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EDITORIALE

Playout Serie B: il miracolo di Cosmi e gli errori dell'Entella

03.06.2018 09:00 di Marco Lombardi   articolo letto 3196 volte
Cosmi
© foto di Federico Gaetano

Ricordo di aver letto una celebre frase di Costantino Rozzi che più o meno recitava così: “Se può servire sono pronto anche a chiamare una fattucchiera, sarei anche disposto ad un compromesso con il padreterno pur di salvare l’Ascoli”. E mi sono chiesto se dietro la sofferta salvezza dei bianconeri ai playout si celi anche lo zampino dell’indimenticato Presidentissimo!? Di sicuro quest’impresa, perché d’impresa si tratta, reca in calce la firma di un grande allenatore: Serse Cosmi.  Lui, che per aver accettato la panchina di una squadra avvolta nella spirale della crisi più profonda, e col morale sotto i tacchi, era stato apostrofato come "matto", "bollito"… Il sergente di ferro dall’animo sensibile però è attratto dalle sfide. Apparentemente impossibili. Ed ecco che il nostro, sguardo ascetico, grinta e temperamento da vendere, ridisegna una squadra decimata dalle assenze e, superati momenti di grande sconforto, la conduce ad una salvezza insperata. Epica. Che vale quanto una promozione. Perché il tempo è galantuomo e restituisce quello che toglie. Le lacrime di gioia di Cosmi al termine dell’infuocata sfida di giovedì contro l’Entella sono la “cartolina” di questi playout e richiamano alla memoria, compensandole, quelle versate dopo l’amaro epilogo dei playoff della stagione 2016/17, quando il suo Trapani si arrese in finale al Pescara di Massimo Oddo. Preludio della fine dell’idillio con la piazza siciliana. Così si spiega il perché Serse abbia battezzato la sfida con i Diavoli neri uno “snodo cruciale per la sua carriera”: un’altra delusione avrebbe scalfito le sue sicurezze e riaperto una ferita mai rimarginata. Ma non è andata così.

Se ad inizio stagione qualcuno mi avesse detto che l’Entella sarebbe retrocessa gli avrei consigliato di farsi vedere da uno bravo…  E invece eccallà, la serie C. L’Inferno dantesco. Inopinato, agghiacciante quanto i misfatti di “paperone” Karius in finale di Champions, l’incubo peggiore si è materializzato, al termine di una stagione “maledetta”, costellata da errori marchiani e infortuni seriali. Un mix letale. Che non fosse un’annata baciata dalla sorte si era capito già a inizio dicembre, quando una lesione completa dell’adduttore lungo della gamba destra ha chiuso anzitempo la stagione di Davide Luppi. Poi si sono fatti male Nizzetto, Troiano, Pellizzer, Diaw… La squadra intanto palesava enormi difficoltà a trovare la via del gol e annaspava nei bassifondi della classifica. A farne le spese mister Castorina, sollevato dall’incarico e sostituito da Alfredo Aglietti. Scelta opinabile e impopolare, che ha fatto storcere il naso a tanti. Sì, perché Aglietti portava con sé il fardello della retrocessione in Lega Pro dei liguri - poi ripescati - nei playout con il Modena della stagione 2014/15. Non esattamente il miglior biglietto da visita per un tecnico chiamato a centrare la salvezza… Ad ogni modo, dopo un avvio incerto, la squadra ha cominciato a dare segnali di risveglio, facendo registrare un’inversione di rotta e uscendo dal perimetro playout. Solo una pia illusione. Gli atavici limiti in fase realizzativa sono riemersi, in tutta la loro evidenza, e la criticità non è stata risolta nel corso della lunga sessione di mercato invernale. Saltato al fotofinish Giannetti, per un  “ingolfamento della segreteria del Cagliari”, l'Entella è rimasta con un pugno di mosche in mano. L’ingaggio dello svincolato Llullaku, infatti, è sembrato una “toppa”, ma l’albanese non ha lasciato traccia. Si poteva e si doveva fare meglio. Il resto è storia recente. Ciò detto, la retrocessione non è un dramma. Nessuna tragedia, come si addice allo stile sobrio del club, bensì una certezza: il presidente Gozzi non getta la spugna ed è pronto a ripartire con rinnovato slancio. Perché solo chi cade può risorgere.

 

  


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