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Recoba: "Ho nostalgia del Penzo pieno, continuerò a seguire il Venezia, con la giusta esperienza magari un giorno..."

14.07.2019 22:18 di Davide Marchiol    per tuttoveneziasport.it   articolo letto 44 volte

A La Nuova Venezia Alvaro Recoba, uno degli ospiti della Bobo Summer Cup, ha rilasciato una lunga intervista, ripercorrendo forse per la prima volta il suo percorso in arancioneroverde: "Lo stadio Penzo sempre pieno, il viaggio in vaporetto per andare a giocare la partita, la gente che ti ringraziava per quanto stavi facendo. Sono dei ricordi bellissimi. Un po’ di anni fa mi avevano invitato a una partita, ma non ero potuto venire e mi era dispiaciuto. L’anno scorso è venuta a Venezia mia figlia, per la gita scolastica di fine liceo. Sono andati in una pizzeria e lì uno dei suoi compagni ha detto che era la figlia di Recoba. Il ragazzo della pizzeria si è messo a piangere. Mia figlia mi ha chiamato perché facessi un video con il telefonino a questo giovane. Ogni volta, ricevo sempre bellissime parole da Venezia. Voglio tornare al Penzo per una partita tra ex o per partecipare a qualche iniziativa. All’Inter sono andato spesso, ma a Venezia no".

A gennaio la proposta di andare a Venezia: "Abbiamo preso la decisione di andare a Venezia, contro il parere dei procuratori, perché Novellino mi aveva convinto. Anche Massimo Moratti mi aveva spinto. “Vai lì a giocare, che ti diverti e ci sono delle belle persone”, mi aveva detto. Aveva ragione. Ho trovato dei compagni magnifici, che hanno aiutato sia me che mia moglie. A Venezia fin dal primo giorno mi sono trovato da Dio. Tutti i venerdì andavamo a giocare a bowling con le famiglie. In un’altra società sarebbe stato difficile farlo. Ho dei ricordi bellissimi di quell’anno".

Rapporti con i compagni del passato: "Con Ciccio Pedone mi sento quasi sempre, anche mia moglie parla con sua moglie. Pochi giorni fa a Cesena, per una partita amarcord, ho rivisto Fabian Valtolina. Mi fa davvero piacere rivederli. Tornerò a Venezia in questi giorni da turista. Con mia moglie siamo tornati una volta circa quattro anni fa, poco dopo aver smesso di giocare. Adesso vogliamo tornare insieme a nostra figlia. In questi giorni faremo un salto in città, ma come turisti. Se il Venezia fosse stato già impegnato in campionato, mi sarebbe piaciuto andare pure allo stadio".

Recoba comunque continua a seguire le vicende del Venezia: "Sì, soprattutto in quest’ultima stagione, tramite i social network oppure Instagram. Prima dovevano giocare i playout, dopo no, poi di nuovo sì. C’è stata grande confusione e alla fine non sono riusciti a salvarsi. Ora la squadra è ritornata in B e mi auguro con tutto il cuore che il Venezia faccia un buon campionato. Anche se non c’è più nessuno dei miei tempi, seguo il Venezia con affetto. Se ripenso a certe partite giocate con lo stadio stracolmo, mi viene la nostalgia di rivederlo di nuovo così pieno".

Ora doppio corso, direttore sportivo e allenatore, ma una cosa è certa, non farà il procuratore: "Ho portato qualche giocatore in Europa, ma non mi considero un procuratore. Non penso di avere la personalità per fare il procuratore, perché è un mestiere difficile. Ho smesso di giocare quattro anni fa e ora me ne mancano due per finire il patentino di allenatore. In contemporanea sto facendo il patentino per fare il direttore sportivo. Ma lo faccio più che altro per continuare ad accumulare esperienza e capire come sta evolvendo il calcio. Anche se poi magari non allenerò in una prima squadra. Mi piace allenare i giovani, quelli che non hanno ancora nulla in testa se non la voglia di giocare a calcio. Purtroppo i tempi che cambiano non ci aiutano. Alla mia epoca, almeno fino a vent’anni io ho pensato solo a giocare a calcio. Mentre adesso a 13 anni i ragazzini pensano già al procuratore e al telefonino. Mi piacerebbe aiutarli a capire che, per giocare a calcio, devi solo ed esclusivamente di vivere per il calcio".

Allenatore del Venezia? "Sarebbe bello, ma non mi permetterei mai di prendere una squadra così importante, com’è il Venezia, senza avere la giusta esperienza. Puoi aver fatto tanti anni da calciatore professionista, ma non vuol dire che questo ti permetta di essere senza dubbio un buon allenatore. Ci vogliono le giuste conoscenze e l’umiltà di voler imparare e migliorare. Non è che, perché hai giocato nel Venezia e ti chiedono di fare l’allenatore, devi andare a farlo subito. Sarebbe una mancanza di rispetto per la maglia".


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