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Moriero: "La promozione in B del 2009 evitò al Crotone di fallire. Totti mi voleva alla Roma per allenare la Squadra B"

14.04.2020 09:00 di Christian Pravatà   
Moriero: "La promozione in B del 2009 evitò al Crotone di fallire. Totti mi voleva alla Roma per allenare la Squadra B"
© foto di Federico Gaetano

Francesco Moriero si è raccontato a trecentosessanta gradi e senza peli sulla lingua in una lunga intervista rilasciata sul canale Instagram del noto giornalista Nicolò Schira. Ecco le dichiarazioni più interessanti rilasciate dall'ex calciatore oggi allenatore.

CORONAVIRUS - "Insieme a Fabrizio Miccoli abbiamo deciso di scendere in campo per la nostra città, Lecce. Abbiamo deciso di mettere all'asta alcune nostre maglie per le famiglie di Lecce più bisognose in questo momento di difficoltà. Il devoluto andrà all'associazione 'Angeli di Quartiere'. Ho messo all'asta la maglia del mio esordio in Nazionale e tre maglie dell'Inter della stagione 1999/00, quella nerazzurra con cui segnai al Parma, quella bianca e la terza divisa gialla. Speriamo di aiutare nel nostro piccolo a fare del bene. In questi giorni con i miei figli sto rivedendo tutte le mie partite, le ho conservate tutte in vhs. Siamo arrivati agli anni di Cagliari, ancora una settimana di quarantena e finiamo la collezione...".

INFANZIA - "Venivo da un quartiere umile come Conte, Petrachi e Garzya. Loro a 15 anni hanno fatto l'esordio: io ero al mare e una mattina si fece male un giocatore della Prima Squadra e Mazzone mi fece chiamare. Stavo al mare dove giocavo a pallone sulla spiaggia e mi presentai in ritiro in costume e infradito. Mazzone mi fece giocare subito in Coppa Italia contro la Juve davanti a 40mila persone: avevo 16 anni e lì è cominciato tutto. Da quella sera non sono più uscito. Guadagnano 50mila lire al mese il primo anno in Serie B".

MAZZONE - "Era una bestia, faceva paura solo a guardarlo. È stato il mio papà calcistico. Mi ha dato tante lezioni di vita extracalstiche per crescere e migliorare. Dopo il primo contratto in Serie A Mazzone mi chiamo in disparte e mi disse che mi avrebbe spaccato finestrini e specchietti della macchina, perché voleva che mettessi da parte i soldi per la mia famiglia. Un grande uomo e un maestro di vita".

GOL ALLA JUVE - "Primo gol in A l'avevo segnato la settimana prima contro l'Ascoli il 2 aprile 1989. Sette giorni dopo trascino il Lecce a battere la Juve: 2-0 e prima vittoria giallorossa contro la Juve. Una partita storica: segnammo io e Pasculli. Cross di Nobile dalla sinistra e feci gol di testa a Tacconi. È stata una giornata fantastica". 

CONTE - "Con Antonio eravamo come fratelli. Io, lui, Gigi (Garzya, ndr) e Gianluca (Petrachi, ndr) vivevamo insieme. Eravamo una grande famiglia: Antonio già all'epoca era un capitano-allenatore. Studiava gli avversari e sapeva tutto: ci riempiva di informazioni e consigli, era preparatissimo. Poi voleva sempre vincere: non ci stava a perdere neanche in allenamento. Da ragazzino si è rotto tibia e perone, eppure ha fatto una grandissima carriera. Aveva una forza di volontà incedibile. Per noi il calcio era tutto: non ci stava una lira e volevamo sfondare per dare un futuro alle nostre famiglie".

SCHERZO A CONTE - "Avevo 17 anni e mi ero fatto prestare una Porsche. Andiamo in giro tutto il giorno e la sera quando torniamo a casa mi dice 'Checco ma tu ce l'hai la patente'. Quando gli dissi di no, non vi dico la sua incazzatura. Ho rischiato grosso quella sera (risata, ndr)".

CAGLIARI - "Il Lecce mi aveva venduto al Foggia di Zeman, ma rifiutai e dissi a Cataldo che volevo andare solo a Cagliari da Mazzone. I sardi mi pagarono 5 miliardi e mezzo. Due grandi anni con giocatori fantastici come Francescoli, Cappioli e Oliveira. In Coppa UEFA arrivammo fino alla semifinale con Giorgi". 

