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Casagrande: "Mondonico fantastico. Al Bernabeu una battaglia durissima, volevo il gol e arrivò. Ho amato anche Ascoli, ma il Toro..."

05.04.2020 12:25 di Marco Lombardi   
Casagrande: "Mondonico fantastico. Al Bernabeu una battaglia durissima, volevo il gol e arrivò. Ho amato anche Ascoli, ma il Toro..."

Nel corso di una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, Walter Junior Casagrande ha ripercorso le tappe salienti della sua esperienza italiana. "La droga è stata un incubo, ma oggi sono un altro uomo, totalmente. Ho appena finito di scrivere il mio terzo libro, si chiama “Incrocio, dall’inferno alla sobrietà” - ha dichiarato l'ex bomber brasiliano, che poi ha parlato della stagione 1991/1992 con il Torino -. E' stata fantastica. Eravamo tutti amici, uno spogliatoio unico, un rapporto con Mondonico e i suoi collaboratori costruito sul rispetto. Pensi che, ancora oggi, ci sentiamo spesso in chat con i miei ex compagni e la signora Clara, la figlia del mister. Non ci siamo mai lasciati. Non ho mai dimenticato Mondonico.  Il ricordo del mister è molto vivo: sono stato uno di quei giocatori che gli parlava spesso, della squadra, del calcio in generale. Abbiamo avuto anche discussioni, ma erano divergenze solo sul modo di giocare. Ma con lui poi finiva tutto subito. Era fantastico. La partita in casa del Real Madrid? È stata la gara simbolo di quanto fosse forte quel Toro. Me la ricordo benissimo quella serata al Bernabeu: durissima, contro 90mila tifosi che ci provocavano di continuo. Perdemmo 2-1, ma tornammo a casa con la certezza che al ritorno li avremmo impallinati. Infatti andò così... Entrai in campo concentrato, volevo il gol al Bernabeu e arrivò: Policano calciò in maniera fantastica quella palla non trattenuta da Buyo. Io fui rapido nel pensare, ero sicuro che il portiere avrebbe fatto un errore. Ero lì, e lo punii subito. Ho segnato anche tanti altri gol, quello è stato certamente indimenticabile, ma i gol che ho fatto alla Juve li considero più importanti di quello al Real. La doppietta nel derby di qualche giorno dopo, ad esempio, fu un’altra cosa, una goduria. La finale di Uefa persa ad Amsterdam contro l'Ajax? Eh sì, una ferita. L’aver eliminato il Real ci rilassò e nella finale di andata venimmo un po’ meno. Provammo a ribaltarla al ritorno... Un vero peccato. Che cosa mi portò a Torino? I racconti di mio padre, che quando ero bambino mi aveva detto tutto sul Grande Torino. Sin da piccolo mi ero sempre immaginato con la maglia del Toro: posso dire, davvero, che è stato un sogno che poi si è avverato. Ho amato anche Ascoli, ma ho sempre voluto vivere nel Nord Italia perché adoro il freddo. Ancora oggi tifo Toro. Sarò granata per sempre. Lo dicono tutti, è proprio così: si resta del Toro per tutta la vita".


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