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Donazioni di sangue in calo: la Fidas e l'Avis in campo per farle crescere

01.01.1970 01:33 di Redazione Perugia24.net    per perugia24.net  

In Umbria sono in calo le donazioni di sangue. Molte le attività di promozione messe in campo in questo anno da Fidas Umbria e Avis Regionale Umbria insieme alle Avis Comunali di tutta la regione, che nei territori hanno svolto e stanno portando avanti numerose iniziative con gli istituti scolastici, e nelle singole realtà locali con altre associazioni soprattutto sportive. Servono più donatori perché le donazioni di sangue e plasma presentano un calo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Sottolinea il vicepresidente di Fidas Umbria (che non si contrappone ad Avis, ma vuol stimolare la popolazione ad incentivare le donazioni), Raffaele Brullo che "sin dalla nascita in Umbria nel 2021 ci stiamo impegnando con tutte le nostre forze per promuovere la donazione di sangue. Il nostro intento è quello di prendere parte ad iniziative e coinvolgere più persone possibili nel donare”. Proprio oggi la stessa Avis ha confermato che le donazioni nel periodo gennaio-novembre 2022, saranno da quantificare in circa 34.800, con una flessione di circa l’1,9 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso in cui erano state 35.500. All’incontro è intervenuto il presidente di Avis Regionale Umbria Enrico Marconi, spiegando che “il trend annuale è purtroppo simile, e forse meno penalizzante, rispetto alla media nazionale, ma ciò non può rassicurare. Si stanno raggiungendo gli obiettivi previsti di donazioni di sangue intero, che tuttavia manca a causa dell’aumento degli interventi chirurgici programmati per recuperare quelli rinviati in passato a causa del covid”. Da segnalare che nel 2021 le donazioni erano tornate ai livelli degli anni 2018/2019, con un più 8 per cento circa rispetto al 2020. “Quest’anno – ha quindi sottolineato il Marconi – molto ha inciso ancora, in negativo, la circolazione del covid19, e in generale il clima di incertezza economica e sociale che grava nella società e che preoccupa anche i donatori e i potenziali donatori, rendendoli così meno attenti alle richieste di sangue”.


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