ROMA - "Fu una trattativa un po' particolare. Il Cagliari voleva cedermi alla Lazio dove c'era Zeman che spingeva per avermi, ma appena seppi della Roma non esitai: scegli ancora una volta di raggiungere Mazzone. La Roma mi pagò 10 miliardi più due giovani e così sbarcai nell'estate 1994 nella Capitale".

TOTTI - "Era piccolino ma talentuosissimo. Mazzone mi mise con Gigi Di Biagio a fare da tutor a Francesco, ma aveva già la testa giusta. Aveva 17 anni ma faceva già giocate impressionanti. È rimasto il ragazzo umile e fantastico che conoscete. Fa strano vedere la Roma senza Totti in campo, così come mi sarebbe piaciuto per lui una carriera dirigenziale a Zanetti. È il simbolo della Roma e meritava un trattamento diverso per quello che ha dato alla Roma, serviva più rispetto per Francesco. Invece l'hanno mandato a quel paese...".

MERCATO 1997 - "A fine maggio una mercoledì sera vado a cena con il Derby County che voleva portarmi in Inghilterra. Dopo l'incontro avevo appuntamento l'indomani per volare in Inghilterra per la firma, ma nella notte arriva una telefonata di Galliani per andare al Milan. Così corro a Milano: faccio le visite mediche e firmo per i rossoneri. Vado in vacanza a Lecce e dopo un paio di settimane mi chiama Sandro Mazzola per andare all'Inter. Mazzola mi chiamava e chiama tuttora Peppino e non so perché, detto questo il Milan voleva Andrè Cruz che aveva già un accordo con l'Inter così decidono di offrire all'Inter una lista di contropartite. Gigi Simoni scelse me e sono finito in nerazzurro per un milione di lire insieme a Ronaldo. Una gioia incredibile. È stata tutta colpa di Cruz e merito del mister, anche se per una settimana nessuno capiva nulla: stavo sui giornali sia con la maglia del Milan che dell'Inter...".

ZANETTI- "In ritiro mi accorgo che sulla fascia destra giocava già un campione come Pupi e temevo di non giocare. Nelle partitelle di calcio-tennis però lego tantissimo con Ronaldo, Zamorano e Recoba: nasce subito un feeling tecnico incredibile così come con Simone. Quanti gol ho fatto fare al Cholo nelle partitelle con i miei cross. Simoni capisce che devo giocare e Pupi con intelligenza accetta di traslocare a sinistra per il bene della squadra. Sarebbe stato un peccato se uno dei due fosse rimasto in panchina. Zanetti oltre a essere un calciatore straordinario è un uomo incedibile, ti racconto questa: l'anno scorso l'Inter gioca a Lecce e la sera prima della partita chiamo Javier per salutarlo e chiederli se si poteva avere una maglietta per mio figlio. Pupi mi dice subito si e ci accordiamo per vederci l'indomani. Finita la partita torniamo a casa e un'ora dopo arriva la telefonata di Zanetti: Pupi e il pullman dell'Inter erano fermi nel piazzale dello stadio che stavano aspettando me e mio figlio per lasciarci le maglie. Credo che questo episodio dica tutta sulla signorilità e la straordinaria umanità di una persona come Pupi".

SCIUSCIÀ - "Il giorno del mio esordio c'era un San Siro gremito in ogni ordine di posto. Un'attesa incedibile per Ronie, ma quel pomeriggio ci fu il Recoba show che ribaltò il risultato con una doppietta straordinaria. Due magie che diedero vita alla famosa esultanza dello sciuscià. Mi misi in ginocchio e gli dissi metti il piede qua, gli ho lustrato la scarpa e divenne un tormentone. Era un gesto di umiltà e omaggio verso la prodezza di un compagno. Io non segnavo tanto, preferivo l'assist ma qualche volte l'hanno fatto anche a me: ho costretto il Cholo a lucidarmi lo scarpino".

ROVESCIATE - "Nella stagione 1997/98 ne feci due bellissime: una con l'Inter la sera della vittoria a Neuchatel. Ogni giorno su Instagram trovo tifosi che me la ricordano o postano i video di quel gol. Fu un gesto atletico straordinario: credo di non aver mai saltato così in alto! Sono stato con il male di schiena una settimana dopo quel gol (ride, ndr). L'altra invece la realizzai in Nazionale contro il Paraguay su assist di Dino Baggio: sapevo che dovevo fare qualcosa di speciale per prendermi la maglia da titolare al Mondiale, visto che partivo dietro Di Livio. Quella sera segnai due gol: un destro al volo e la rovesciata. Una rete meravigliosa, però la più bella della carriera è stata un'altra...".

