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Il dolore per la scomparsa di Sergio Fedi nel ricordo commovente di Juri Gobbini

08.04.2020 09:30 di Redazione Perugia24.net    per perugia24.net  

Pubblichiamo questo emozionante ricordo pubblico di Juri Gobbini di Sergio Fedi, deceduto ieri, che tra le proprie esperienze annovera anche quella di allenatore del Po' Bandino.

"Con Sergione il Paradiso sarà adesso molto meno noioso. RIP."

Erano gli anni 80, il mondo era forse più bello di quello attuale, e a Po’Bandino successe un miracolo sportivo. Impossibile dimenticarsi quella squadra degli INVINCIBILI, quel Po’Bandino capace di vincere il campionato di Terza categoria senza mai perdere, pareggiando solo quattro partite. In porta c’era Alessandro Rosi, detto “Kociss” per la somiglianza con l’indiano dei fumetti, poi una difesa arcigna con Adriano Anselmi e Pippo Gallinella come marcatori, guidati prima da “Cisio” Risini, e poi dopo il suo infortunio, dal leggendario Mario Menchinella, uno Scirea in versione pobandinese,
classe ed eleganza al servizio della squadra, nonostante l’età. A centrocampo macinavano chilometri Maurizio Buiarelli e “Sirvano” Caiella, con Massimo Macchiaiolo e Fabio Scassagreppi come rifinitori dietro al micidiale duo d’attacco, Paolo Buricca-Marco Rossi, una specie di Pulici&Graziani traslato sui campi dilettantistici. Poi c’erano uomini d’esperienza a completare la rosa, come Lucioli, come Pierino Capoccia, che dove lo mettevi stava, o Attilio Rapicetta, un corpulento centravanti di scorta, maestro nel procurarsi calci di rigore. Oppure il tignoso Fallerini, arcigno marcatore di riserva, che entrava quando c’era da difendere il risultato, e qualche giovane dalle belle speranze, come Mauro Della Lena che alcuni anni dopo sarebbe diventato il capitano dei Pobs. Poi c’era lui, Sergio Fedi, l’artefice di quel miracolo. Il Po’Bandino nella sua storia ha avuto grandi tecnici, Moreno Macchiaiolo, Mario Scarpelli, Stefano Magara o Enzo Tosoni, ma sicuramente l’arrivo del Fedi fu quello che riscrisse la storia del club, con la storica vittoria del campionato, il salto di qualità e un profondo cambio di mentalità. Da squadra che andava in campo per divertirsi, a compagine che aveva come obbiettivo vincere. Un personaggio all’apparenza burbero, ma dal cuore d’oro, il “Fedone” era un grande. Da giovane era stato portiere in numerose squadre, anche nel Perugia, e una volta appesi i guanti al chiodo era rimasto attaccato a quello sport che tanto amava, prima come allenatore e poi come preparatore dei portieri. In tanti ne ha svezzati, prendendoli da bambini e formandoli fino a essere pronti per giocare nella varie prime squadre. Sapeva farli soffrire, con allenamenti tremendi, ma sapeva farli anche ridere, con quelle sue battute con marcato accento chiusino, o quei racconti interminabili, che probabilmente erano inventati, o quantomeno esagerati, ma erano talmente avvincenti che era impossibile non rimanere per ore ad ascoltarlo. Adesso, quel Dio che tante volte aveva scherzosamente nominato, dovrà portare pazienza, perché con Sergione il Paradiso sarà molto meno noioso. RIP.


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