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Pordenone Calcio: Apologia di Tesser

27.11.2019 09:26 di Redazione TuttoPordenone    per tuttopordenone.com   articolo letto 18 volte
Fonte: Dario Perosa - Gazzettino di Pordenone

“Nemo propheta in patria” è un’allocuzione latina che che troviamo anche nei quattro vangeli. Sta a significare che nessun profeta è gradito nella sua stessa patria. Evidentemente, senza voler essere blasfemi, i latini e i quattro evangelisti non si occupavano di calcio e soprattutto non potevano conoscere Attilio Tesser. Il tecnico della storica promozione neroverde ha diffuso la sua disciplina già nel corso della passata stagione nella Destra Tagliamento, ma sembra dare il meglio di se stesso in questa, in serie B, che vede i suoi ramarri giocare alla Dacia Arena a meno di due chilometri da casa sua.

Tesser, smessa la divisa di difensore di fascia (con esperienza anche a Napoli e nell’Udinese per ben cinque stagioni), ha iniziato la sua carriera da allenatore a Sevegliano nel 1979, poi è passato alle giovanili di Udinese e Venezia. E’ ritornato su di una panca da prima squadra nel 2001 a Bolzano con il Sudtirol. Quindi ha allenato Triestina, Cagliari, Ascoli, Mantova, Padova, Novara, Ternana, Avellino e Cremonese prima di sposare nell’estate del 208 la causa dell’amico Mauro Lovisa. Non è stata una carriera tutta rose e fiori. Non gli sono mancate amarezze come gli esoneri a Cagliari (nel 2005 dopo appena una giornata di campionato in serie A), ad Ascoli, a Mantova, a Padova, ad Avellino e a Terni, ma lungo la strada ha collezionato anche successi e riconoscimenti come la doppia promozione dalla C alla A con il Novara e quella con la Cremonese, la conquista della Supercoppa di prima divisione sempre con il Novara e l’assegnazione della panchina d’argento per la stagione 2010-11 e il titolo di miglior allenatore del triveneto per il campionato 2018-19.

Ciò che più conta però per le fortune neroverdi e la lunga esperienza che l’Attilio ha accumulato in 27 anni prima di approdare in riva al Noncello. In casa di Mauro Lovisa ha portato capacità tecnico-tattiche, professionalità e metodo di lavoro. Tutti sono stati catturati dal suo modo di fare, dai giocatori allo stesso re Mauro che mai prima, nei suoi dodici anni di gestione societaria è apparso così contenuto nelle sue espressioni di gioia e soddisfazione. Al popolo neroverde la scorsa stagione ha regalato la prima storica promozione in serie B, frutto di 19 vittorie, 16 pareggi e 3 sole sconfitte, l’imbattibilità in trasferta e la Supercoppa di serie C. In questa sta regalando un prestigioso secondo posto costruito su sei vittorie, quattro pareggi e tre sconfitte. Piazzamento che sta facendo parlare l’Italia intera di Pordenone. Tutto ciò senza avere in squadra “prime donne”. Non va scordato infatti che i siti specializzati all’inizio del campionato avevano valutato la rosa del Pordenone al penultimo posto nella griglia della serie B. Qui sta la straordinarietà del percorso neroverde costruito sull’entusiasmo, eredità della promozione, sulla cultura del lavoro e la voglia di arrivare. Il tutto amalgamato e plasmato a sua immagine e somiglianza con indiscussa esperienza, professionalità e capacità di educare. Eppure l’Attilio non ha mai perso la sua innata modestia. Mai infatti un accenno sul suo contributo alla vertiginosa crescita del ramarro: “Il merito – ribadisce infatti ogni volta che gli si presenta l’occasione – è tutto dei ragazzi. Importante ora però è mantenere i piedi ben saldi a terra e continuare a pensare solo a una partita per volta e la prossima a Pisa non sarà una passeggiata”. Mentalità pratica che potrebbe, qualora in casa Lovisa dovesse arrivare anche il successo per ora impronunciabile, cancellare definitivamente l’assunto:“nemo propheta in patria”.


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