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Settimane importanti per il futuro del calcio italiano: così la Lega è pronta a disegnare un percorso per riaprire all'ingresso dei fondi. Ma non tutti in Serie A sono d'accordo col progetto

Nato a Firenze il 5 maggio del 1985, è inviato di Tuttomercatoweb. In RAI con 90° Minuto e Calcio Totale, ha collaborato con Radio Rai, è stato speaker di Radio Sportiva e firma de Il Messaggero
01.01.1970 01:33 di Marco Conterio   
Settimane importanti per il futuro del calcio italiano: così la Lega è pronta a disegnare un percorso per riaprire all'ingresso dei fondi. Ma non tutti in Serie A sono d'accordo col progetto
Il futuro del calcio italiano, che si prepara a vivere un Mondiale da spettatore, potrebbe passare ancora dagli Stati Uniti. E non per il progetto nato, cresciuto ma poi abortito, del Mundialito: troppi club contrari, in troppi Presidenti non hanno recepito il progetto e sono finite entrambe le ipotesi. Sia quella di Orlando, in quella che un tempo era la bolla NBA, sia la strada in Qatar che tra le possibilità era quella caldeggiata da Aurelio De Laurentiis. Durante il Mondiale, senza l'Italia, sarebbe apparso come un duplice smacco: l'intenzione della Lega Serie A era quella di espandere il progetto a livello commerciale, in un mercato laddove altri campionati sono già consolidati e realtà remunerative sia a livello di diretti televisivi che di proventi dalle sponsorship. Tutto naufragato.

Tornano i fondi
Così tornano i fondi e lo fanno perché i timori delle scadenze fiscali che s'avvicinano fanno tremare più d'un club. Lo sguardo del calcio italiano è verso le prossime elezioni e verso quelle che potranno essere le mosse del Governo che verrà nei confronti del pallone, con l'auspicio che arrivino delazioni ai pagamenti. Lorenzo Casini, numero uno del calcio italiano, sta rivolgendo il suo sguardo all'ingresso dei fondi, ipotesi già battuta dal nostro pallone da qualche tempo. Perché al netto delle smentite, aver abbandonato il progetto non ha avuto, dall'altro lato, una progettualità concreta e altrettanto remunerativa. Vendersi al Fondo, per molti, è visto come svendersi, pensare all'immediato senza ragionare di prospettiva. A che prezzo? Ma con che rischi?

Diritti tv e media company
In Assemblea, il prossimo 28 settembre, la Lega parlerà dell'apertura della sede di New York ma al centro ci saranno anche le linee guida per i diritti audiovisivi per il triennio 2024-2027. Una delle tematiche che sarà centrale non sarà solo la ritrasmissione del calcio italiano e la cessione dei diritti in Italia ma anche quelli che saranno i diritti all'estero. Una tematica che Casini e la Lega tutta vogliono rendere primaria per espandere il prodotto all'estero. Così al centro della discussione c'è anche la creazione di una media company che potrà occuparsi di questo e poi anche del possibile ingresso in Lega dei fondi per l'acquisizione di una percentuale (a doppia cifra?) della Lega. Occhio però a chi non è d'accordo, da Lotito a De Laurentiis, anche a suo tempo contrari all'ingresso di Cvc nel calcio italiano. Ma non è da escludere che, se le discussioni dovessero andare avanti, le parti possano trovare una via d'intesa mediana. Per provare a portare il calcio fuori dai nostri confini e, pur con una logica più economica che progettuale a lungo termine, aprirsi ai fondi. O almeno provarci con una base economica più solida che consenta al nostro pallone di non arrivare alle scadenze con la penna sul foglio che trema.

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