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Empoli, Accardi: "Tanti i nodi ancora da sciogliere. Ripartenza? Sì, ma solo in condizioni di sicurezza"

18.04.2020 09:45 di Marco Lombardi   
Accardi
Accardi
© foto di Federico De Luca

Raggiunto da Il Tirreno, Pietro Accardi, ds dell'Empoli, ha fatto il punto della situazione in casa azzurra, in attesa di decisioni definitive sull'eventuale ripartenza del campionato cadetto.

“E’ assolutamente necessario garantire la salute di tutti, quindi quella dei giocatori, ma anche di tutte le persone che ruotano attorno a una squadra e che sono indispensabili per andare avanti. I nodi da sciogliere sono ancora molti, in questo senso, ma per quanto possibile ci stiamo muovendo”.

In che senso?

“Seguendo il protocollo della commissione medica. Dunque, nell’ipotesi di ripartire, dal ritiro alle visite per calciatori e staff.”

E come siete messi?

“Intanto l’Empoli ha la fortuna di poter contare su una società che nel corso degli anni ha pensato non solo ai calciatori ma anche alle strutture. E così il centro sportivo di Monteboro, con Casa Azzurri, ci offre la possibilità di ospitare il ritiro con i nostri 25 giocatori, lo staff e quant’altro. Sanificare la struttura in precedenza, come del resto i locali del Castellani, non sarà un problema insormontabile. Ovviamente tutti dovranno prima sottoporsi ad una nuova visita d’idoneità e le condizioni di salute dovranno essere poi monitorate ogni due o tre giorni. Se dovesse verificarsi un caso di positività al Covid-19, insomma, noi come le altre società, dovremo essere nelle condizioni di isolarlo immediatamente.”

Quindi anche test e tamponi?

“Su questo aspettiamo indicazioni più precise. Ma è chiaro che serviranno anche test sierologici e tamponi”.

Che si trovano difficilmente, però…

“Ma prima di tutto viene la salute. Quindi dovremo attrezzarci anche in quel senso. D’altra parte quando si parla di calcio si ha sempre la sensazione di essere di fronte a un gruppo di pochi privilegiati, ma in realtà qui il discorso è relativo all’azienda calcio. Che, in Italia, è la terza o quarta del paese e muove l’1% del Pil. Fare i test ai giocatori, insomma, non è un vezzo ma la necessità di rimettere in moto un’importante realtà economica dell’Italia, come ce ne sono altre, e di farlo nella massima sicurezza, come per tutte le altre”

Si parla anche di ripartenza a tappe: prima la Serie A poi la Serie B e via dicendo.

“Si parla di tante cose. Ripeto, i nodi da sciogliere sono tanti. Personalmente credo che il calcio debba ripartire, per i motivi che vi ho detto prima, ma anche che debba farlo solo se è in grado di garantire la sicurezza e la salute di tutti”.

Intanto sono stati definitivamente fermati tutti i campionati giovanili tranne Primavera e Berretti.

“Dispiace. Ma visto il contesto generale credo fosse inevitabile”

Ultima cosa: ripartire con una rosa di 25 giocatori può essere un vantaggio?

“Secondo noi sì, perchè se ripartiremo ci saranno tante partite ravvicinate. Però, visto quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, può succedere di tutto.”


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