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EDITORIALE

Palermo, primo posto con "svista". Salernitana, che carattere! Gran bagarre in coda: il ruggito della Pro e la crisi dell'Ascoli

15.11.2017 09:00 di Marco Lombardi   articolo letto 4483 volte
© foto di Dario Fico/TuttoSalernitana.com

Prosegue senza soluzione di continuità l’altalena al vertice della classifica. Il Palermo passa a Cremona, scalza il Frosinone (bloccato sul pari a La Spezia) e torna al comando. Vittoria importante, quella dei rosanero, conquistata ai danni di un avversario in grande salute e su un campo inviolato dallo scorso dicembre. Una vittoria, però, sulla quale pesa una clamorosa “svista” del direttore di gara, che ha negato ai padroni di casa un calcio di rigore per un fallo di mano plateale di Struna scatenando un vespaio di polemiche. E che ha avuto l’effetto di “turbare” il proverbiale aplomb inglese di Tesser, il quale ha duramente stigmatizzato l’operato arbitrale. “C’era un rigore netto che non ci è stato concesso - ha dichiarato risentito il tecnico grigiorosso ai microfoni di Sky Sport al termine del match dello “Zini” -. Il Palermo ha picchiato tutta la partita e ci sono stati ammoniti solo dalla nostra parte, una partita in cui il direttore di gara ha irriso continuamente i miei calciatori. Chiedo rispetto, pretendo che ci sia onestà”. Al di là delle recriminazioni, il Palermo non ha rubato nulla, avendo avuto la forza di ribaltare lo svantaggio iniziale anche prescindendo dai gol di Nestorovski, rimasto a bocca asciutta. A conferma della qualità e dell’assortimento dell’organico rosanero, nonchè della bontà dell’impianto di gioco di Tedino. Peraltro, che il Palermo al completo sia la squadra più forte del campionato è intuitivo. A corollario della gara di Cremona, però, restano le dichiarazioni di Alfredo Pedullà. Il noto giornalista di Sportitalia da tempo sollecita una maggiore attenzione nei confronti della serie B, invocando l’introduzione del VAR sull’esempio della serie A. Non è dato comprendere, infatti, il motivo per cui il torneo cadetto, tradizionale fucina di talenti e serbatoio da cui il massimo campionato attinge a piene mani, debba essere considerato “figlio di un Dio minore”!?

Tra i risultati più eclatanti della 14esima giornata spicca il rocambolesco pareggio acciuffato dalla Salernitana a Cesena. Colpita a freddo da un gol di pregevole fattura di Kupisz cui ha fatto seguito il raddoppio dei romagnoli firmato dall’ivoriano Kone con un tiro da casa sua, la Salernitana non si è persa d’animo, ha continuato a macinare gioco e ha dimezzato lo svantaggio con Rodriguez, ex di turno. Nella ripresa Bocalon, novello Egidio Calloni, si divora il 2-2 ciabattando fuori a un metro dalla porta sguarnita. Ed ecco che scatta, puntuale, la più classica delle leggi del calcio: gol sbagliato, gol subito. Dura lex, sed lex. Laribi, con la complicità di Pucino, realizza il 3-1 per i romagnoli. Che avrebbe tagliato le gambe a chiunque, ma non alla Salernitana. I campani non demordono e, ridotti in dieci uomini, prima accorciano le distanze, poi riprendono un Cesena sulle gambe e smarrito. Che dilapida ulteriori 2 punti (6 nelle ultime tre partite) e per il quale torna d’attualità una celebre battuta di Nanni Moretti: “Continuiamo così, facciamoci del male”. Prova di grande temperamento dei granata, dunque, più forti anche dell’emergenza con cui sono costretti a convivere. Un nome su tutti: Gigi Vitale. Encomiabile. Adattato per esigenze contingenti al ruolo di centrale difensivo, lo stabiese incarna perfettamente lo spirito di abnegazione della squadra: compatta, spavalda, mai doma. A tratti sibaritica. Merito di Alberto Bollini, ora incensato persino da chi non più tardi di un mese fa ne chiedeva a chiare lettere l’esonero…  

Situazione fluida anche in coda. Significativo balzo in avanti della Pro Vercelli, che sull’onda del successo nel derby contro il Novara piega anche il quotato Empoli. Cuore, ardore, intensità. I Leoni tornano a ruggire. La metamorfosi tattica (il passaggio dal 3-5-2 al 4-3-3) attuata da Grassadonia si è rivelata una mossa indovinata: la squadra ha trovato una propria fisionomia e identità, riuscendo a sviluppare un gioco propositivo, armonico e piacevole. Bene ha fatto la società, attenta e lungimirante, a non cedere alla tentazione di cambiare la guida tecnica dopo le 3 sconfitte consecutive in avvio di campionato. La cultura del lavoro paga sempre e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

La sconfitta casalinga contro il Foggia ha fatto piombare l’Ascoli all’ultimo posto solitario della classifica. Sulla graticola il ticket Maresca-Fiorin. Al di là della retorica bolsa e delle smentite di facciata è evidente che la fiducia rinnovata ai due allenatori è condizionata ad una reazione della squadra al “Tardini” contro il Parma. L’ennesima sconfitta senza attenuanti potrebbe far implodere la situazione, dando l’input decisivo al ribaltone in panchina. Quarto attacco meno prolifico (peggio hanno fatto solo Carpi, Spezia e Brescia) e sesta difesa più perforata (9 reti incassate nelle ultime 3 giornate, una media di 3 a partita). Numeri da brividi. Impietosi. Che certificano il momento di difficoltà vissuto dal Picchio. Tanti i problemi che attanagliano i bianconeri. A partire dagli infortuni, pesantissimi, che hanno martoriato il pacchetto arretrato: ai box Padella e Mignanelli. Con Mengoni a mezzo servizio. E ancora, scelte tecniche opinabili, giocatori impiegati fuori ruolo (Lores Varela?)... Una squadra giovane. Forse troppo. Una squadra, infine, Favilli-dipendente, legata a doppio filo alla buona vena dell’ariete pisano a cui manca una spalla di categoria: uno stoccatore in grado di assicurare un buon bottino di reti. 

 

 

 

 

    

 

   


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