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Passaporto sanitario per andare in Sicilia e Sardegna? Fermi lì! "E' incostituzionale..."

29.05.2020 18:00 di Redazione Perugia24.net    per perugia24.net  

Una passo indietro. Niente passaporti sanitari «che sono incostituzionali». Se, dal 3 giugno, verrà confermata la liberalizzazione degli spostamenti in tutta Italia, già prevista dal decreto legge del 16 maggio, nessuna Regione potrà imporre altri divieti in autonomia. Il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, in audizione alla Commissione parlamentare per il federalismo fiscale, fissa i paletti e non ha timore di entrare in polemica con la Sardegna che del «passaporto sanitario» ha fatto una bandiera. «Rileggete l’articolo 120 della Costituzione – ha avvertito Boccia –: una Regione non può adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione delle persone. E poi, se gli scienziati dicono che non ci sono passaporti sanitari, non ci sono». Quanto alle riaperture, la linea è cercare di riaprire tutti i confini, se sarà possibile, e comunque farlo rigorosamente con una norma nazionale. «Se tutte le Regioni ripartono – ha sottolineato il ministro – lo fanno senza distinzione sul profilo dei cittadini. Quando le autorità sanitarie e il governo decideranno che il Paese è pronto per la ripartenza, non è previsto dalla Costituzione fare differenze in base alla regione di provenienza: se siamo sani, ci muoviamo tutti». Non è detto, quindi, che si riaprirà tutto assieme, ma significa che se il governo, entro il 2 giugno, non bloccherà singoli territori gravati da un numero di contagi considerato ancora alti, non potranno farlo le Regioni stesse vietando, poniamo, gli spostamenti ai cittadini lombardi o appartenenti a una determinata provincia. Comunque, calma e gesso. Se Palazzo Chigi si augura di potere riaprire tutto, Lombardia compresa, le Regioni del Nord-Ovest premono con decisione. La Lombardia ha, da due giorni, il 65% dei nuovi casi di Covid-19. E da una settimana, mentre la percentuale di positivi su nuove persone testate è dello 0,5% nel resto d’Italia, in Liguria sale al 4,9%, in Lombardia al 3,8% e in Piemonte al 2,5%. Da qui la cautela. «Non trasformiamo il sistema di monitoraggio in una pagella – ha detto Boccia – perché non lo è. I dati sui quali il governo farà le sue valutazioni per il 3 giugno arriveranno dal ministro della Salute. Anche sulla base di questi dati si faranno le valutazioni in maniera rigorosa e laica, partendo da un presupposto: la protezione della salute è una priorità assoluta, così come il sostegno all’economia lo è per governo e Parlamento».


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