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Ad Assisi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha acceso la lampada votiva alla Basilica di San Francesco

01.01.1970 01:33 di Redazione Perugia24.net    per perugia24.net  
Fonte: Luca Uccellini

E’ stato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad accendere ad Assisi nella Basilica di San Francesco la lampada votiva che arde sulla tomba del Poverello a nome dell’Italia intera nella ricorrenza del 4 ottobre, festa del Santo Patrono d’Italia. Accolto sul sagrato della Basilica Superiore dal custode del Sacro Convento fra Marco Moroni, insieme alla presidente regionale Donatella Tesei e al sindaco di Assisi Stefania Proietti, il presidente si è poi portato all’interno per assistere alla celebrazione religiosa presieduta dal cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana: presenti anche i ministri Luciana Lamorgese, Enrico Giovannini e Massimo Garavaglia. Dopo il saluto di fra Moroni, l’accensione della lampada da parte di Mattarella, come detto a nome dell’Italia e di quanti si sono impegnati durante la pandemia: operatori sanitari, istituzioni civili e militari, mondo del volontariato, della scuola, famiglie, enti caritativi ed ecclesiali. Nella sua omelia il cardinale Zuppi inizialmente ha ringraziato il presidente Mattarella “…ci rappresenta e ci incoraggia a sentirci parte di questo nostro bellissimo paese. La ringraziamo per la sua presenza e il suo servizio pieno di saggezza e convinta passione”. Ha quindi ricordato come “..nella tempesta della pandemia abbiamo sperimentato tanto buoi, inatteso e prolungato” ma anche che “ ..abbiamo capito che non si può lasciare nessuno solo e anche che il buio può essere sconfitto, pure solo con una piccola lampada di umanità” aggiungendo poi “ ..sono state le luci che il personale sanitario ha acceso con i piccoli grandi gesti di umanità: consolando lacrime, stringendo mani, dando sicurezza, anche solo una carezza o uno sguardo. Ricordo quanti di loro come delle forze dell’ordine, dei farmacisti, operatori di carità hanno perso la vita per motivo del servizio, continuando ad aiutare nell’emergenza. Essi sono tra i giusti che ascoltano quelle tenere parole di gratitudine di Dio: ero malato e sei venuto a visitarmi, prendi parte alla gioia che non finisce”. Poi un riferimento ad Assisi, allo spirito che vi aleggia “…ad Assisi tutti si sentono a casa, anche chi non crede” L’invito poi ad unirsi, a sentirsi fratelli tutti, quando dice che aiutare gli altri fa ritrovare noi stessi “..occorre liberarsi dal giogo pesante e insopportabile dell’individualismo: dalle difficoltà se ne esce solo insieme” e quindi l’auspicio a sentirsi tutti fratelli “.. Fratelli tutti, ad iniziare dai più fragili, come gli anziani, che sono una risorsa e non un peso, che vanno protetti a casa dove conservano tutte le loro radici e ci aiutano a trovarle. Fratelli tutti che guardano al futuro, lo desiderano per gli altri lottando contro il precariato dei giovani, dando loro fiducia e sicurezza perché possano dimostrare le loro capacità senza paternalismi insopportabili. Futuro che chiede rispetto dell’unica casa, dell’ambiente, perché possiamo continuare a cantare la bellezza del creato. Curiamo le ferite profonde nascoste nelle pieghe della psiche, con la competenza professionale ma anche tessendo comunità e fraternità che donano sicurezza e fanno sentire protetti e amati. La nostra comunità è forte, ha tanta storia e umanità, per essa nessuno è straniero e insieme si trova il futuro che tutti desiderano. Viviamo la benedizione che sempre è la vita, la sua bellezza perché sia appassionante trasmetterla e donarla, garantendo la grandezza della maternità. Laudato Si’. Fratelli tutti.” E non è mancato uno sguardo al momento attuale “..affidiamo l’Italia al nostro patrono. Sostenga l’amore politico e di servizio alla casa comune perché tutti concorrano all’interesse nazionale” concludendo poi l’omelia con queste parole “Grazie San Francesco, prega per noi, per l'Italia e per il mondo intero. Pace e bene” Al termine della messa il tradizionale messaggio alla nazione che quest’anno contrariamente alla tradizione non si è tenuto sulla loggia che affaccia sulla piazza inferiore ma all’interno della basilica: il presidente Mattarella ha lanciato un forte appello alla pace, che “è un diritto iscritto nelle coscienze e rappresenta l'aspirazione più profonda di ogni persona” indicando il dialogo come mezzo per interrompere questa spirale di guerra che sta rendendo il mondo povero rischiando di portarlo verso la distruzione “..non ci arrendiamo alla logica della guerra”. “La pace - ha proseguito il presidente - non è soltanto assenza di combattimenti bensì, ci ricorda san Francesco, è connaturata all'armonia con il Creato. Quando si consumano a dismisura le risorse, quando si depreda la natura, quando si creano disuguaglianze tra i popoli, quando si inaridisce il destino delle generazioni future, ci si allontana dalla pace. Dobbiamo riparare, restituire. E' la grande urgenza della nostra epoca. E non abbiamo altro tempo oltre questo”. Mattarella ha poi accennato alla pandemia che ancora non è sconfitta, ammonendo che “occorrerà ancora intelligenza collettiva e responsabilità”. In apertura del discorso il Presidente ha rivolto il suo deferente e riconoscente saluto al Papa che per primo ha scelto il nome di Francesco. Al termine della cerimonia Mattarella ha fatto una breve sosta presso la tomba del Santo per poi dirigersi verso S.Maria degli Angeli dove ha visitato la Porziuncola per poi ripartire in elicottero per Roma. Il prossimo anno sarà la regione Valle d’Aosta ad offrire l’olio per la lampada che arde sulla tomba di San Francesco.


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