GOL AL PIACENZA - "La mia rete più bella di tutta la carriera? Quella al Piacenza. In quel gol c'è tutta l'essenza del vero Checco Moriero. Presi palla a centrocampo dopo un duello con Stroppa e andai a segnare dopo aver dribblato, a testa bassa, tutti gli avversari. Fu una giocata di puro istinto. Era il gol che sognavo di fare fin da quando ero bambino. E pensare che Simoni aveva mandato a scaldarsi Cauet e urlava dalla panchina 'Checco passala, passa sta palla'. Dopo il gol dissi, ridendo, a Simoni che potevo passarla ed entrò Cauet. Feci appena in tempo...". 

BAGGIO - "Ho fatto un po' da cupido per portare Roberto all'Inter. Un piccolo merito ce l'ho io. Stavo sempre in camera sua al Mondiale di Francia e gli parlavo di Ronaldo, Moratti e Simoni. Lo tartassavo tutti i giorni, finché non ha accettato l'offerta del presidente Moratti". 

TOTTI - "Sapevo che Francesco aveva qualche problema con la Roma e mi spesi a lungo per convincerlo a venire all'Inter. Lui ci ha pensato, ma alla fine amava troppo la Roma e non se l'è sentita di andare via ed è stato giusto così". 

MONDIALE - "Giocarlo da titolare fu un sogno ad occhi a parti. Coronavo il più grande desiderio che avevo da bambino. Eravamo uno squadrone: davanti Baggio, Vieri, Del Piero e Inzaghi. Dietro Nesta, Cannavaro e Maldini: potevamo vincerlo. Peccato per quei maledetti rigori contro la Francia. Ai supplementari sfiorammo la vittoria con Vieri e Baggio, ci è mancato pochissimo". 

CESARE MALDINI- "Era molto empatico con i giocatori. Aveva un rapporto padre-figlio con i suoi giocatori. Mi ha dato la possibilità di giocare un Mondiale, gli devo tanto".

ESONERO SIMONI - "Vinciamo in 4 giorni con Real e Salernitana, eppure il lunedì sera mi chiama Pupi e mi dice che Simoni era stato esonerato. Eravamo tutti legatissimi a lui, anche quelli che giocavano meno. Era un grandissimo allenatore oltre che un signore umanamente. Sapeva come gestirti e prenderti, un uomo leale che diceva le cose in faccia. Era questa la sua forza, per quelli gli volevano bene. La società ha avuto un po' di fretta. Dopo l'esonero l'indomani andammo tutti in ufficio dal presidente per provarlo a far desistere, ma non ci fu nulla da fare. Credo che a distanza di anni Moratti si sia pentito di quella scelta, che fu un errore tanto che poi cambiammo 4 allenatori e la squadra non riuscì a riprendersi". 

SIMONI - "Gigi era un gestore straordinario dello spogliatoio. Sapeva tenere il gruppo come nessuno. Era bravissimo a capire ogni tua esigenza o problematica. Inoltre aveva dei modi per i quali, anche quando eri arrabbiato, diventava impossibile discutere o litigare con lui. Il merito di quel gruppo così solido e unito è senza dubbio suo. Poi ogni tanto sapeva smorzare la tensione come quel martedì ad Appiano quando entrò nello spogliatoio tutto serio, facendoci un po' preoccupare. Rimanemmo tutti in silenzio, pronti ad ascoltarlo. Simoni ci disse così 'Qui all'Inter siete tutti uguali tranne uno: Ronaldo che è più uguale degli altri!' Qualche secondo di silenzio e tutti giù a ridere".

PARIGI - "Ci sentivamo fortissimo, eravamo sicuri di vincere. Entrammo in campo per farlo contro una Lazio fortissima, ma non ci fu partita. Vincemmo 3-0 e festeggiamo tutta la notte".

LIPPI - "Quell'anno l'Inter era uno squadrone. C'erano Ronaldo, Baggio, Zamorano, Recoba e arrivò anche un certo Bobo Vieri. Credo sia stato l'attacco più forte di tutti i tempi. Peccato che tra infortuni e problemi vari non abbiano potuto giocare tanto insieme, altrimenti avremmo vinto molto. Lippi? Partimmo bene, ma dopo la sconfitta nel derby mi fece più giocare. Non rientravo nei suoi piani e così accettai - nonostante avessi ancora un altro anno di contratto con l'Inter - il corteggiamento di una grande piazza come Napoli. Non rinnego la decisione, visto che con Lippi avrei avuto poco spazio e c'erano vedute diverse, tanto che mi preferiva Panucci a tutta fascia. Avevo perso entusiasmo nel giocare poco. Sarei voluto restare a vita all'Inter, tanto che l'anno prima rifiutai una ricca offerta del Middlesbrough".

