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Grazie di tutto capitano... anzi, Leone

18.07.2019 20:28 di Davide Marchiol    per tuttoveneziasport.it   articolo letto 62 volte

Era nell'aria, ora è praticamente ufficiale, Maurizio Domizzi si ritira dal calcio giocato, dopo 554 presenze tra i professionisti e ben 43 gol. Quasi numeri da centrocampista, eppure di mestiere faceva il difensore. Nativo di Roma, nasce infatti terzino sinistro nelle giovanili della Lazio. Un anno di prestito al Livorno e poi passa al Milan,  che lo gira in prestito al Modena. In Emilia non convince e allora i rossoneri lo vendono alla Sampdoria, che lo cede nuovamente in prestito ai canarini, stavolta in Serie A. Si distingue sia come terzino che come centrale di difesa, una duttilità molto utile per l'allenatore di turno, ma ancora non trova la fiducia necessaria, che arriva a Brescia, dove finalmente diventa titolare. Le rondinelle retrocedono, lui passa all'Ascoli neopromosso e mette in mostra le sue capacità da rigorista, mettendo a segno 5 gol e aiutando i marchigiani a restare in A. Arriva però un'offerta importante dalla B. Il Napoli di De Laurentiis lo vuole e lì la sua carriera svolta.

Prima la promozione, poi l'annata in A con i partenopei, di cui è rigorista e mette a segno ben otto gol (stagione 2007-2008, record di marcature in un anno per lui). Per i campani è importante, ma non fondamentale, passa così in comproprietà all'Udinese, che vuole dare a Pasquale Marino una squadra importante dopo essere finalmente riusciti a tornare in Coppa Uefa. È protagonista di quella che è la miglior cavalcata europea dei friulani arrivando fino ai quarti di finale persi contro il Werder Brema. Proprio in bianconero inizia a mettere in mostra il suo temperamento poco consono alla tranquillità. Un carattere forte, duro, talvolta troppo e questo gli costa spesso il classico cartellino giallo per protesta, ma i tifosi sul momento criticano questo tipo di giocatori, perchè sono un po' ingenui, ma poi li amano, perchè mostrano attaccamento alla maglia che indossano e alla realtà che rappresentano.

A Udine Domizzi resta otto anni e probabilmente avrebbe chiuso là la sua carriera, ma, con l'addio di Totò Di Natale, la società decide di metterlo davanti a un bivio: o dirigente o addio. Maurizio sente di poter dare ancora qualcosa e allora si mette sul mercato. Si pensa, vista l'età e l'esperienza, a qualche squadra di B. Lui umilmente accetta di scendere fino in C per dare una mano al giovane progetto del Venezia di Joe Tacopina, ambizioso e che ha bisogno di giocatori che ruggiscano, come i Leoni sulla maglia arancioneroverde. Mauri è uno di quelli e col suo carisma prende subito la squadra, nonostante il capitano ufficiale sia Evans Soligo. Aiuta i lagunari a salire in B, per una cavalcata incredibile e velocissima dalla D alla cadetteria. Nella stagione 2017/2018 Soligo va per i 38, inizia a non avere più il passo, resta capitano, ma il condottiero diventa Domizzi, che meglio incarna anche lo spirito di mister Pippo Inzaghi, una squadra che crea le barricate, ma non rinuncia a pungere, a urlare, se vogliamo fare una similitudine con Maurizio. Arriva il quinto posto con annessi Play-Off. Il Perugia viene liquidato, il Palermo (sempre loro) si rivela invece troppo forte e passa in finale.

Al ritorno a Mestre l'ovazione del pubblico per i Leoni e tanti cori sono anche per i due capitani, Soligo e Domizzi. Arriviamo alla passata stagione. Il primo si ritira, il secondo ci riflette, poi decide di continuare e prende la fascia senza se e senza ma. L'annata, come sappiamo tutti, è tribolatissima, Se il Venezia non crolla spesso è grazie a Maurizio, che urla ai compagni, sbraita, li incita, si butta in avanti lui stesso per suonare la carica, come i Leoni veri. Cambiano tre allenatori, sintomo che qualcosa non va, lo stesso Domizzi in un'intervista durante il girone di ritorno, dopo la batosta col Crotone esprime preoccupazione. Con lui il Venezia barcolla, senza crolla. Si lotta per i Play-Out, lui aiuta ad agguantarli segnando rigori pesantissimi, fino alla magica tripletta di Zigoni. Poi succede quello che sappiamo. Alla fine il Venezia viene salvato, lui è sfinito, ha dato tutto. Anche il Leone più grintoso prima o poi finisce il fiato, per Mauri è arrivato quel brutto momento, ma siamo convinti che la strada col Venezia prima o poi si incrocerà di nuovo.

"Vecchietto a chi? Quando smetterò non starò lontano dal campo: potrei fare l’allenatore” così disse alla Gazzetta pochi mesi fa, chissà che in un futuro lontano quella panchina...


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