosa fa oggi suo padre? Di cosa si occupa?
"Si occupa di vacanze (ride, ndr)! A parte gli scherzi, lui ormai si è ritirato a vita privata, ha deciso di vivere in un Paese bellissimo come la Repubblica Dominicana, e quindi direi che sta molto meglio di noi!"
Che effetto le fa sapere che Serse Cosmi, che voi per primi avete lanciato a Perugia, oggi stia cambiando le sorti del Pescara?
"È una gran bella notizia, perchè Cosmi prima di tutto è una persona che se lo merita. Ha tante qualità, oltre ad essere un grande allenatore, e lo ha dimostrato in particolare con noi. Nel calcio ci sono luoghi comuni e pregiudizi che molto spesso incidono sulle scelte dei Presidenti, tanto che ci sono allenatori incapaci di ricoprire questo ruolo che continuano a trovare squadra, e poi c'è gente come Serse, che ha scritto una parte di storia del calcio italiano, ma che per il suo modo di essere ha avuto un po' di problemi. Per questi motivi sono contentissimo che stia facendo bene a Pescara, cosa di cui non ho mai dubitato, e credo che abbia tutte le capacità per portare la sua squadra ai Play-off".
Qual è l'allenatore italiano con cui ha avuto il miglior rapporto? E con chi, invece, non si è trovato bene?
"Sinceramente non c'è nessuno con cui mi sia trovato male. Ho avuto tantissimi allenatori, da Bigon a Boskov, da Novellino a Colantuono, a Mazzone, tre dei quali sono stati "lanciati" da me, e mi riferisco a Novellino, Cosmi e Colantuono. Ho lavorato bene con tutti, però forse il miglior rapporto l'ho avuto proprio con Cosmi, anche perchè con lui abbiamo raggiunto risultati che certamente rimarranno impressi nella storia del Perugia calcio".
C'è qualche allenatore o giocatore di serie B, magari giovane, che l'ha colpita in modo particolare?
"Nella serie B italiana mi piace Mancosu, l'attaccante del Trapani nonchè capocannoniere del campionato, anche se non è particolarmente giovane, anzi fa parte di quei giocatori arrivati un po' tardi nel calcio che conta, ma è uno di quegli esempi di calciatori che vengono dalla Lega Pro e fanno molto bene in serie B. Devo dire che mi piace moltissimo. L'unica cosa che lo penalizza è un po' l'età, ma basti ricordare anni addietro l'esempio di Dario Hubner, arrivato in serie A solo a 27 anni, dopo essere stato per tanto tempo capocannoniere in serie B e serie C. Tra gli allenatori, invece, mi piace Boscaglia, sempre del Trapani, che nonostante non sia tra i più giovani, è un bravissimo tecnico e credo stia dimostrando cose importanti. Anche il Lanciano, con Baroni, sta facendo buone cose, nonostante una realtà piccola come quella abruzzese. Un altro allenatore che mi sta piacendo molto è Rastelli dell'Avellino. Insomma, direi che ci sono diversi tecnici bravi, che potrebbero far bene anche in serie A".
Una domanda sul suo futuro: cosa desidera per i prossimi anni? C'è qualcosa in cui non è riuscito e che vorrebbe fare?
"Nel calcio più o meno ho raggiunto tutto quello che desideravo, ho ottenuto promozioni con tutte le squadre in cui ho lavorato e mi piacerebbe ora ripetermi, magari in Spagna, se sarà possibile, visto che la qualità della vita qui è eccezionale e mi ci trovo benissimo. In ogni caso questo è il mio lavoro, la mia passione, e sono contento di esercitarlo, qui o in qualunque altro luogo".