NAPOLI - "Dopo un lungo inseguimento Zeman riuscì finalmente ad avermi. Peccato che non ci fu grande feeling. Ero reduce da un grave infortunio al ginocchio e dopo poche partite mi feci di nuovo male, tra l'altro proprio a Lecce. Quando rientrai c'era Mondonico che giocava col 3-5-2 e non era il modulo adatto a me. Io gli dissi che non avrei fatto il terzino e così giocai pochissimo. Siamo retrocessi e l'anno dopo con De Canio non riuscimmo a salire".

JUVENTUS- "Dopo Napoli nel 2001 mi cercò la Juve, ma il ginocchio non rispondeva più perciò alla fine non se ne fece nulla. Quell'estate dissi no anche a una offerta dalla Cina e decisi di smettere". 

RONALDO - "Il Fenomeno è stato il più grande calciatore con cui ho giocato e che ho visto giocare. Cristiano e Messi? Non c'è paragone che tenga con nessuno, il Fenomeno è stato il più grande in assoluto. Nelle partitine in allenamento non c'era storia: velocità e tecnica pazzesca con una struttura fisica poderosa. Non lo fermavi mai, dovevano mettersi in dieci! Ci sentiamo ancora adesso: ho mantenuto un ottimo rapporto con lui, Zamorano e Zanetti. Abitavamo nello stesso stabile, lui stava all'attico e scendeva sotto da me a mangiare le polpette di mia moglie. Voglio denunciare una cosa: Ronie ogni volta si prendeva in prestito i miei DVD e non me li ha mai restituiti. Mi avrà portato via 50 film (ride, ndr). Asssit nel derby? Lo vedo partire a razzo e dentro di me dico ''Ndo va questo' così metto una palla tagliata forte dietro la linea difensiva del Milan e Ronaldo si inventa un pallonetto meraviglioso. Un giorno il Fenomeno mi disse che secondo lui ero l'esterno più forte del mondo, mi riteneva anche più forte di Figo che era considerato il numero uno da tutti". 

ABBRONZATURA - "L'Inter era la squadra più abbronzata d'Europa. Ronie aveva la dermatite e ogni giorno doveva fare un'ora di lettino solare. Si era comprato una lampada da mettere in casa e salivamo da lui per abbronzarci anche noi. Galante, io, Pagliuca eravamo neri a fine anno". Galante interviene in diretta e conferma l'episodio ringraziando Checco per gli assist che gli ha fatto: "Moriero riusciva a far segnare pure me".

MORATTI - "Una persona fantastica. Volevamo vincere sempre sopratutto per lui. Tutti i lunedì ci telefonava per commentare la partita e darci la carica. Il sabato veniva ad Appiano per stimolarci. Ci faceva sempre dei discorsi incredibili per spingerci a vincere: tranne nei derby perché considerava la gara contro il Milan la partita più facile...".

SIMEONE- "Il Cholo era il leader dello spogliatoio, ci teneva a bada perché eravamo una banda di pazzi".

CONTE - "Antonio è il numero uno in assoluto, è il miglior allenatore al mondo. È stato molto vicino alla Roma perché Gianluca Petrachi spingeva molto, ma l'Inter ha fatto un passo da gigante nel prenderlo. Ha alzato di parecchio il livello dell'Inter e con un po' di lavoro porterà l'Inter a vincere di nuovo dei trofei".

WEST - "Taribo era un pazzo scatenato, ne combinava di tutti i colori. In allenamento ci faceva certe entracce, una volta stava azzoppando Ronie. Fece arrabbiare anche Simoni! Prima di ogni partita benediva Ronaldo. Un lunedì litigò con Lippi davanti a tutti, dicendo che Dio gli aveva detto che doveva giocare nell'Inter e il mister gli rispose che a lui Dio non aveva detto nulla...".

COMPAGNO PIÙ PAZZO - "Oltre a me? Dico Massimiliano Cappioli. Un pazzo scatenato: ti ammazzava di risate. Anche Totti non scherza: Francesco è simpaticissimo. Pure Aaron Winter era un bel tipino...".

