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Pordenone Calcio, il settantatreenne (oggi) Fedele avvisa: "Difficile scalzare l'Udinese di Pozzo!"

13.10.2020 08:25 di Redazione TuttoPordenone    per tuttopordenone.com  
Fonte: Il Gazzettino di Pordenone - Dario Perosa

“Pordenone campione di friulanità? Potrebbe diventarlo, ma ci vorranno anni per scalzare l’Udinese”.

Sono parole di Adriano Fedele che ha sempre confessato di avere il cuore diviso a metà, una parte bianconera, l’altra neroverde per i suoi trascorsi in entrambe le società. Con l’Udinese ha lottato come giocatore dal 1964 al 1970 e come allenatore dal 1990 al 1994. A Pordenone arrivò nel 1983 quando lasciò il Verona e la serie A per chiudere la sua carriera da giocatore in C2. Vi ritornò poi nel 2001 per guidare dalla panca i ramarri alla riconquista del professionismo (C2) dopo tredici anni di assenza. Oggi “Adriano il grande” (come viene ancora chiamato dai tifosi neroverdi più datati) compie settantatre anni. Il carattere da combattente senza peli sulla lingua, per il quale era finito sulla lista nera degli arbitri, gli è rimasto appiccicato addosso.

“Lodevole il proposito di Mauro Lovisa e ancora di più l’impegno che mette per far crescere il Pordenone – riprende Fedele -, ma difficile realizzarlo, almeno sino a che dovrà vedersela con i Pozzo. Il confronto sarebbe possibile se le due squadre giocassero nella stessa categoria. Al momento – sorride l’Adriano – credo che ci siano più pordenonesi che vengono in serie A al Friuli come mi piace ancora chiamare lo stadio di Udine, che udinesi a Pordenone. Anzi, negli ultimi tempi nemmeno più a Pordenone, visto che i ramarri hanno giocato alla Dacia Arena, dove effettivamente qualche udinese c’era e a Trieste, dove invece dubito che sia andato qualche udinese. In questa stagione i neroverdi giocheranno a Lignano. Mi chiedo cosa pensano i tifosi, in particolare quelli che venivano a vedere il mio Pordenone, di questo ramarro esule. Mi dicono anche che giocherà con la scritta Lignano sulle spalle, frutto di una sponsorizzazione. Ai miei tempi i tifosi non l’avrebbero presa bene. Credo sia questo – sentenzia Fedele – l’handicap più grosso. Sino a quando il Pordenone non avrà uno stadio di proprietà entro i confini comunali o almeno in provincia, difficilmente potrà competere con l’Udinese per la leadership regionale”.

A Lovisa piace far notare che nel roster di Tesser ci sono sempre più giocatori friulani con mentalità friulana legata al lavoro.

“Ottimo – commenta Tesser -, ma in serie B è più facile affidarsi a giocatori italiani. In serie A è diverso. Ai tempi in cui lavoravo per l’Udinese questo era anche uno dei miei propositi. Allevare ragazzi del nostro territorio per lanciarli ad alti livelli. Con qualcuno ci sono riuscito, come nel caso di Fabio Rossitto, tanto per fare il nome di un beniamino del popolo neroverde. Fabio passò dall’Udinese al Napoli, alla Fiorentina e fu convocato nelle nazionali dall’Under 21 sino a quella maggiore. Oggi però i giocatori italiani che possono primeggiare nella massima serie costano una fortuna. E’ più facile andare a pescare talenti all’estero, come fa l’Udinese, spendendo molto meno”.

Anche se il ramarro migrante non lo esalta Fedele sa che il cuore neroverde lo porterà al Teghil per vedere all’opera la sua ex squadra.

“La campagna acquisti appena conclusa – giudica – mi sembra buona. Al timone è rimasta poi una vecchia volpe come Attilio Tesser. Le premesse per far bene ci sono. Quanto bene? Difficile dirlo dopo due sole partite, anche se hanno fruttato due buoni pareggi in trasferta a Lecce e Vicenza. Quando avrò visto i ramarri dal vivo a Lignano avrò un metro di giudizio migliore. Magari – lancia l’invito – andrò al Teghil proprio insieme al mio figlioccio Fabio Rossitto”.


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