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Antico o moderno? Semplicemente Van Gaal: il genio olandese vince al debutto in Qatar, ma non cambia mai. E quella volta, al Milan…

Giornalista, scrittore, autore. Quattro libri, tanti viaggi. Tutti di Calcio. Su Twitter è @pizzigo. Su Twitch con @lafieradelcalcio
01.01.1970 01:33 di Carlo Pizzigoni   
Antico o moderno? Semplicemente Van Gaal: il genio olandese vince al debutto in Qatar, ma non cambia mai. E quella volta, al Milan…
Quando più d’uno ha raccontato questo Mondiale come quello dove saranno decisivi anche gli allenatori, probabilmente pensavano soprattutto a Louis Van Gaal. Chiamato l’anno scorso a invertire la rotta della Nazionale olandese dopo il mezzo disastro di Frank De Boer, il classe di ferro 1951 di Amsterdam ha immediatamente trovato la via giusta. Alla sua maniera, naturalmente. Bordate nelle conferenze stampa, visioni in campo.
Non è cambiato, e qui in Qatar lo si vede completamente padrone della situazione, al solito: in campo e davanti ai microfoni. “ Far crescere il calcio in Qatar? A me sembra che la FIFA abbia scelto questa sede per motivi commerciali”, e via di questo passo. In campo, la sua Olanda ha vinto la gara d’esordio col Senegal e prosegue il percorso virtuoso che proprio lui ha innescato, con una soluzione che ha proposto anche stasera.
Di base è una difesa con tre centrali che sanno condurre e interpretare ogni situazione di gioco, due laterali che partono subit alti e vanno spesso a chiudere l’azione in area di rigore avversaria, due “centrocampisti” di cui uno, Berghuis, è sostanzialmente un trequartista, entrambi pronti ad accompagnare offensivamente, e altri tra giocatori offensivi cha partono dalla zona centrale, uno di questi Gakpo, è l’uomo che ha sbloccato la prima vera gara del Mondiale 2022, dopo i match para-amichevoli con le due formazioni asiatiche.

Questa formula la sta provando da un po’, Louis, e può prevedere al centro anche Koopmeiners (l'altro ieri è entrato nel momento chiave) o De Roon. La sua finissima mente calcistica continua ad essere quella che inventò l’Ajax dei ragazzini per andare a vincere la Coppa dei Campioni, per Marcelo Bielsa, quella squadra del ‘95 è la più perfetta di sempre. Disegnato spesso come antipatico e pieno di sé, al crepuscolo della sua carriera è sostanzialmente osannato, in Olanda è al limite della maggioranza bulgara, fuori è stato digerito da tutti, forse addirittura da Roman Riquelme, l’uomo con cui ebbe un incidente diplomatico ai tempi del Barcellona, provocato da due visioni opposte di come stare in campo: “ In fase di possesso, con te in campo giochiamo con un giocatore in più, in fase di non possesso, giochiamo con uno in meno, non me lo posso permettere: o ti adatti sull’esterno o sei fuori.” Barrare la seconda.

Con Romancito che lontano dalle ramblas fece innamorare i tifosi di Boca e Villarreal. Non ha scosso certo Louis, che comunque in Spagna si è intascato un paio di campionati, anche se forse il suo sogno sarebbe stato quello di proseguire le visioni di Johan Cruyff, l’idolo di sempre con cui però i rapporti sono sempre stati tesi. Eppure in quel passaggio, Louis ha lasciato molto se pensiamo a come Guardiola lo celebra: perché Cruyff è la visione, Van Gaal ci aggiunge il metodo, e con Pep si sublimano entrambi.

La sua idiosincrasia per l’Italia non è stata raccontata tutta e per davvero, dato che un succoso racconto di mercato lo ha inserito sull’uscio della sede del Milan. Era sostanzialmente tutto fatto: era lui il successore designato di Oscar Washington Tabarez sulla panchina dei rossoneri: era certo che il tecnico uruguagio non aveva convinto dall’inizio, ma la telefonata di inizio dicembre che convinse Sacchi a tornare a Milanello lasciando la Nazionale fu decisiva. A quel punto, nonostante il tecnico di Fusignano non proseguì sulla panchina del Milan, Van Gaal cominciò a guardarsi intorno e arrivò la chiamata di Nunez che lo portò appunto al Barcellona. Come avrebbe reagito al nostro ambiente, quali sconquassi avrebbe provocato, quali perle avrebbe regalato?
Nella conferenza stampa post partita, dopo la vittoria sul Senegal, si lamenta per il mancato funzionamento del traduttore, risponde in olandese alle domande dei suoi connazionali, tenendo totalmente il palcoscenico (c’era quasi da alzarsi e applaudire) e chiude con una risposta in inglese a un collega: “mi chiedi come ha giocato De Jong? ma se qui hai il miglior giocatore del match, Gakpo, ti sembra la domanda giusta?”

È il solito Van Gaal, l’antico che non va mai fuori moda, il vecchio che avanza.

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