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TS - Cannella: "In tempi di crisi la multiproprietà è una risorsa per la Salernitana"

24.02.2021 18:00 di Gaetano Ferraiuolo    per tuttosalernitana.com  
TS - Cannella: "In tempi di crisi la multiproprietà è una risorsa per la Salernitana"

Intervistato dalla redazione di TuttoSalernitana, l'ex direttore sportivo Giuseppe Cannella ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

Gondo-Tutino, coppia che ha fatto bene ad Ascoli e che sembra offrire più soluzioni alla Salernitana rispetto a quando gioca Djuric. E' d'accordo?

"Sicuramente l'allenatore conosce le caratteristiche di entrambi e valuta la formazione migliore anche in base all'avversario. Tutino è il vero investimento di quest'anno e sta dimostrando il suo valore, nessuno più di Castori può sapere quale sia la soluzione migliore. Per attaccare la profondità e dare rapidità alla manovra Gondo è l'ideale, viceversa c'è Djuric che di testa le prende tutte ed è un fattore".

Empoli 45, Monza 42, poi Venezia e Salernitana a 41. Era ipotizzabile ad inizio stagione?

"Per quanto riguarda il mio giudizio sulla Salernitana posso dire che già l'anno scorso sembrava avviata verso i playoff. Noto una continuità di progetto dopo la stagione fallimentare culminata con la salvezza ai rigori. Il Venezia è la vera sorpresa del campionato, Empoli e Chievo fanno su e giù da tanto tempo e, senza pressioni, possono togliersi delle soddisfazioni. Non so se i granata reggeranno in alta classifica fino alla fine, ma il vantaggio accumulato sulla nona inizia ad essere interessante".

Lei conosce bene Gian Piero Ventura. Secondo lei cosa è mancato alla Salernitana l'anno scorso per il grande salto?

"Quando ho avuto Ventura a Verona lo presi a dicembre con una squadra ultima in classifica, in una serie B di altissimo livello che prevedeva Genoa, Juventus, Bologna e Napoli. Aggiungo che Sarri allenava il Pescara e Conte l'Arezzo: sono retrocessi entrambi, questo fa capire quanto fosse forte quel campionato. Una A2 a tutti gli effetti, molto diverso da quello che vediamo oggi. Ventura fece gli stessi punti della Juventus, ma perdemmo lo spareggio in modo clamoroso contro lo Spezia. La classica sfida che grida ancora vendetta. E' un allenatore che ha fatto cose straordinarie con Pisa e Torino, tanto da guadagnare la panchina della Nazionale. Non raggiungere i mondiali è fallimento che scombussola, ma ha grande voglia di lavorare sul campo e anche a Salerno si potevano fare le cose perbene. Quella rosa veniva, in gran parte, da una salvezza sofferta all'ultima giornata, ha incontrato tante difficoltà e dare per scontato i playoff è esercizio troppo facile per chi giudica dall'esterno. Era un gruppo, purtroppo, abituato a perdere e anche per lui non era semplice scrollarsi da dosso il peso di quella sfida con lo Spezia. Quando sono retrocesso facevo fatica ad uscire di casa, l'angoscia personale non ti consente di contare fino a tre".

Parliamo di mercato: via Giannetti, arriva un giovane come Kristoffersen e non il bomber invocato dalla piazza. Perchè la società, in zona promozione diretta, non ha osato?

"In pochi considerano che il calcio sta vivendo un periodo di crisi, grazie alla multiproprietà si può attingere da un serbatoio importantissimo come quello della Lazio. La Salernitana è stata prima in classifica per quasi tutto il girone d'andata, toccare gli equilibri non è semplice. Oggi è una rosa rodata, con attaccanti validi che trovano il gol con continuità, senza dimenticare gli inserimenti dei centrocampisti. Fabiani ha provato a chiudere sulla base di qualche scambio interessante, ma se prendi tanto per prendere rischi di fare danni e ha ragione la dirigenza. Non sono nemmeno d'accordo quando si dice che il mercato lo ha fatto l'allenatore: i meriti della dirigenza ci sono,  compresa la capacità di lavorare con Lotito che non è certo un personaggio facile. Fabiani sente tutti, sonda il mercato e fa tante trattative, poi l'ultima parola spetta sempre alla proprietà. A Salerno se vinci non hai fatto niente, se pareggi e perdi viene il finimondo. Ci vorrebbe grande equilibrio nei giudizi, quando sono arrivato tanti anni fa volevo portare un attaccante di C2 che era fortissimo. Mi contestarono, non venne: si chiamava Hubner. Ognuno deve fare il suo mestiere".


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