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Le assurde critiche a De Ketelaere da chi bocciava Rafael Leao dopo pochi mesi. L'Italia non impara mai dai propri errori mentre Jude Bellingham, classe 2003, veste la fascia da capitano del Borussia Dortmund

Nato il 5 maggio 1985, è inviato di Tuttomercatoweb. In RAI con 90° Minuto, Calcio Totale e Notte Azzurra, ha collaborato con Radio RAI, con Radio Sportiva e Il Messaggero
01.01.1970 01:33 di Marco Conterio   
Le assurde critiche a De Ketelaere da chi bocciava Rafael Leao dopo pochi mesi. L'Italia non impara mai dai propri errori mentre Jude Bellingham, classe 2003, veste la fascia da capitano del Borussia Dortmund
Bocciato. Stroncato. Dopo le prime pagine, dopo i voli pindarici di un'estate a inseguirlo e a rincorrerlo, adesso Charles De Ketelaere è nel mirino dei più critici. Acerbo, non adatto, immaturo, e chi più ne ha più ne gridi. Eccoci, di nuovo, nel paese dove la pazienza è una virtù di pochi, dove la fiducia dei giovani manca e il calcio ne è solo l'esempio più lampante, lo specchio e la copertina. Il belga, delizioso artista del pallone, fulcro dell'attacco di un Club Bruges che adesso vola in Champions League, 'forse non è adatto al calcio italiano'. 'Forse non è adatto al Milan'. 'Forse non è pronto per il Milan'. E il forse lo usa chi scrive per dignità perché i giudizi di chi non sa aspettare, di chi non attende, di chi non ha pazienza, sono netti e definitivi. Bocciato.

Non impariamo mai
La stessa storia di sempre. Dell'Italia che ha bocciato un inadatto e immaturo Thierry Henry. Siamo il paese dove entra Alessandro Bianco nel finale di Heart of Midlothian-Fiorentina e allora 'evviva i giovanissimi', quando è un 2002, ovvero un anno più grande di Jude Bellingham. Che una sera prima era il capitano del Borussia Dortmund in Champions League. Andrea Pinamonti è troppo giovane per giocare a grandi livelli? Già, ma ha un anno in più di Erling Braut Haaland. Così adesso nel mirino c'è De Ketelaere, dopo che nella Milano rossonera è stato messo in croce anche un altro campionissimo del Milan di oggi.

La lezione di Leao
Imparino, i critici, dal passato. Nella vita, come nel calcio, la pazienza è la virtù dei forti e dei giusti. Rafael Leao era considerato anche lui acerbo e non giusto per il Milan. La società e la dirigenza sono state virtuose, giustappunto, andando oltre alle voci, alle chiacchiere, a chi considerava il portoghese come l'ennesimo talento destinato a restare inespresso. Credere nelle proprie idee, puntarci, aspettare. Senza strafare, senza decidere di affondarci insieme, perché se un acquisto poi si dimostra fuori dal contesto, della filosofia della dirigenza o dell'allenatore, allora è giusto cambiare strada. Il paradosso: Dennis Zakaria è un centrocampista d'altissima qualità, la dirigenza della Juventus ci ha puntato e pensava, come Massimiliano Allegri, che potesse essere quello giusto per il salto di qualità. Cederlo in estate è stata una mossa opportuna, piuttosto che andare avanti e sopportarsi, anziché supportarsi. Però le critiche a De Ketelaere di oggi, dopo un'estate nelle prime pagine, sono l'ennesimo capitolo tutto italiano. Sta impattando come sperato? No. Ma Kvicha Kvaratskhelia col Napoli è una straordinaria eccezione per capacità d'adattamento e qualità, da subito, nel contesto azzurro. Per questo Maldini, Massara e Pioli, vadano dritti per la loro strada, come fatto con Leao. Il tempo, solo quello, dirà la verità. Mai la fretta. Mai chi ha sempre la verità in pugno, dove porta il vento del momento.

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