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SALERNITANA: lo strano destino del portiere Vicario e le tante similitudini con i playout del 2019

15.08.2020 12:00 di Gaetano Ferraiuolo    per tuttosalernitana.com  
SALERNITANA: lo strano destino del portiere Vicario e le tante similitudini con i playout del 2019
© foto di Carlo Giacomazza/TuttoSalernitana.com

Si è giocata ieri sera la sfida playout di ritorno tra Perugia e Pescara, due squadre teoricamente costruite per stazionare stabilmente nella zona sinistra della classifica ma che hanno combattuto fino alla fine per evitare il ritorno in Lega Pro. In tanti, a Salerno, hanno sperato retrocedessero gli abruzzesi ricordando gli sfottò del maggio 2019, quando tutto l'Adriatico intonava cori contro i granata recitando un de profundis che, per fortuna, non c'è stato grazie alla vittoria contro il Venezia maturata ai calci di rigore. A difendere la porta dei lagunari c'era Vicario, battuto da Casasola, Calaiò, Pucino e Di Tacchio. Ieri, per lui, una sorta di remake: altro giro, altra salvezza decisa dal dischetto. Stavolta sembrava che le cose potessero andare diversamente, soprattutto dopo la parata miracolosa su Galano che pareva aver messo la strada in discesa. Un intervento molto simile, stilisticamente, a quello del collega Micai un anno e due mesi fa. Ancora una volta, però, Vicario registra una retrocessione in virtù degli errori di Buonaiuto e Iemmello. Tra i responsabili anche Serse Cosmi: ha guidato il Venezia nella stagione 2018-19, ha perso tante partite a Perugia vanificando il buon girone d'andata fatto da mister Oddo che, tuttavia, dopo la promozione col Pescara dalla B alla A sta vivendo una involuzione inaspettata. Altra similitudine: Venezia-Salernitana segnò l'addio al calcio del difensore centrale Maurizio Domizzi, ieri invece è toccato a Campagnaro che ha superato le 400 presenze in carriera tra i professionisti. Ma le similitudini non sono finite: così come per Venezia e Salernitana, la vittoria nella sfida di ritorno non è bastata per salvarsi. Anche l'arbitro era lo stesso, il bolognese Aureliano che ha applicato un metodo all'inglese molto rischioso in gare così ad alta tensione. Non c'è stato bisogno del VAR, sebbene il Pescara abbia reclamato per la mancata concessione di un rigore. Al Penzo, invece, la tecnologia consentì di scovare il fallo di reazione di Minala, ma non il penalty su Djuric. Ad ogni modo la retrocessione di una piazza prestigiosa che in estate aveva investito tanto dovrebbe far riflettere e non poco. 


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