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GazzSport - Diamanti e il debutto in B: "In Australia stavo da re, ma il calcio qui... Ci vuole una sana follia"

GazzSport - Diamanti e il debutto in B: "In Australia stavo da re, ma il calcio qui... Ci vuole una sana follia" TuttoB.com
autore
Angelo Zarra
Oggi alle 15:30Cesena

La tesi a Coverciano ha un titolo che dice tutto. La Sana follia di Alessandro Diamanti è quella che lui definisce "la necessità che ogni professionista ha di esprimere, attraverso il gioco, la passione che lo ha portato a quel livello". Il suo è un percorso cominciato a Prato e arrivato in Nazionale, che poi si è sviluppato tra Inghilterra, Cina e Australia, e oggi lo porta in panchina. Si sta preparando al debutto con il Cesena, con "il coraggio di tenere viva la passione in un contesto che tende a spegnerla". 

E invece per lei la passione è la chiave di tutto. 

"Se uno lavora in un ambiente positivo col giusto atteggiamento, il divertimento e la passione fanno la differenza. La tecnica e la tattica la insegnano tutti, invece devi essere dentro alle cose che fai". 

Non è che la follia l’ha fatta il Cesena...? 

"Non deve chiederlo a me. Avevo altre possibilità, quindi erano in diversi a voler fare questa follia". 

Da calciatore ha fatto una gavetta che l’ha fatta arrivare in A pronto. Ora ha bruciato le tappe. 

"È dal 1989 che sono sui campi di calcio, ho fatto tutte le categorie in tutto il mondo. E studio tanto, sono curioso. Con i giovani - non solo nel calcio - c’è sempre scetticismo. Ho giocato con Verratti giovane, era più maturo lui di tanti vecchi". 

Alcuni concetti interessanti presi dalla sua tesi: partiamo dalla gestione del gruppo. 

"Ho studiato Guardiola, Ancelotti, Klopp, alcuni tra i migliori. Il rapporto umano è la prima cosa, in ogni lavoro. L’ambiente calcio è spietato e leva umanità, bisogna difenderla e mantenerla. E sono i calciatori che salvano la vita agli allenatori". 

È vero che doveva lavorare con Guardiola? 

"Un anno fa c’era stata questa possibilità, poi lui ha fatto altre scelte. Ma è stata una bella soddisfazione stare con lui e imparare tanto". 

A Cesena ha scritto pagine d’oro Paolone Bisoli, che è stato anche suo maestro a Prato. 

"Sì, è stato uno dei 2-3 che mi ha dato lo switch, forse il primo: mi ha dato certezze e mi ha fatto capire cosa vuol dire essere professionali". 

Ha scritto: “Più si creano motivazioni, più elevati potranno essere i risultati”. L’ha imparato da lui? 

"Sono stato capitano, ho sempre trascinato le squadre prendendomi le responsabilità. Bisogna toccare i tasti giusti nei giocatori, anche se le motivazioni dovrebbero averle da soli, visto che facciamo un lavoro che sognavamo da bambini". 

Che sistema di gioco farà? 

"Vario molto, mi piace il calcio aggressivo e propositivo. Non è questione di moduli, che non esistono più, ma di principi". 

Nel torneo scorso le squadre e gli allenatori più coraggiosi in Serie B sono andati lontano. 

"Sono sempre stato un combattente e un fantasista, il coraggio non deve mai mancare: chi non ne ha, con me non gioca". 

Nella tesi parla così della tecnologia: “Non ha sostituito la capacità dell’allenatore di interpretare le emozioni”. 

"Come diceva la mi nonna: tutto fa brodo. Tutto aiuta, ma alla fine ti devi fidare del tuo stomaco, dell’occhiometro. Un dato può aiutare, ma sono le sensazioni che cambiano tutto". 

Ha scritto anche: “La sana follia è la struttura che libera la passione, non la soffoca”. 

"Il calcio tende a chiuderti in una gabbia. Io non mi sono goduto fino in fondo la carriera perché mi sono abituato a certe cose, invece bisogna essere sempre più liberi. Se no te ne penti". 

Una cosa di cui si pente? 

"Nessuna. Rifarei tutto da capo". 

Altra riflessione che si legge nella sua tesi: “Tutto quello che ho vissuto da giocatore è il materiale grezzo con cui lavoro da allenatore”. 

"L’esperienza, gli errori da correggere, l’umiltà, la condivisione, l’onestà coi giocatori sono i miei valori. E’ un mondo che via via ti leva le responsabilità, io ho imparato a vivere sui campi da calcio". 

In Australia da allenatore la chiamavano “boss”. Ci sta? 

"E qui mister. Ci sta, in campo. Ma se al bar un giocatore mi chiama Alino non m’arrabbio". 

Ha lavorato nella galassia di City Group, qui si trova il Palermo avversario. È il favorito? 

"Ci sono tante squadre importanti, ma non le dico". 

La libertà di sbagliare che lei invoca per un calciatore vale anche per un tecnico? 

"Abbiamo la cultura del risultato, e vale anche per me. Ma il risultato è solo la conseguenza del lavoro fatto in settimana. Se lavoriamo bene e perdiamo una partita, il sorriso non ce lo deve levare nessuno". 

Sa che la B è molto scivolosa… 

"Non vedo l’ora di iniziare, sono orgoglioso di questo gruppo". 

Stanno arrivando i rinforzi. 

"È un lavoro che fa la società, io penso a far rendere i giocatori che ho. Un bravo allenatore ti cambia la carriera, un grande allenatore ti cambia la vita". 

Ci sono sette allenatori debuttanti in questa B. 

"Sono amico di Corradi e ci vedremo alla prima. Mi ha chiamato con Bonucci, mi ha preso in giro dicendo che era andato prima da lui che da me, e ho risposto che l’avevo mandato io a studiarlo". 

Ultimo spunto dalla tesi: “Il giorno in cui smetti di divertirti a giocare, hai smesso di essere un calciatore”. Vale lo stesso per un allenatore? 

"Le cose forzate non funzionano. Il mio entusiasmo di oggi è quello che avevo quando ho cominciato a giocare. Chi dice che si diverte più in panchina che in campo dice una bugia. Lo stress? Se il gruppo di lavoro funziona, non lo senti". 

La chiudiamo con una botta all’incrocio? 

"In Australia stavo da re, ma tornare a casa a fare calcio, dove ho cominciato, ha un altro sapore. Come dire: 'calcio e buoi dei paesi tuoi'. Bella no?".