COMPAGNO PIÙ SERIO - "Sousa. Paulo era micidiale, si arrabbiava e se la prendeva per tutto". 

LO SCROCCONE - "Scelgo Laurent Blanc. Diceva ogni giorno che voleva smettere di fumare e poi me ne scroccava tante ogni giorno. L'ho sentito qualche settimana fa: finalmente le ha comprate...".

21 GIUGNO 2009 - "Una data speciale, quella della promozione in B col Crotone. Era un periodo particolare per il club, rischiavamo di fallire: quasi tutti i giocatori si tagliarono lo stipendio e vincemmo i playoff in finale sul campo del Benevento. Loro festeggiavano perché avevano due risultati su tre e riuscimmo a vincere. Una soddisfazione incredibile, avessimo perso il club sarebbe fallito". 

CATANIA - "Arrivai nel marzo 2016 con la squadra terzultima e ci salvammo senza passare dai playout. Fu una bella impresa, anche se c'era grandi aspettative e non tutti hanno compreso bene la rimonta che abbiamo fatto. Catania la reputo una società importante che ha fatto la storia del calcio italiano. Spiace leggere delle difficoltà attuali: spero possano superare il momento difficile e salvare il club. È una piazza che non centra nulla con la Serie C". 

SOGNI IN PANCHINA- "Bisogna che alcuni presidenti facciano pace col cervello! Non possono pensare di prendere un ex grande calciatore e pensare che vada lui in campo. In campo vanno i calciatori come dice il mio amico Max Allegri: sono loro a fare la differenza. L'allenatore può dare una sua impostazione, ma poi tutto passa dai calciatori. Se il mercato non viene fatto in una certa maniera prendendo giocatori importanti, ma giovani per incassare contributi poi non devi pensare di vincere il campionato. Troppo facile cacciare l'allenatore dopo 2-3 sconfitte. So di saper fare questo mestiere anche se sto prendendo delle legnate in faccia, ma tengo duro e non mollo".

UNDER 23 - "C'era stata la possibilità di guidare la Roma: avevo parlato con Totti, ma poi hanno deciso di non fare la squadra B e con l'addio di Francesco è venuto tutto meno. Inter? Amo lavorare con i giovani e mi piacerebbe, non lo nego. Sarebbe stupendo lavorare fianco a fianco con Antonio ad Appiano Gentile, sarebbe come tornare indietro di 30 anni".

REGOLE UNDER IN LEGA PRO - "Sono sbagliate. Se uno è bravo gioca titolare anche a 16 anni, non servono regole apposite. Conta solo il talento e la bravura. Altrimenti si fanno giocare dei ragazzi in base alla carta d'identità e poi 2-3 anni dopo non si sa che fine fanno questi ragazzi".

FUTURO - "Avevo avuto proposte dalla Russia e dal Kazakistan prima che scoppiasse il Coronavirus. Vediamo se squillerà ancora il telefono".

CAVESE - "Serviva pazienza. Una squadra molto giovane, è normale potesse incappare in qualche pareggio e sconfitta all'inizio". 

GIOVANI - "Bisogna insegnare a molti ragazzi i movimenti giusti e alcuni fondamentali. I club cercano i contributi e arrivano tanti giocatori nei professionisti non pronti per certo palcoscenici. Ai ragazzi bisogna di insegnare come vivere lo sport e il calcio. Ogni tanto serve anche qualche schiaffone come facevano Mazzone, Cervone e Giannini con i più giovani".

ALLEGRI - "Abbiamo giocato insieme a Cagliari e sposo le sue idee. Sono i grandi giocatori che fanno vincere le squadre".

NUOVO MORIERO - "Adesso si privilegiano giocatori tatticamente disciplinari, più fisici e meno tecnici. Mancano le ali di fantasia come ero io. Forse El Shaarawy un po' mi somiglia, ma è più punta rispetto a me".

TOP 11 EX COMPAGNI - "Scelgo il 3-5-2 di Mazzone come modulo. Terraneo in porta, in difesa Aldo Firicano, Taribo West e Enrico Annoni: tre bei cani, con loro non si passa. Io a destra e Pusceddu a sinistra. Davanti la coppia interista Ronaldo-Zamorano: non c'è storia con le altre coppie d'attacco. Anche se mi spiace lasciare fuori Bobo Vieri. In mezzo al campo? Barbas, Gigi Di Biagio e Cappioli. Ho cercato di prendere in maniera equilibrata da tutte le mie ex squadre. Sarebbe un bel team".


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