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LOTITO: dall'aereo privato per Guidonia alla dichiarazione d'amore con la famiglia...poi il flop. Che è successo dopo l'approdo in B?

29.09.2020 12:00 di Gaetano Ferraiuolo    per tuttosalernitana.com  
LOTITO: dall'aereo privato per Guidonia alla dichiarazione d'amore con la famiglia...poi il flop. Che è successo dopo l'approdo in B?
© foto di Nicola Ianuale/tuttoSALERNITANA.com

La multiproprietà è considerata dalla stragrande maggioranza dei tifosi come il problema principale che frena le ambizioni della società. L'articolo 16 bis delle Noif (in realtà già modificato nel 2012 dopo il passaggio da dilettantismo e professionismo) parla chiaro e, ad oggi, non consentirebbe a Lazio e Salernitana di militare nella medesima categoria se non dietro cessione di uno dei due club da parte di Claudio Lotito e Marco Mezzaroma. E' palese, però, che non può essere soltanto una norma oggetto di riflessioni anche in Federazione a giustificare un lustro sorprendentemente deludente per una proprietà contestata tanto perchè, implicitamente, le vengono riconosciute enormi potenzialità economiche rispetto ad alcuni avventurieri che si sono avvicendati al timone della Salernitana. E' troppo semplicistico dire che "in A non ci possiamo andare e non vogliono allestire una rosa competitiva", sebbene i fatti dicano che la stessa proprietà abbia stracciato la D, la C2 e la C1 a suon di investimenti milionari mettendo in bacheca due coppe e il cavalluccio sulle maglie. Una scalata record che, però, non può fermarsi alla cadetteria. L'anno scorso si può rimproverare davvero poco agli azionisti granata: ex allenatore della Nazionale in panchina, calciatori di qualità assoluta in tutti i reparti e una rosa valutata quasi 15 milioni di euro pur considerando che i migliori erano quasi tutti in prestito dalla Lazio. 

Cercando di riavvolgere il nastro per rinfrescare la memoria, tuttavia, possiamo notare che qualche campanello d'allarme era già suonato e che, in un certo senso, la proprietà aveva annunciato un cambio di rotta dicendosi pronta a passare il testimone "perchè non vogliamo restare in Paradiso a dispetto dei Santi". Il primo affondo fu di Claudio Lotito, 10 minuti dopo la salvezza stentata del 2015-16: "Stiamo spendendo milioni e milioni di euro ogni anno per far divertire la gente senza ricevere nulla in cambio. Non mi riferisco ai tifosi: ci hanno accompagnato con passione e hanno costituito il dodicesimo uomo. Ma con l'incasso al botteghino non si possono certo fare le squadre e pareggiare i conti. Non c'è stato il tornaconto che ci aspettavamo, non devo aggiungere altro. Dall'anno prossimo si cambia registro". Chiaro riferimento alla mancata concessione della gestione dello stadio, tema caldissimo che vede l'amministrazione comunale fare orecchie da mercante ormai da anni, sin dai tempi di Aliberti e Lombardi che avevano capito con lungimiranza che il futuro di ogni società calcistica passava dalla valorizzazione delle strutture a disposizione. Lotito, che ha risolto la querelle manto erboso e quella del Volpe, si è sentito doppiamente "tradito", ancor di più quando perse la battaglia per la disputa dei concerti all'Arechi rimettendoci migliaia di euro tra mancati incassi e manutenzione straordinaria.

Un altro dietrofront è storia dell'estate 2017, la prima dopo la deludente annata di Rosina che rappresentava, all'epoca, l'investimento più corposo della gestione Lotito-Mezzaroma. Il patron, in nome di un buco di bilancio da circa 3mila euro, annunciò tra le righe un ridimensionamento dei costi frenando quel famoso progetto triennale che prevedeva il ritorno in serie A dopo un biennio di fisiologico assestamento. Non a caso non ci fu la riconferma di Donnarumma e fu ceduto per 3 milioni di euro Massimo Coda a fronte di un mercato che consegnò alla Salernitana tanti giovani di belle speranze, qualche straniero di cui si sono perse le tracce e top player...dalla C. Non a caso Alberto Bollini fu chiaro in conferenza stampa alla vigilia dell'esordio e lasciò intendere che l'obiettivo principale fosse la salvezza. E, sempre non a caso, da quel momento in poi è stato riallacciato il cordone ombelicale con la Lazio che la dirigenza aveva tutto sommato tagliato all'atto dell'insediamento nel gennaio del 2014. Le domande, dunque, sono tante: chi aveva promesso cosa? Che accordi c'erano quando fu assegnato il titolo sportivo all'attuale società già sapendo che si sarebbe posto il problema della multiproprietà? Davvero due imprenditori così facoltosi e intelligenti hanno puntato su una piazza così passionale e non sulla "Viterbese" di turno per valorizzare i giovani della Lazio e vivacchiare in cadetteria mentre in A guadagnerebbero dieci volte di più? Domande legittime e risposte che, ad oggi, interesserebbero più dell'ingaggio di Tutino o della riconferma di Lombardi. Di certo c'è che una presa di posizione risulta credibile solo se tiene conto di tutti i passaggi spesso sottovalutati di un passato nemmeno tanto lontano e di un presente che parla di zero incassi da stadio, zero sponsor, diritti televisivi irrisori e un mercato bloccato per tutte. 

Il dato di fatto è uno. Lotito, all'epoca, preferiva la D alla Lazio, prenotava aerei privati per essere a Gudonia, seguiva le trasferte, fu portato in trionfo da 25mila persone nel giorno del suo compleanno coinciso con la gara contro la Casertana, disse al Vestuti che "avete fatto innamorare le nostre famiglie, vinceremo ancora e la B è solo un primo passo". Poi...il flop totale, con investimenti sbagliati, un quinquennio negativo in B, lo strappo col Governatore e la frase nemmeno tanto implicita su promesse non mantenute. Perchè non uscire allo scoperto e spiegare le cose come stanno?


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